Bergoglio, un papa di “tendenza”

Non passa giorno che papa Francesco non faccia “tendenza”. Certe sue frasi insieme al suo linguaggio anche corporeo, sono alla portata di tutti; da molti sono spesso pure copiate e da qualcun altro addirittura riadattate in modo favorevole a personali congiunture. Quasi a sentirsi moderni nani sulle spalle del Gigante per eccellenza – si direbbe. Vogliamo chiamarli slogan, aforismi, motti, poco importa.

Proviamo a ricordarne qualcuno. «Per salvare le banche sono stati penalizzati i poveri», ricorderanno puntualmente i più indigenti; «Costruire ponti, non erigere muri», sarà l’idea nella testa di qualche rifugiato in fuga, al pari dell’antagonista populista di turno al potere; fino all’ultimo (per risalire indietro nel tempo), non ultimo «Non fatevi rubare la speranza» che il Sommo Pontefice non perde occasione di ricordarci…

Al di là del messaggio, che in virtù dell’essere proferito da simile autorità non può che essere positivo, ciò che lascia senza fiato è la disponibilità all’ascolto che interi spaccati sociali, anche solo singoli individui, mostrano ogni volta che il Papa si rivolge alla gente, quasi parlasse a quattr’occhi con loro.

Sarà quel sorriso un po’ sornione, eppure semplice, capace di scattare in vicinanza dell’«animale umano», sarà quel suo parlare lineare, al limite del comune che da buon sudamericano non perde, eppure quelle sue argomentazioni vanno diritte al segno, sia esso l’emotivo cuore sia la razionale mente. Illuminate “sante parole” o mera diplomazia comunicativa? Se assumessimo, invece, che dietro certi discorsi di “tendenza” ci fosse ancora un mondo, il nostro, che faticosamente viviamo ma che per noi è ancora tutto da scoprire?

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