Far trionfare la vita oltre ogni possibile conflitto

Paolo-CarassaiPaolo Carassai

Con il messaggio per la Giornata nazionale della vita 2016, «La misericordia fa fiorire la vita», i Vescovi italiani offrono quattro declinazioni che esprimono, in pienezza, la profondità e lo spessore culturale, sociale e antropologico-teologico della Vita. Si dice sia cambiamento, crescita, dialogo e misericordia: come si può non leggere tali definizioni in controluce con i valori che in questo Anno Santo la Chiesa è chiamata a condurre? La vita è cambiamento: a noi il compito di penetrare la storia e di esserne lievito.

«Sapete interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi? Una generazione adultera cerca un segno, ma nessun segno le sarà dato se non il segno di Giona». Gesù si offre come paradigma, ma quanta fatica a cogliere, come ci dice la «Gaudium et Spes» (Gs, 4), «i segni dello spirito». Se penso alla mafia, penso ai tanti orrori commessi e può sfuggirmi il “cambiamento” segnato dall’associazione Libera di don Luigi Ciotti: i beni confiscati al malaffare diventati strumento di vita per i disperati del mondo. Di questi testimoni la nostra storia di Chiesa è piena.

La vita è crescita: penso alla chiesa di Barbiana di don Lorenzo Milani, all’esperienza di condivisione nelle discariche di Nairobi vissuta da padre Alex Zanotelli, alle tante esperienze di affido e di adozione delle nostre famiglie diocesane, alla capacità pedagogica di rendere liberi liberando la propria vita nel dono di sé. Crescita è anche la consapevolezza che si serve la vita, testimoni di una essenzialità evangelica incarnata, come per papa Francesco, senza nascondere le stridenti contraddizioni presenti nel nostro essere Chiesa. È il segno di una maturità e di una grazia di cui prego e ringrazio Dio, che mi fa scorgere la forza di uno spirito che non si arrende ai limiti umani per manifestarsi nella sua interezza; magari partendo proprio dal gesto di papa Ratzinger: non di farsi da parte, ma di farsi attraversare dalla profezia. La vita è dialogo: come posso non ricordare il cardinal Carlo Maria Martini, testimone di un dialogo continuo tra la sua anima credente e la sua anima non credente. È la forza di una fragilità apparente, di una volontà a generare ponti con il mondo, considerando la diversità e “l’altro” come grazia di una rivelazione di Dio nella sua opera creatrice. Ma è nella relazione coniugale che il dialogo trova compimento.

Se è vero che a Sua immagine siamo stati creati, mi appassiona l’idea di concepire l’alterità come relazione tra due assoluti che nel dono di sé all’altro non sperimentano solo la complementarietà, ma rivivono quella comunione di anime che trasfigura l’amore umano agli occhi di Dio. La vita è misericordia; dice il teologo gesuita Joseph Moingt: «non si onora Dio frequentando il tempio – Gesù non ha mai portato i suoi discepoli al tempio – lo si onora rimettendo i debiti e amando i nemici». La nostra cultura umanistica afferma la giustizia come sommo gesto di convivenza civile, ma la misericordia che presuppone il morire a se stessi per far trionfare la vita oltre il conflitto è tutta un’altra cosa. È solo quel processo di conversione che può condurci ad aprire gli occhi su una spiritualità autenticache ci può far scorgere, dentro ogni gesto di vita, «l’anelito di Dio».

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