L’attenzione a portata di mano

Tra le complesse e molteplici ricadute dell’imperante egemonia della tecnologia e della comunicazione veloce, va annoverato il sempre più pervasivo calo dell’attenzione da parte dei giovani, a qualunque livello di insegnamento, a prescindere dall’educatore preposto. Nessun argomento pare interessante se non intervallato da pause frequenti, dall’impellenza dell’immediata risposta al messaggino, dal bisogno di scorrere continuamente con il dito sullo smartphone e sull’ipad. Invece, scopro con piacere che trovarsi in un luogo in cui non c’è wireless, dopo l’iniziale apparente disorientamento, sviluppa, specie nei più piccoli che sono nati col telefono in mano, una voglia di confronto e di relazione assolutamente nuova e senza precedenti. O costringere a togliere lo strumento dalla tasca, evitando anche la silenziosa funzione di vibrazione, permette di sviluppare quel frizzante spirito comunitario tipico dei ragazzini. Sostituire all’onda della interconnettività meccanica le relazioni umana è il vero strumento nella cassetta degli attrezzi di ogni educatore, anche improvvisato.

L’ho notato all’oratorio del mio paese, in cui, complice il maltempo di questi giorni, un papà accompagnatore ha mirabilmente intrattenuto un variegato gruppo di persone di diverse età lasciando a loro l’organizzazione autonoma della giornata. Notando come, tutti presi a sostenere la propria idea, a nessuno è venuto in mente di mettere mano al “malefico” apparecchio. Ad un altro piacevole episodio ho assistito nell’incontro di uno scrittore – anche di storie per piccoli – e giornalista (peraltro molto caro a questa redazione) con un pubblico di giovanissimi: nella presentazione del suo ultimo progetto, ha puntato il dito sul bullismo ed ha invogliato curiosamente alla lettura, anche di temi piuttosto complessi. Rivolto ai figli, ma pure ai genitori. Constatando, in modo compiaciuto, che in due ore non si è sentita, come si suol dire, «una mosca volare».

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