I giovani «ci mettono la faccia»

Sono capaci di stupire sempre più, soprattutto d’estate. E non è vero che i nostri giovani sono dei viziati fannulloni. Perché in tempo ancora di prolungata crisi, la loro eccitazione mentale e la loro instancabile iniziativa tocca l’apice. Si improvvisano curiosi venditori di tutto, in primo luogo venditori di se stessi: di quelli che, come comunemente si dice, «ci mettono la faccia».

Li vedi dappertutto, dove e quando meno te lo aspetti. In spiaggia, indaffarati a montare moderni baldacchini espositivi su cui promuovere, a dispetto delle attese, non le solite cianfrusaglie ma le ultime firme di tendenza in fatto di moda: pezzi d’abbigliamento, per capirci, che piacciono. Sono i loro preferiti, perché sono proprio quei ragazzi i primi modelli ad indossarle, quasi fossero un divertimento personale oltre che una forma di pubblicità di quella vendita ambulante.

Li puoi trovare anche per le vie della città, intenti a girare su Ape car o su camioncini – magari fatiscenti, ma sapientemente ri-elaborati e ri-colorati -, a vendere libri e fumetti della loro infanzia, raccolti un po’ ovunque, a cominciare dalla soffitta della nonna: privandosi, alla cessione di ogni pezzo, di qualche caro ricordo. C’è pure chi punta sul settore alimentare, più impegnativo ma, di certo, più redditizio. Le minicucine su ruote le puoi intercettare di giorno in centro o nel vicino parco comunale e di notte allo svincolo stradale dietro casa o all’inseguimento della movida notturna.

E a settembre inoltrato, a stagione finita, quegli stessi ragazzi si trasformano in diligenti studenti o in lavoratori precari all’ufficio turistico, nella speranza che il lavoro, quello vero, arrivi prima della prossima estate.

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