A Natale il regalo più bello

Risalire a ritroso dalle ultime tragiche notizie dei vari attentati pubblici nel mondo, passando per la strage di Parigi, o privati come quelli dell’omicidio dei fidanzatini di Ancona, fino all’inizio di quest’anno 2015, rivela la radice marcia della pianta dell’educazione e della cultura che, molto spesso, fa enorme fatica a crescere e che, più spesso, rischia di perire sotto i duri colpi dell’ignoranza e della cecità delle generazioni adulte. E, sottolineo, adulte, perché i protagonisti privilegiati sui nostri media, specie quelli elettronici – spaziando dal ruolo delle innocenti vittime, a quello dei carnefici smarriti – risultano proprio i giovani. Alcuna nota di disprezzo nelle mie parole: piuttosto, un enorme dolore.

Sono loro, infatti, quelli che impallidiscono e si isolano di fronte ad abusi e soprusi di ogni genere; che provano sgomento e si disorientano, quando avvertono vergogna; che nell’immediato, quando hanno come contorno il gruppo più bullo della scuola o del quartiere, si esaltano, per sentirsi in colpa subito dopo, illusoriamente nascosti dietro l’apatia del filmatino virale agli occhi curiosi dei compagni. Sono proprio loro l’anello debole di una società infernale di cui le precedenti generazioni hanno fatto dono; loro i figli di una cultura costruita a misura di giovane, ma che fin da dentro il suo cuore pulsante è consunta e logora. Loro, attori di un futuro prossimo che è già offuscato dalle ipoteche del passato e, ancor peggio, dell’attuale presente.

Nell’intenzione del suo Pontificato, papa Francesco ha scelto di partire dal basso: dalla Terra, dall’uomo con i suoi diritti e, soprattutto, con la sua dignità. Che può essere tradotto, in grandi numeri, in accettazione dell’altro, accoglienza, misericordia; a maggior ragione, nel piccolo della nostra famiglia, in attenzione per i nostri figli, amore per i loro disagi, ascolto del loro accorato grido d’aiuto. Sarebbe il regalo più bello. Buon Natale a Voi.

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