Un libro su monsignor Tarcisio Carboni

È uscito un libro dedicato a monsignor Tarcisio Carboni, l’indimenticato Vescovo di Macerata scomparso nel 1995. Il volume è gratuito (chi vuole, può effettuare un’offerta libera all’indirizzo del Seminario Redemptoris Mater di Macerata), ed è stato curato dallo scrittore Filippo Davoli, che abbiamo intervistato.

Quando ha maturato l’intenzione di dedicare un libro alla memoria di monsignor Carboni?

Ci pensavo da tempo, ma sempre tra me e me. Poi, l’anno scorso, è stata la Fondazione Padre Matteo Ricci a conferire a me l’incarico. Non me l’aspettavo: ho accettato con grande gioia, ma anche trepidazione. A Mons. Tarcisio infatti ho voluto un grandissimo bene, avendolo potuto frequentare da vicino per tanti anni. Però scrivere un libro, come si capirà, è un’altra cosa. E sebbene scrivere sia il mio mestiere, la gioia si è mescolata ad un (peraltro) sano timore. Perché, se «non è facile fare il vescovo dopo un santo» (come dice spesso il Vescovo Luigi Conti), anche scrivere di un vescovo santo non è facile.

 La ricerca delle fonti è stata complessa?

Devo dire grazie a tante persone che mi hanno dato una mano spesso fondamentale: l’amico Claudio Ricci di Cronache Maceratesi, essendo originario di Ortezzano (il paese di Carboni, ndr), mi ha messo in contatto col nipote Luigi, dai cui racconti ho conosciuto da vicino il Tarcisio giovane seminarista e giovane prete, legatissimo alla sua famiglia ma ancora di più innamorato di Cristo, fin dall’infanzia. C’è scappata anche qualche curiosità totalmente inedita, come il nome registrato all’anagrafe comunale: Francesco Giovanni.

Insieme ai documenti ufficiali, poi, devo dire che le fonti più interessanti credo me le abbia predisposte don Tarcisio dal Cielo: come la signora che mi ha chiesto se potevano essermi utili le vecchie cassette, da lei registrate artigianalmente, delle puntate di «Fratello ascolta», la rubrica che il Pastore di Macerata teneva a Radio Nuova Macerata, spiegando il Vangelo della domenica: un colpo di fortuna, perché nessuno ha più quelle registrazioni, nemmeno Radio Nuova (ringrazio anche il dottor Marco Cardarelli, che mi ha aiutato a sbobinarle e trascriverle). Sulla stessa linea, i supporti forniti da alcuni suoi ex-parrocchiani di Porto Sant’Elpidio o dagli uffici della curia di Fermo. E altri documenti riguardanti il lebbrosario brasiliano da lui fondato, Padre Matteo Ricci, il Sinodo, il Seminario missionario diocesano «Redemptoris Mater» e gli incontri con i papi. Ringrazio anche don Mario Malloni, rettore del «Redemptoris Mater» di Macerata, per avermi fornito ulteriori informazioni e alcune foto inedite.

Filippo Davoli, autore di «Un pastore con l'odore delle pecore»
Filippo Davoli, autore di «Un pastore con l’odore delle pecore»

Quale pensa, in sintesi, sia la testimonianza maggiore offerta dal Vescovo Carboni?

 

Monsignor Tarcisio Carboni è stato un uomo che ha attraversato tutto il Novecento, vivendone da vicino i grandi rivolgimenti, le crisi dell’uomo contemporaneo, ma anche le grandi speranze offerte dal Vaticano II. È stato un luminoso araldo del Vangelo e un uomo del Concilio, di cui ha saputo incarnare le intenzioni pastorali in pienezza, animato da una devozione tenerissima alla Vergine Maria, da un’incrollabile obbedienza al Papa, e da un’attenzione instancabile per ogni uomo della terra, specialmente i più deboli e i più lontani. Proprio per questo, ho voluto intitolare il libro «Tarcisio Carboni. Un pastore con l’odore delle pecore»: quando papa Francesco delinea i caratteri fondanti del vescovo ideale, sempre vedo materializzarsi la figura di monsignor Carboni. Così, credo che non avrei potuto intitolare il libro diversamente. 

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments