Anche nella Diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia prende avvio oggi la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani.
La data tradizionale per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nell’emisfero nord, va dal 18 al 25 gennaio, data proposta nel 1908 da padre Paul Wattson, perché compresa tra la festa della cattedra di San Pietro e quella della conversione di San Paolo.
«Il tema scelto ‘Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio’ (1Pt 2,9) (consulta Qui il testo dell’introduzione teologico-pastorale) ripropone quanto la piena comunione tra tutti i battezzati sia condizione e grazia per essere, al tempo stesso, testimoni e missionari delle opere di Dio, le quali nella misericordia, specialmente nell’Anno Santo appena iniziato, manifestano in modo apicale ed eminente il cuore e l’agire del Padre (leggi Qui il contributo di approfondimento). L’intera comunità, dunque, nella ricchezza dei suoi ministeri, carismi e soggetti pastorali, è chiamata a farsi corpo e coro orante, affinché il testamento di Gesù ut unum sint trovi sempre più realizzazione nella vita personale ed interecclesiale».

Il professor Paolo Matcovich (Foto Gianni Ornelli)
Il professor Paolo Matcovich
(Foto Gianni Ornelli)

Ad affermarlo è Paolo Matcovich, direttore dell’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso, nella lettera inviata a tutta la comunità diocesana. A lui rivolgiamo alcune domande per approfondire il significato della Settimana che ci apprestiamo a vivere e che culminerà, venerdì 22 gennaio alle ore 21.15, con la tradizionale Celebrazione ecumenica della Parola, presieduta dal Vescovo Nazzareno Marconi, insieme ai Reverendi e Pastori delle altre Chiese Cristiane del territorio nella Cattedrale di San Giuliano, a Macerata.

 

Direttore, cerchiamo di scoprire meglio il senso del tema scelto per quest’anno. Un Anno particolare nel segno della misericordia.
Il grande Tertulliano ci ricorda, nei secoli che passano, che «uomini si nasce, cristiani si diventa». Il tema di quest’anno ci riporta proprio a questo, perchè siamo chiamati ad annunciare agli altri quel che a noi è accaduto, ossia l’immersione nella vita in Cristo grazie al Battesimo: tutti i cristiani, infatti, sono rigenerati nella vita di Gesù e non solo per se stessi, per la loro edificazione spirituale, e santità, ma per costruire quel «corpo» articolato e testimone della grazia che è la Chiesa nel mondo. Pertanto, si tratta di una chiamata nella Chiesa, ma anche oltre la Chiesa, come ci ricorda papa Francesco. Siamo uniti nella diversità per una Chiesa “estroversa” che vive la sua identità battesimale, la condivide con i fratelli in Cristo e, nello stesso tempo, si immerge nella storia contemporanea, portando a tutti la grazia che abbiamo ricevuto, narrando come ci esorta l’apostolo Pietro, le «mirabilia Dei»: le opere meravigliose che Dio ha fatto nella storia dell’uomo sin dagli inizi e nella vita delle Chiese, che rappresentano la multicristianità nel mondo. Insieme a tutti, naturalmente, compresi anche coloro che non sono cristiani, che vivono un’altra fede, o che vivono da laici i grandi valori dell’uomo: ricordiamo che Dio non cessa mai di “generare” a suo modo, mediante la sua creatività straordinaria, la possibilità di scoprire la fede e un’umanità sempre migliore.

Spesso i termini «ecumenismo» e «dialogo interreligioso» vengono confusi: facciamo un po’ di chiarezza?
Questo in parte è vero, ma non solo in campo ecclesiale. Oggi, quando si parla di ecumenismo, si fa riferimento ad un significato improprio di dialogo o ad un atteggiamento a volte buonista, specialmente nel caso di fedi diverse, ma anche di etiche o posizioni politiche differenti: l’ecumenismo non è questo. Per ecumenismo, intendiamo la relazione esistente e sempre in divenire delle varie Chiese e Comunità cristiane. Quindi, semplificando, Ecumenismo è il movimento che guarda alla “costruzione” di una unità piena e visibile tra tutti i battezzati, così come indica il testamento di Gesù: Siate una cosa sola. Esperienze forti come questa della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani aiutano a riscoprire e a rilanciare il cammino delle Chiese, nella storia degli uomini di oggi. Invece, quando parliamo di Dialogo Interreligioso ci riferiamo all’incontro che, dal punto di vista cristiano, in particolare cattolico, si intende intraprendere con le altre fedi non cristiane, a cominciare dalle due monoteiste – l’Ebraismo e l’Islam – allargandosi poi a tutte le altre esperienze spirituali e religiose, a cominciare da quelle del Grande Oriente con le sue grandi tradizioni: la tradizione buddista, induista, toista e confuciana. Padre Matteo Ricci docet. Dialogo interreligioso, dunque, è l’ecumene cristiana, nel suo insieme e in ogni sua Confessione, che si confronta con la ricerca di Dio, la promozione dell’uomo oltre la dimensione cristiana e, con una sorta di “relazione graduata”, così come il documento conciliare «Nostra Aetate» ci ha consegnato. Innanzitutto, partendo dalla radice da cui proveniamo, il popolo santo di Israele, fino ad arrivare anche alle spiritualità animiste di certi popoli o alle grandi tradizioni tribali. Dunque, è chiaro che ecumenismo e dialogo interreligioso non sono evidentemente la stessa cosa.

