Leiris e la sua lezione d’amore

Avrei voluto un «Fuori sacco» dedicato a questo autunno trionfante, bellissimo, ai ricordi della cucina economica accesa in cucina su cui bolliva il brodo. Ai profumi, agli odori e ai colori… Ma no… non è  possibile scrivere di queste piccole dolci cose quando il rumore dei kalashnikov irrompe brutale nelle case e nelle nostre vite… quando aerei carichi di umanità cadono per la volontà di altri uomini… quando il desiderio di uccidere si impossessa delle menti togliendo quella pietà che è alla base di ogni vita degna di questo nome. E mentre scrivo scorrono nomi e volti, l’italiana studiosa le tunisine sorelle il musicista… e altri e altri ancora. E li vedo in terra colpiti mentre dentro sale la rabbia…

Poi leggo la lettera di Antoine Leiris, un uomo innamorato privato dell’amore della sua vita, che scrive «Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatto a sua immagine ogni pallottola di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la mia sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa…». E si spalanca il cielo…

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