L’imam di Macerata: «Un cammino unico per Islam e Cristianesimo»

In molti, dopo gli attentati nella capitale francese, hanno richiamato le persone di fede islamica presenti in Europa e nel mondo a una chiara presa di posizione distante dalla follia omicida dei criminali jihadisti. Una replica che non si è fatta attendere, dimostrando la follia di chiunque possa invocare il nome di Dio come giustificazione a morte e distruzione. Dopo la manifestazione svoltasi a Macerata lo scorso 20 novembre, Emmaus ha intervistato l’imam di Macerata Omar Mohamed Tarakji, medico residente nel capoluogo.

Omar Mohamed Tarakji, imam di Macerata
Omar Mohamed Tarakji, imam di Macerata

Dottor Tarakji, qual è il suo giudizio sulle manifestazioni promosse in Europa dagli islamici e la percezione avuta dalla gente comune su questi gesti di solidarietà?
Anche noi abbiamo manifestato a Macerata ed espresso la nostra opinione, ribadendo ciò che abbiamo pensato fin dal primo momento: coloro che hanno compiuto quei gesti in Francia sono dei criminali e parlano di religione quando non sanno neppure cosa essa significhi. Noi islamici abbiamo condannato fin dal primo momento questi attacchi e non si può in alcun modo parlare di crimini compiuti in nome della religione. Tutto quello che è stato fatto non può essere attribuito al nome di Dio. Questa è una bestemmia e si tratta di una cosa assurda: non abbiamo alcun dubbio.

È d’accordo, dunque, con le parole espresse da papa Francesco?
Papa Francesco è una persona squisita e parla dal profondo del cuore, dal quale escono parole spontanee. Quello che ha detto il Pontefice è ciò che è scritto nel Corano: «Chi salva una persona è come se ha salvato tutta l’umanità. Chi uccide una persona è come se ha ucciso tutta l’umanità». Papa Francesco ha detto le stesse parole che ho espresso anch’io, perché parliamo la stessa lingua. Questa è la vera religione, quella che cammina sulla stessa strada.

Non si può ignorare che esistano delle problematiche riguardanti l’integrazione delle diverse religioni. Cosa pensa rispetto a chi vuole togliere i crocifissi dalla aule o non realizzare più presepi nelle scuole?
Il crocifisso è un simbolo del cristianesimo e non può essere né tolto, né cambiato. Non esiste per noi questo problema, perché da sempre parliamo di fratellanza. Tutti noi siamo fratelli nell’umanità. Possiamo discutere, litigare, questo non ha importanza. Ciò che conta è che ci dobbiamo difendere l’un l’altro perché, come uomini, abbiamo gli stessi diritti. Non si bada al credo, l’altro è prima di tutto una persona umana. La fratellanza nel credo è un altro discorso: ognuno di noi va a pregare in un luogo diverso e può fare quello che vuole. Tuttavia, come umanità siamo uguali indipendentemente dalla religione. Il dolore delle famiglie francesi ci appartiene in quanto dolore umano. Non credo possano esserci uomini capaci di gioire di fronte a quello che è avvenuto. Per questo lo definisco un lutto collettivo.

È ipotizzabile che si crei un fronte comune tra musulmani e cristiani a favore della pace?
Abbiamo risposto a questa domanda già da anni. Questa è una cosa scontata e non c’è da discuterla. Le religioni sono tutte sulla stessa linea. Chi ha dubbi vuol dire che non ha capito la religione in cui crede. Le religioni, se non parlano di pace, non sono tali, ma diventano delle politiche. Noi non parliamo di questo, ma parliamo di un Dio unico in cui credere. Non esiste una differenza tra di noi e non ci deve essere. In quanto persone di fede, siamo sullo stesso cammino e nessuno deve permettersi di imporrea gli altri la propria religione. Non esiste alcun dubbio nella mente di qualsiasi persona di fede che tutte le religioni vogliano la pace. Preghiamo Dio affinché i nostri politici possano risolvere il problema, perché si tratta di un problema politico e non religioso.

Anche dopo gli attentati di Parigi sono ricomparsi gli slogan e gli hashtag «Je suis», già sentiti dopo la strage al giornale Charlie Hebdo, come gesto di solidarietà nei confronti del popolo francese. Il mondo globalizzato sa davvero condividere il dolore dei propri fratelli?
Per quanto mi riguarda, sento il dolore del mio fratello francese, fratello nell’umanità. I genitori che stanno piangendo adesso sono nostri fratelli e noi piangiamo con loro, perché quel ragazzo morto poteva essere chiunque. Ciò che più fa rabbia è il fatto che siano state uccise persone innocenti, mentre stavano vivendo la propria quotidianità.

Che sentimento prova verso il futuro e il successo del dialogo interculturale e interreligioso?
Sono fortemente ottimista. Ogni parola pronunciata da papa Francesco mi appartiene. Non ho mai sentito un discorso del Pontefice che mi abbia fatto sentire estraneo o diverso. Noi religiosi non abbiamo problemi con nessuna fede. Lo ribadisco: sono i politici, adesso, a doversi accordare sulle possibili condizioni che possano portare alla soluzione del problema.

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