Fedeli in preghiera in un tempio buddista
Fedeli in preghiera in un tempio buddista

Oltre al sussidio liturgico-pastorale, preparato per l’Ottavario per l’Unità, come possiamo vivere questo tempo nella concretezza della quotidianità? Quali “passi” sono stati compiuti inoltre in questi anni e come la Diocesi ha risposto alle richieste di luoghi di culto per le altre Chiese cristiane?
Posso rispondere con dei fatti già in atto. La Celebrazione ecumenica che faremo venerdì è, al tempo stesso, sintesi e rilancio di un cammino che avviene durante l’anno, a volte in modo sommerso, a volte ufficiale. Con quali soggetti? Con le diverse comunità cristiane presenti sul territorio che nella Veglia saranno, come sempre, rappresentate. A proposito della quotidianità dell’Ecumenismo, finora svolta nella nostra Diocesi, ormai da diversi anni, possiamo dire che essa avviene, fondamentalmente, su due livelli. Da una parte, si è cercato di rispondere alla domanda di un luogo di culto per gli altri fratelli cristiani non cattolici, e questo lo abbiamo fatto concedendo in comodato gratuito chiese di tutto rispetto: mi riferisco, per esempio, alla chiesa di Sant’Ubaldo, a Passo di Treia, data alla Comunità ortodossa romena; alla piccola chiesetta di San Nicolò che, a Tolentino, fa parte della parrocchia di San Francesco e che abbiamo concesso al Patriarcato di Costantinopoli, oppure, a Macerata, alla piccola chiesa storica di Santa Maria della Pietà, che appartiene alla parrocchia dell’Immacolata e dove, ogni tanto, è presente liturgicamente e spiritualmente la Comunità anglicana. Abbiamo quindi cercato di vivere l’Ecumenismo, non limitandoci soltanto alla Settimana di preghiera, che resta altamente simbolica, ma a tutto l’anno. L’obiettivo è quello di “periferizzare” la sensibilità ecumenica nelle coscienze e nelle azioni: non può essere solo un ufficio diocesano di “specialisti” o volenterosi a sentirsi coinvolto. È necessaria una tensione trasversale in ogni scelta pastorale che caratterizza l’ordinarietà della vita dell’apostolato personale e di gruppo. Mi sembra che l’ecumenismo nella Diocesi maceratese, senza enfasi e con molto realismo, abbia lasciato tra le Chiese cristiane, un percorso alle spalle reale e sicuramente foriero di ulteriori passi per il futuro.

Un momento della Celebrazione ecumenica degli scorsi anni in Duomo
Un momento della Celebrazione ecumenica degli scorsi anni in Duomo

La Celebrazione ecumenica è ormai un appuntamento di rilievo per la Diocesi maceratese: può anticiparci qualcosa sulla Veglia di venerdì prossimo?
Al momento, le Chiese presenti sul territorio hanno garantito volentieri la propria disponibilità a partecipare a questa Celebrazione orante: l’unità è, prima di tutto, un dono da invocare. Avremo una presenza di Chiese tradizionali piuttosto ampia: siamo ancora in attesa della risposta ufficiale da parte di alcune Comunità pentecostali, cioè quelle comunità che fanno parte, in senso lato della Riforma, ma che si sono caratterizzate come neo comunità o neo Chiese evangeliche protestanti, ad iniziare dagli United States, ma anche, con alta diffusione, nel mondo latino-americano. La plurale cristianità presente in Diocesi ci sarà come ogni anno. Questo ci consola e ci sprona, ovviamente, perchè il percorso insieme è impegnativo: nulla è scontato nell’ecumenismo.

Quanto sta contribuendo il Pontificato di Francesco alla crescita del dialogo interreligioso nei Paesi del mondo?
È evidente quanto nel Santo Padre sia presente la dimensione ecumenica, espressa fin dal suo primo saluto subito dopo l’elezione, in cui si è definito, prima che Pontefice, Vescovo della città di Roma. È stato un segnale straordinario di dialogo che tutti i fratelli non cattolici hanno avvertito e apprezzato immediatamente. Vanno sottolineati, poi, tutti gli incontri che Francesco ha avuto sia con le Chiese storiche della Riforma, sia con le Chiese sorelle dei vari Patriarcati ortodossi, nonché con il mondo pentecostale, che il Papa argentino conosce bene. Ripeto, mi pare che Bergoglio guardi all’ecumenismo con uno sguardo da Pastore più che da Papa, e questo è molto apprezzato, non solo per lo stile lessicale e gestuale ma anche per la sostanza teologica di ciò che dice e fa. Papa Francesco sta facendo moltissimo per l’esperienza ecumenica contemporanea.

Papa Francesco e il patriarca Bartolomeo a Gerusalemme
Papa Francesco e il patriarca Bartolomeo a Gerusalemme

La Chiesa ha appena celebrato la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. Anche l’immigrazione è una tematica, in qualche modo, connessa all’ecumenismo…
L’onda immigratoria non è sempre accolta favorevolmente, ce ne accorgiamo: spesso, consideriamo le persone che arrivano nel nostro Paese più come problema o minaccia che risorsa o sfida positiva. Non dobbiamo invece mai sottovalutare che le persone che transitano o che si fermano da noi nutrono grandi speranze e paure: sono migranti portatrici di un’anima spirituale, di una religiosità personale e allora non possiamo dimenticare che, di fronte a questa realtà, non può esistere solo l’urgenza di soddisfare i bisogni primari o quelli legati ai diritti e ai doveri di cittadinanza. C’è anche la priorità di accogliere la loro spiritualità, di venire incontro alla loro fede nella chiarezza, in verità e carità. Credo che assieme all’impegno della Caritas diocesana e della Fondazione Migrantes, l’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso debba porsi al servizio dell’immigrazione, facendo la propria parte per quanto è di sua competenza.

Ancona: alcuni rappresentanti delle Chiese locali presenti al Congresso eucaristico nazionale nel 2011
Ancona: alcuni rappresentanti delle Chiese locali presenti al Congresso eucaristico nazionale nel 2011

Nel giugno 2011, lo ricordiamo, è nato il Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche. Oltre alla Celebrazione ecumenica, che è sintesi di quanto si fa durante l’anno, vale la pena sottolineare che la Diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia ha fornito, nel contesto regionale, un contributo sostanzioso: pensiamo al Congresso eucaristico nazionale (3-11 settembre 2011) e al 2° Convegno ecclesiale marchigiano (22-24 novembre 2013), ad esempio. Qual è il quadro odierno dei rapporti in ambito marchigiano?
Mi fa piacere che venga ricordato in questa sede perché corrisponde a verità. La nostra Diocesi, rispetto all’Ecumenismo, non ha mai subito la “tentazione” dell’autoreferenzialità, si è messa a disposizione del cammino intercristiano della nostra regione, anche con una specifica attenzione al dialogo interreligioso. Il Consiglio delle Chiese Cristiane, di cui celebriamo il quinquennio, è nato con un significativo contributo della Diocesi di Macerata: non è semplicemente un organo burocratico o formale, intende rappresentare un volano concreto per l’Ecumenismo nelle Marche, in una realtà cristiana davvero plurale e ricca di Tradizioni e Confessioni. Nel Congresso eucaristico nazionale del 2011, l’allora Arcivescovo di Ancona, in accordo con il Vescovo emerito Claudio Giuliodori, affidò alla nostra Diocesi l’intero comparto ecumenico (quindi, la tavola rotonda, le iniziative e le presenze nel Cen): si trattò di una vera novità, un momento reale di confronto e di scambio delle “meraviglie” che, nelle Chiese, testimoniano in modo diverso i tesori dell’unica Fede e della pluriforme liturgia e carità. Anche il Convegno ecclesiale regionale del 2013 ha visto la nostra Diocesi a servizio, organizzando le presenze e lavorando nei due laboratori dedicati all’ecumenismo e al dialogo interreligioso. Ora, questa “effervescenza” va mantenuta e convogliata in modo intelligente e generoso, nonostante le difficoltà di questi tempi di crisi e complesse problematiche.
L’ecumenismo rappresenta la “medicina” a livello spirituale, teologico e operativo, per aiutare le Chiese a non chiudersi in se stesse ma ad aprirsi, proprio perché siamo tutti una comunità di battezzati chiamati ad annunciare le opere di Dio ad ogni persona che vive la propria vita nelle nostre città e territori.

Per concludere, ci sono date o novità interessanti previste per questo 2016, Anno giubilare?
Con il Vescovo Nazzareno stiamo valutando come muoverci in questo Anno Santo della Misericordia nell’ambito ecumenico e interreligioso. Qualche idea già bolle in pentola, ma non voglio anticipare tutto perchè non abbiamo ancora definitivamente deciso. Possiamo comunque affermare che la misericordia può essere vissuta come “ponte” con l’Islam che, nel territorio, è la seconda religione più significativa. D’altra parte, papa Francesco, al numero 23 della «Misericordiae Vultus» chiarisce in modo inequivocabile che la misericordia è una parola che ben si coniuga con il dialogo con i due grandi monoteismi, e ciò non può essere disatteso proprio nell’Anno straordinario della tenerezza e del perdono di Dio che stiamo vivendo.

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