Dicembre 1960
Don Fernando Morresi, allora giovanissimo sacerdote, aveva appena fondato un coro di voci bianche presso la Parrocchia del Sacro Cuore di Macerata.
Si trattava, in realtà, di uno sparuto gruppetto di ragazzini che frequentavano l’oratorio e che non avevano mai tirato fuori una nota dalle loro corde vocali, piuttosto avvezze alle urla di incitamento che accompagnano le partitelle di calcio…
Forse anche per questo Don Fernando pensò opportuno agganciare quel gruppo a una realtà più grande, già consolidata da qualche decennio, che avrebbe consentito ai ragazzi il confronto con tanti altri coristi loro coetanei: la Federazione Internazionale Pueri Cantores.

Così quel coretto assunse sin da subito la denominazione, forse un po’ buffa quanto altisonante, di “Pueri Cantores Domenichino Zamberletti”.

1960: i Pueri a Roma con don Fernando Morresi
1960: i Pueri a Roma con don Fernando Morresi

Questa foto in bianco e nero, un po’ ingiallita dal tempo, ritrae quel primo gruppo di cantori, coperti con pesanti cappotti e berretti calati sugli occhi, davanti agli orsi bianchi dello zoo di Roma.

A Roma, infatti, si teneva quell’anno il Congresso Internazionale della Federazione e don Fernando, affidandosi alla Provvidenza più che alla logica, volle far vivere subito a quei ragazzini di provincia la grande emozione di unirsi alla “marea bianca” di vesti indossate dai cantori provenienti da tutto il mondo, lì convenuti per far ascoltare le loro voci a papa Giovanni XXIII, sotto la direzione del fondatore della Federazione, monsignor Maillet.

Dicembre 2015

Il logo del Congresso

La “marea bianca” è tornata a Roma per un altro Congresso Internazionale, il Quarantesimo. E con essa sono tornati anche i Pueri Cantores “Zamberletti”.

Non c’è più don Fernando, purtroppo; non c’è più monsignor Maillet… ma è rimasto intatto lo spirito condiviso da entrambi e racchiuso nel motto: “Domani tutti i bambini del mondo canteranno la pace di Dio”.

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Nell’Aula Paolo VI, in attesa del Papa
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…che arriva subito

Siamo in seimila e veniamo da tutti i continenti: 19 le nazioni rappresentate, oltre 130 cori. L’Aula Paolo VI, enorme, stenta a contenerci tutti.

C’è papa Francesco ad attenderci e, come un nonno buono e paziente, risponde alle domande curiose e anche un po’ impertinenti delle bambine (una delle quali è del nostro coro!) ed è costretto ad ammettere che sì, il canto gli piace moltissimo, sua mamma (non a caso di origine italiana) faceva ascoltare a lui e ai suoi fratelli tutti i sabati l’opera lirica alla radio, ma purtroppo non sa cantare…

Ci lascia un messaggio e un compito importanti: “Canta e cammina”, e ci chiede di ripeterlo, ciascuno nella nostra lingua, quasi come per inciderlo nel nostro cuore.
Ci saluta uno per uno, passando tra di noi… una ragazza del nostro coro gli chiede di “…fare un selfie…” e lui acconsente sorridendo.

Usciamo da questo incontro pieni di gioia autentica, dandoci l’arrivederci al giorno successivo, per la Messa che sarà trasmessa in Mondovisione: ci aspetta una notte insonne, lo sappiamo già. Attenderemo la mezzanotte per gli auguri, ma alle 6 dobbiamo metterci in fila a San Pietro.

Un po' di turismo...
C’è anche il tempo per un po’ di turismo…

Il nostro coro ha un compito importante, come già è accaduto in altri congressi del passato: gestire il servizio d’ordine, per aiutare gli altri coristi a trovare il proprio posto e per garantire che tutto si svolga nel rispetto delle regole, della correttezza reciproca e della sicurezza. Non è semplice, in realtà: si tratta di rapportarsi con ragazzi provenienti da ogni parte del mondo, almeno 11 lingue diverse che si incontrano e si aggrovigliano in mille richieste ed esigenze disparate… Le prove difficili, comunque, ci stimolano e affrontiamo l’impegno con la grinta giusta: i nostri amici ci ringraziano per l’aiuto che offriamo e questa è la miglior ricompensa che ci potessimo aspettare.

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L’esibizione dei Pueri nella Basilica del Sacro Cuore
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…assieme a due cori da Germania e Francia

Non ci attendono sfide solo organizzative, tuttavia.
Ancora una volta siamo stati selezionati a prendere parte ai Concerti che la Federazione ha organizzato tra gli eventi del Congresso, unico coro italiano tra i 15 prescelti.
Il 30 dicembre ci ritroviamo con altri due gruppi, provenienti dalla Germania e dalla Francia, le due scuole corali più affermate al mondo nel campo delle voci bianche.
Il confronto è sempre eccezionalmente stimolante e trepidiamo in attesa che giunga il nostro turno: siamo gli ultimi a cantare e riusciamo a scaldare anche la fredda Basilica del Sacro Cuore di Gesù (strano destino…) con i canti della cultura italiana, medioevale e rinascimentale.
Terminiamo cantando insieme agli altri cori i tradizionali canti di Natale: il sorriso è sulle labbra e negli occhi di tutti i cantori, perché sanno di aver superato anche questa bella sfida, nel reciproco rispetto e in amicizia.

Primo gennaio, mezzogiorno
È terminata anche la Messa; le telecamere si sono spente e anche il Congresso termina: il nostro Presidente, monsignor Robert Tyrala, di Cracovia, annuncia che il prossimo si terrà a Rio de Janeiro nel luglio 2017… ma siamo tutti troppo stanchi per fare progetti ora…
Torniamo a casa, con la consapevolezza di aver vissuto dei momenti indimenticabili e con una grande gioia nel cuore, di cui ci auguriamo di poter e saper dare testimonianza autentica a coloro che incontreremo sul nostro cammino, cantando, come ci ha chiesto papa Francesco.

 

(Gian Luca Paolucci è il Direttore dei Pueri Cantores “D. Zamberletti” di Macerata)

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