Appuntamento di assoluto livello culturale, il convegno annuale del Centro di Studi storici maceratesi si rinnoverà sabato 28 e domenica 29 novembre nella cornice dell’Abbadia di Fiastra, gentilmente concessa dalla Fondazione Giustiniani Bandini. L’edizione numero 51 dell’evento si colloca nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della Prima Guerra mondiale, avendo come sua tematica centrale «Il Maceratese nella Grande Guerra tra storia e memoria». Ampio, come sempre, il numero degli interventi, così come cospicuo è il volume di argomenti che, ancora una volta, contribuiranno a porre un tassello fondamentale per la ricerca storica del territorio. Intervistato per Emmaus, il professor Alberto Meriggi, vice presidente dell’istituzione fondata nel 1965, illustra alcuni degli argomenti trattati nella due giorni di studi.

Il prof. Alberto Meriggi
Il prof. Alberto Meriggi

Prof. Meriggi, quali aspettative nutre da questo nuovo impegno del Centro di Studi storici maceratesi?
Si tratta di un appuntamento importante, in quanto ricomincia un ciclo dopo il primo cinquantennio. Tuttavia, il Centro studi si propone ancora come protagonista culturale proiettato tra i più importanti delle Marche. Fondato dall’attuale presidente, il prof. Pio Cartechini (a destra, nella foto), dal dott. Aldo Adversi e dal compianto professor Dante Cecchi, i soci del Centro studi ricorderanno quest’ultimo in occasione del convegno e in un incontro previsto per la prossima primavera, durante il quale saranno evidenziati, coinvolgendo anche la famiglia, l’opera e il magistero di questo grande maestro di storia e di vita maceratese.

Che impatto ha avuto la Prima Guerra mondiale per il nostro territorio?
Lo scopriremo insieme ai 20 relatori che affronteranno i vari aspetti caratterizzanti di questo evento tragico e luttuoso. Dopo la prolusione della professoressa Paola Magnarelli, la quale tratterà i nuovi percorsi di ricerca tra storia e storiografia, saranno sviluppati i temi riguardanti la renitenza e la diserzione, il consenso e la propaganda, il disagio mentale e gli ospedali psichiatrici, la produzione industriale per la guerra nella nostra provincia e l’opera delle crocerossine. Inoltre, non mancheranno interventi riguardanti la stampa dell’epoca e i fotografi militari, la letteratura dialettale e la satira, oppure ciò che è accaduto al termine del conflitto grazie all’opera dell’associazione Mutilati e invalidi di guerra, l’erezione dei monumenti ai caduti e l’intestazione delle vie ai soldati caduti. Altre relazioni affronteranno il ruolo delle Diocesi maceratesi e dei preti e il loro rapporto con la popolazione durante il periodo bellico. Per la vastità dei suoi contenuti, il convegno si pone tra le iniziative più interessanti organizzate sul tema nella provincia di Macerata e nella Regione. Infine, come avvenuto in passato, anche gli atti del 51° convegno saranno pubblicati.

Il prof. Pio Cartechini, presidente del Centro di Studi storici maceratesi
Il prof. Pio Cartechini, presidente del Centro di Studi storici maceratesi

Come giudica l’operato delle Diocesi durante la Grande Guerra?
Dalla sintesi agli interventi che ho avuto modo di ascoltare, posso anticipare che, grazie alle carte d’archivio e alla cronaca del tempo, sarà documentata l’attività pastorale prima, durante e dopo il periodo bellico. Le Diocesi sono state impegnate, infatti, per cercare di evitare il conflitto: incontri, suggerimenti e pressioni presso le autorità del tempo. Oltre a ciò, i sacerdoti furono impegnati nel sostegno spirituale e psicologico nei confronti delle famiglie dei reduci. Inoltre, saranno ricordate anche figure importanti di cappellani militari come, tra gli altri, quella di don Pacifico Arcangeli, morto sul monte Grappa nel 1918, insignito della medaglia d’oro al valore militare.

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