È importante tornare a meditare il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2016 di papa Francesco: Vinci l’indifferenza e conquista la pace perché esamina uno dei mali della società contemporanea: la «globalizzazione dell’indifferenza».

L’indifferenza può manifestarsi nella vita privata, ma riguarda molto anche la vita pubblica. All’indifferenza di chi ha il potere può corrispondere, ad esempio, l’indifferenza del cittadino quando si rinchiude nel pessimismo o nei luoghi comuni e nel “non ne vale la pena”.

Scrive Papa Francesco: «l’atteggiamento dell’indifferente, di chi chiude il cuore per non prendere in considerazione gli altri, di chi chiude gli occhi per non vedere ciò che lo circonda o si scansa per non essere toccato dai problemi altrui, caratterizza una tipologia umana piuttosto diffusa e presente in ogni epoca della storia. Tuttavia, ai nostri giorni esso ha superato decisamente l’ambito individuale per assumere una dimensione globale e produrre il fenomeno della “globalizzazione dell’indifferenza” […]. È questo uno dei gravi effetti di un umanesimo falso e del materialismo pratico, combinati con un pensiero relativistico e nichilistico. L’uomo pensa di essere l’autore di se stesso, della propria vita e della società; egli si sente autosufficiente e mira non solo a sostituirsi a Dio, ma a farne completamente a meno; di conseguenza, pensa di non dovere niente a nessuno, eccetto che a sé stesso, e pretende di avere solo diritti».

Ci sono diverse forme di indifferenza, anche da parte di chi si informa (potere dell’informazione), di chi vuole conoscere, ma che però lo fa da una condizione di assuefazione:

«Purtroppo dobbiamo constatare che l’aumento delle informazioni non significa di per sé aumento di attenzione ai problemi, se non è accompagnato da un’apertura delle coscienze in senso solidale.

L’aumento delle informazioni non significa di per sé aumento di attenzione ai problemi, se non è accompagnato da un’apertura delle coscienze in senso solidale

Anzi, esso può comportare una certa saturazione che anestetizza e, in qualche misura, relativizza la gravità dei problemi».

Vi è poi un’altra forma di indifferenza: «Alcuni semplicemente si compiacciono incolpando i poveri e i Paesi poveri dei propri mali, con indebite generalizzazioni, e pretendono di trovare la soluzione in una “educazione” che li tranquillizzi e li trasformi in esseri addomesticati e inoffensivi».

Infine c’è chi diventa indifferente rifiutando di conoscere, di informarsi, di assumere responsabilità: «Alcune persone preferiscono non cercare, non informarsi e vivono il loro benessere e la loro comodità, sorde al grido di dolore dell’umanità sofferente. Quasi senza accorgercene, siamo diventati incapaci di provare compassione per gli altri, per i loro drammi, non ci interessa curarci di loro, come se ciò che accade ad essi fosse una responsabilità estranea a noi, che non ci compete».

È anche da questa indifferenza globalizzata che per Papa Francesco viene minacciata la pace, quella minaccia già esplosa eella «terza guerra mondiale a pezzi» di cui ha già parlato.

Però il messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno, nonostante tutto, è ricco di fiducia e aperto alla speranza, animato dalla convinzione che si può vincere l’indifferenza e conquistare una pace autentica: «Ci sono molteplici ragioni per credere nella capacità dell’umanità di agire insieme in solidarietà, nel riconoscimento della propria interconnessione e interdipendenza, avendo a cuore i membri più fragili e la salvaguardia del bene comune. Questo atteggiamento di corresponsabilità solidale è alla radice della vocazione fondamentale alla fratellanza e alla vita comune. La dignità e le relazioni interpersonali ci costituiscono in quanto esseri umani, voluti da Dio a sua immagine e somiglianza.

Come creature dotate di inalienabile dignità noi esistiamo in relazione con i nostri fratelli e sorelle. Al di fuori di questa relazione, ci si troverebbe a essere meno umani

Come creature dotate di inalienabile dignità noi esistiamo in relazione con i nostri fratelli e sorelle, nei confronti dei quali abbiamo una responsabilità e con i quali agiamo in solidarietà. Al di fuori di questa relazione, ci si troverebbe a essere meno umani».

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