Nel Dante di Benigni la bellezza della parola

Ammaliatore di platee, ironico istrione e raffinato intellettuale. È difficile scegliere tra i sostantivi e gli aggettivi che la lingua italiana concede per descrivere Roberto Benigni. Al contempo, gli apirani con gli occhi all’insù, protesi verso il balcone del Palazzo comunale, faticheranno a dimenticare la giornata del 18 ottobre, data scelta tra gli impegni dell’attore e regista per partecipare al «primo convegno su Dante e su Benigni che recita Dante», come da lui stesso affermato subito prima dell’evento «Il Dante di Benigni». Tuttavia, è la lingua italiana a tornare presto protagonista, nel binomio culturale indissolubile che ormai lega i due toscani nel 750° anniversario della nascita dell’autore della Divina Commedia.

La piazza di Apiro in attesa di Benigni
La piazza di Apiro in attesa di Benigni

Nel conversare con i giornalisti sulla bellezza di Apiro e delle Marche, oltre che ringraziare per l’invito il sindaco Ubaldo Scuppa e l’amico professore Franco Musarra, Benigni ha ripreso anche le parole espresse (ma non comprese dal pubblico americano che «le scambiarono per una battuta») subito dopo la consegna dell’Oscar, quando, citando san Francesco, ha ribadito l’importanza «del dono della povertà» nella sua vita. Lo fa, come viene ricordato, nella Terra dei Fioretti, ma anche di Giacomo Leopardi, altro padre di quella «parola» che per Benigni, assieme al «pensiero», sono strumenti di «bellezza» e di «estetica». Parti del termometro di un’«etica» che, attualmente, viene mortificata negli scandali della società attuale.

Roberto Benigni all'uscita dal Palazzo comunale di Apiro
Roberto Benigni all’uscita dal Palazzo comunale di Apiro

«Trovo incredibile come in Italia non esista ancora una scuola sulle letture dantesche – ha affermato -, opere talmente moderne nel loro insieme, che anticipano, persino, il corso dei nostri tempi. In Dante – ha aggiunto Benigni -, ciò che ci sorprende è anche la sua estrema comprensibilità, una rarità nel panorama culturale internazionale, che ci permette di passare, nella lettura, da uno stadio di frustrazione alla felicità». Promosso dall’assessorato alla Cultura del Comune di Apiro, l’incontro ha avuto luogo presso il Teatro «Mestica», dove sul palco, oltre a Musarra, hanno effettuato i loro interventi altre illustri personalità italiane ed europee, come: Massimo Bray, già Ministro dei Beni e delle Attività culturali durante il Governo di Enrico Letta; Massimo Arcangeli, docente dell’Università di Cagliari; Andrea Robiglio, dell’Università di Leuven; Carlo Pulsoni, insegnante dell’Ateneo di Perugia; Lia Fava Guzzetta, della Lumsa di Roma; Innocenzo Mazzini, dell’Università di Macerata; Corinna Salvatori Lonergan, del Trinity College di Dublino.

Benigni ha dispensato autografi e non si è risparmiato dato l'afflusso di tantissimi fans
Benigni ha dispensato autografi e non si è risparmiato dato l’afflusso di tantissimi fans

Le relazioni, prima della lettura del XXXIII canto del «Paradiso» da parte del maestro Benigni, sono state precedute dai saluti del presidente della Camera, Laura Boldrini, la quale ha sottolineato «l’importante domanda di lingua italiana presente nel mondo». «Sono grata a questo incontro per due ragioni particolari – ha affermato -, in primo luogo per aver riportato al centro della discussione accademica e popolare la nostra lingua e, aspetto non secondario, per avermi dato la possibilità di conoscere Roberto Benigni e ringraziarlo così di persona. Come tanti italiani, infatti – ha concluso la Boldrini -, sono grata a lui per aver permesso di apprezzare due delle più belle e fondamentali opere della nostra storia: la Costituzione e la Divina Commedia».

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