Un nuovo Natale per imparare a costruire la pace

Nazzareno Marconi* images

L’augurio di Buon Natale che ci scambiamo in questi giorni può apparire meccanico e consueto, ma sarebbe un errore. Non è vero che tutti i Natali sono uguali. La nascita di Gesù è un costante invito a rinascere e la promessa che ciò è possibile. Dice il Signore nel libro di Isaia: «Ecco io faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,19). Il primo elemento che rende nuovo questo Natale è costituito dal Giubileo della Misericordia: il Signore ci invita a rinascere a partire dal Suo perdono, che cancella il peccato e dona nuova forza per fare il bene. Papa Francesco ha poi indetto un Giubileo nuovo. Nel passato il Giubileo era nato per riaffermare il ruolo centrale di Roma, nella Chiesa ed in qualche modo anche nel mondo. Ciò non aveva reso immuni i Giubilei dalle strumentalizzazioni, anche politiche.

Il Papa ha fatto una cosa nuova, rendendo il Giubileo una celebrazione diffusa in tutte le parti del mondo, con l’apertura di Porte Sante in tutte le Diocesi. È questo un tratto caratteristico della modalità con cui papa Francesco intende la sua missione: Roma non domina più il mondo, ma presiede nella carità il cammino sinodale di tutta la Chiesa. Questo ha permesso di rileggere una realtà profondamente tradizionale, come il Giubileo, in maniera nuova. Un impegno di rilettura innovativa della tradizione senza cancellarla, è proprio ciò che il Concilio chiedeva alla Chiesa e che il Santo Padre ci insegna con il suo esempio.

Questo Natale è nuovo perché è il Natale al tempo dell’Isis. Credo non sia saggio sovrastimare la pericolosità di un fenomeno terroristico, che in realtà è solo una parte di quella «terza Guerra mondiale a pezzi» che da anni si combatte nel mondo e della quale egoisticamente ci accorgiamo solo quando ci colpisce più da vicino. Una cosa nuova e positiva sarebbe riconoscere questa realtà di male e responsabilizzarci tutti nella costruzione solida delle basi di una pace mondiale. La pace è certamente un obiettivo difficile, perché le grandi economie mondiali vivono più di guerre e produzione di armamenti che di costruzione della pace. Ma non è un sogno impossibile, per chi crede che a Natale nasce «il Principe della pace» e che sulla Grotta di Betlemme l’annuncio degli angeli è proprio: «Pace in terra agli uomini di buona volontà».

Questo Natale è, infine, nuovo perché è il Natale annunciato dall’accordo sul clima della Conferenza di Parigi. Papa Francesco ci guida con la sua azione in difesa della terra, un’opera costante che ha avuto un luminoso momento nella Enciclica «Laudato Si’». Nell’ultimo Angelus ha detto in proposito: «La Conferenza sul clima si è appena conclusa a Parigi con l’adozione di un accordo, da molti definito storico. La sua attuazione richiederà un corale impegno e una generosa dedizione da parte di ciascuno. Auspicando che venga garantita una particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili, esorto l’intera comunità internazionale a proseguire con sollecitudine il cammino intrapreso, nel segno di una solidarietà che diventi sempre più fattiva». È innegabile che Parigi abbia segnato un passo avanti, nell’aiutare gli uomini a sentirsi fratelli perché abitanti dello stesso pianeta e responsabili, perciò, gli uni della vita degli altri. È una cosa nuova e bella che apre alla speranza e mostra come un nuovo Natale per il mondo sia ancora possibile.

*Vescovo di  Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments