Pubblichiamo di seguito l’introduzione teologico-pastorale al tema «Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio» (1 Pietro 2, 9) che quest’anno guida la Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 gennaio): la spiegazione è tratta dai testi congiuntamente preparati e pubblicati dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani e dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese.

 

Il fonte battesimale più antico che si trova in Lettonia risale al tempo di san Meinardo, il grande missionario evangelizzatore di questa nazione. Originariamente era situato nella cattedrale di Ikšķile, oggi si trova nella Cattedrale luterana di Riga, la capitale del paese. La posizione del fonte battesimale, così vicina all’adornato pulpito della cattedrale, esprime chiaramente sia la relazione fra il Battesimo e l’annuncio, che la chiamata, comune a tutti i battezzati, di «annunziare le opere meravigliose» del Signore. Questo appello costituisce il tema della Settimana di preghiera e l’unità dei cristiani del 2016.

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Ispirati dal brano della Prima Lettera di Pietro, i membri delle varie Chiese cristiane lettoni hanno preparato i testi per la Settimana. L’evidenza archeologica suggerisce che il cristianesimo sia stato introdotto nella Lettonia orientale nel X secolo dai missionari bizantini. La maggior parte dei documenti, tuttavia, fa risalire le origini cristiane della Lettonia al XII e XIII secolo, grazie all’opera missionaria di san Meinardo e, successivamente, di altri missionari germanici. La capitale, Riga, fu una delle prime città ad adottare le idee di Lutero nel XVI secolo. Nel XVIII secolo missionari Moravi (Herrnhut Brethern) diedero nuovo impulso e approfondirono la fede cristiana nei secoli. I loro discendenti avrebbero avuto un ruolo di primo piano nel porre le fondamenta dell’indipendenza nazionale nel 1918.
Il passato, con i suoi periodi di conflitto e di sofferenza, ha avuto conseguenze visibili nella vita della Lettonia di oggi. È una triste circostanza che l’uso della forza ad opera di alcuni dei primi missionari e dei crociati diedero una contro-testimonianza al messaggio del Vangelo. Nel corso dei secoli, la terra di Lettonia è stata teatro di scontri religiosi e politici ad opera di vari poteri nazionali e confessionali. L’avvicendarsi dei poteri politici in diverse parti del Paese ha spesso avuto la conseguenza di un cambiamento dell’appartenenza confessionale delle persone.

Oggi, la Lettonia è un crocevia dove si intersecano regioni cattoliche, protestanti e ortodosse. La Lettonia è esistita come Stato dal 1918 fino al 1940, nella scia della Prima Guerra mondiale e della caduta degli Imperi russo e germanico. La Seconda Guerra mondiale e le decadi che si sono succedute, con le ideologie totalitarie atee – il nazismo e il comunismo – hanno portato devastazione alla terra e alla popolazione della Lettonia, fino alla caduta dell’Unione Sovietica nel 1991.

In quegli anni, i cristiani sono stati uniti in una comune testimonianza al Vangelo – anche fino al martirio. Il Bishop Sloskans’ Museum in Lettonia raccoglie questa comune testimonianza custodendo un elenco di cristiani martirizzati, appartenenti alle Chiese ortodosse, luterane, battiste e cattoliche.

Una cattedrale cattolica in Lettonia, nella diocesi di Jelgava
Una cattedrale cattolica in Lettonia, nella diocesi di Jelgava

I cristiani scoprirono la loro comune partecipazione al «popolo regale di sacerdoti» di cui parla l’apostolo Pietro, a che attraverso torture prolungate, esili o e morte a causa della loro fede in Gesù Cristo. Questo legame nella sofferenza ha creato una profonda comunione fra i cristiani di Lettonia, mediante la quale hanno riscoperto il loro sacerdozio battesimale, e in esso poterono offrire le loro sofferenze in unione con le sofferenze di Gesù, per il bene del prossimo. Lettonia – , ebbe un’importanza notevole nella riconquista dell’indipendenza nel 1991. Ferventi preghiere per la libertà furono elevate in molte chiese in tutta la città. Uniti nel canto e nella preghiera, cittadini indifesi costruirono barricate nelle strade della Lettonia e rimasero fianco a fianco in sprezzo dei carri armati sovietici. L’oscurità dei totalitarismi del XX secolo, tuttavia, ha reso molte persone indifferenti alla verità su Dio Padre, sulla Sua rivelazione in Gesù Cristo e sulla potenza vivificatrice dello Spirito Santo. Ma il periodo post-sovietico è stato un periodo di rinnovamento per le chiese.

Molti cristiani oggi si riuniscono per pregare in piccoli gruppi e durante celebrazioni ecumeniche. Consapevoli che la luce e la grazia di Cristo non hanno ancora pervaso e trasformato tutte le persone in Lettonia, i cristiani vogliono lavorare e pregare insieme affinché le ferite storiche, etniche, ideologiche che ancora deturpano la società possano essere guarite.

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La chiamata ad essere «popolo di Dio»
L’apostolo Pietro si rivolge ai cristiani dicendo che, nella loro ricerca di senso prima del loro incontro con il Vangelo, essi non erano un popolo. Ma, attraverso la chiamata ad essere il «popolo che Dio ha acquistato per sé» hanno ricevuto la potenza della salvezza di Dio in Cristo Gesù, sono diventati il «popolo di Dio». Questa realtà è espressa nel Battesimo, comune a tutti i cristiani, nel quale siamo rinati dall’acqua e dallo Spirito (cfr. Gv 3, 5). Nel Battesimo moriamo al peccato per risorgere con Cristo ad una nuova vita di grazia in Dio. Rimanere in questa nuova identità in Cristo è una sfida permanente e quotidiana.
Come comprendiamo la nostra comune chiamata ad essere “popolo di Dio “?
Come esprimiamo la nostra identità battesimale come “popolo regale di sacerdoti”?

 

In ascolto delle «opere meravigliose» di Dio
Il Battesimo ci apre ad un nuovo emozionante cammino di fede che unisce ogni nuovo cristiano con il popolo di Dio attraverso tutte le epoche. La Parola di Dio – le Scritture su cui cristiani di tutte le tradizioni pregano studiano e riflettono – è il fondamento della reale, seppure incompleta comunione. Nei testi della Bibbia che abbiamo in comune, ascoltiamo gli atti salvifici di Dio nella storia della salvezza, come la liberazione dalla schiavitù d’Egitto, e la grande opera meravigliosa di Dio: la resurrezione di Gesù dai morti che ha dato accesso a tutti noi alla nuova vita; oltre a ciò, la lettura della Bibbia, in atteggiamento di preghiera, porta i cristiani a riconoscere le opere meravigliose di Dio anche nella loro vita.
In quale modo ci accorgiamo e rispondiamo alle “opere meravigliose di Dio” nel culto e nella preghiera, nell’azione in favore della giustizia e della pace?
In quale modo valorizziamo la Scrittura quale parola che dà vita, che ci chiama ad una maggiore unità e ad una più grande missione?
Responso e Annuncio
Dio ci ha scelti non come un privilegio: ci ha resi santi non nel senso che i cristiani sono più virtuosi degli altri; ci ha scelti per raggiungere uno scopo. Siamo santi solo nella misura in cui siamo impegnati nel servizio a Dio, che è sempre quello di portare il suo amore a tutte le persone. Essere un popolo sacerdotale significa essere al servizio del mondo. I cristiani vivono la loro chiamata battesimale e rendono testimonianza alle opere meravigliose di Dio in molti modi.
Sanando le ferite: le guerre, i conflitti e gli abusi hanno ferito la vita del popolo lettone, e di molti altri paesi, a livello emotivo e relazionale. La grazia di Dio ci aiuta a chiedere perdono per gli ostacoli che impediscono la riconciliazione e la guarigione, a ricevere misericordia, e a crescere nella santità.
Ricercando la verità e l’unità: la consapevolezza della nostra comune identità in Cristo ci chiama ad adoperarci per rispondere alle questioni che ancora dividono i cristiani. Siamo chiamati, come i discepoli sulla strada di Emmaus, a condividere le nostre esperienze e a scoprire così che, nel nostro comune pellegrinaggio, Gesù Cristo è in mezzo a noi. Impegnandosi attivamente per promuovere la dignità umana: i cristiani, che sono stati condotti «fuori dalle tenebre» verso la «luce meravigliosa» del Regno, riconoscono la straordinaria dignità di ogni vita umana. Attraverso progetti comuni di servizio sociale e caritativo, siamo inviati a raggiungere i poveri, i bisognosi, le persone affette da dipendenze e gli emarginati.
Considerando il nostro impegno per l’unità dei cristiani, di che cosa dovremmo chiedere perdono?
Conoscendo la misericordia di Dio, come ci adoperiamo per progetti sociali e caritatevoli con altri cristiani?

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