Il cristianesimo è una comunicazione essenziale

«Chi mi ama mi segua». Cosa ci provoca questa semplice affermazione? Beh, noi che siamo praticanti subito pensiamo alla sequela richiamata da Cristo. Chi non ha più dimestichezza con il vangelo che ne può trarre? credo che venga spontaneo un sentimento positivo verso il concetto di amore. Una cosa che vale la pena va seguita… Come il «Non avrai altro Dio all’infuori di me». Un richiamo molto sintetico, netto ed efficace che ricorda come ognuno nel suo vivere afferma  qualcosa per cui vale la pena. Magari non crede in Dio, ma lo ha sostituito con qualcosa d’altro che ne assume il ruolo… la sua onestà di coscienza e l’esperienza gli faranno capire se la sostituzione è valsa la pena e lo rende felice).

chimiamaSolo qualcuno ricorderà – ma qua rinfreschiamo la memoria – l’immagine dei manifesti pubblicitari con il primissimo piano del formoso sedere della modella in jeans, con il primo degli slogan copiati dalle frasi sopra, la seconda adattata in «Non avrai altro jeans all’infuori di me». Fu un’appropriazione ritenuta indebita e blasfema, che suscitò un certo scandalo. Scelte pubblicitarie aggravate dal fatto che per la marca dei jeans fu scelto addirittura il nome “jesus”. La pubblicità si basa esclusivamente sull’efficacia della comunicazione e quindi, da questo punto di vista, sono scelte da ritenersi certamente efficaci. Ancora di più con la previsione, non sfuggita ai pubblicitari, che le proteste di quanti offesi avrebbero aumentato la visibilità del prodotto: pubblicità aggiunta e gratuita.

Richiami di vita che diventano slogan pubblicitari. Così come si sfruttano situazioni della tradizione religiosa che suscitano sensazioni positive e di serenità, come il Natale, il Paradiso, per suscitare le stesse sensazioni nell’usare particolari prodotti, o, d’altro lato, si esalta la trasgressione (che in realtà in pubblicità è sostanzialmente omologazione) associandoci l’inferno, la tentazione. Niente di male, anzi. Ne deriva una conferma che anche il Signore sceglie per noi una comunicazione efficace, di poche parole, essenziali, che toccano la mente ed il cuore. Non ci attrae con trattati di teologia. In questo modo il target è il più ampio possibile. Ed i pubblicitari devono riconoscerlo: il Signore è un grande “creativo”.

Un po’ diverso il caso delle vignette del giornaletto francese “Charlie Hebdo” o delle magliette del rappettaro Fedez, famoso per i litri di inchiostro consumato per i suoi tatuaggi. L’intento secondario dei pubblicitari di cui sopra, di creare clamore e reazioni, qui è prevalente, perché serve a mascherare la mancanza di idee. Allora l’irriverenza che si spinge fino all’oltraggio, all’offesa gratuita, alla violenza dell’immagine (sempre contro il sentimento religioso e solo di alcuni, quelli di cui non si ha paura; paradossalmente, da parte di chi dice di essere ateo: perché accanirsi contro qualcosa che non esiste?) sono più probabilmente l’unica possibilità di creare attenzione e interesse, di farsi spazio, magari per la “solidarietà” di chi tanto anche lui ce l’ha con la Chiesa, con i cattolici… se idee creative non si hanno, s’ha pure da campà!

Allora, non ci indigniamo? Non so se serve a loro, se serve a noi, se serve agli incerti. Oppure cadiamo nel loro  sporco gioco di offendere per creare attenzione. Come i bambini che fanno capricci finché c’è qualcuno che li osserva e sperano di essere accontentati.

In fondo resta un sentimento di compassione per chi spreca tante energie nella vita e non ha ancora trovato la sua strada per cercare la felicità.

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