Il Big Bang della Sanità locale

La delocalizzazione oltre gli interessi di parte

L'Ospedale di Macerata

Andrea Corsalini*

Il nuovo Big Bang della Sanità locale sembra essere la chiusura di diversi punti nascita marchigiani. Decisione presa dall’Asur regionale, la quale mira a una riorganizzazione globale del servizio ben più ampia della nostra Area Vasta n. 3. Tale riorganizzazione ha inevitabilmente dato la stura, come era del resto lecito attendersi, a una levata di scudi da parte dei Sindaci e dei variegati comitati a difesa degli ospedali, sulla cui spontaneità e autonomia è giocoforza nutrire più di un ragionevole dubbio.

Mi sono occupato spesso sulle pagine di Emmaus dei tagli al servizio sanitario, sottolineandone più volte, in maniera incontrovertibile, le storture che essi surrettiziamente determinano, anche in virtù di una precaria conoscenza del territorio, con la poco edificante conseguenza che, molto spesso, tale revisione della spesa, a fronte di un brutale rimaneggiamento dei servizi, non ha assolutamente prodotto, per contro, alcun miglioramento sostanziale sul piano economico: una pregressa gestione sanitaria francamente sconfortante indotta, tuttavia, anche dai piani di rientro finanziario perseguiti con ineffabile lievità dai vari Governi succedutesi nel tempo.

Come i bravi di manzoniana memoria, questi si sono dimostrati deboli con i forti (si vedano pensioni d’oro e vitalizi) e assai forti con i deboli (Scuola e Sanità). Si tratta ora di comprendere, evitando da un lato speciosi atteggiamenti pregiudiziali e dall’altro opachi ammiccamenti trasversali, se una tale riorganizzazione in realtà celi la mai sopita e sterile voglia di spendere meno, o non piuttosto la necessaria messa a punto di sistemi ergonomici atti ad ottimizzare i servizi, sia nella loro erogazione, sia nei costi.

Nel merito, esistono parametri analitici che inducono ad assumere decisioni secondo criteri oggettivi e non dipendenti dagli onnipresenti interessi corporativi, ne dagli immancabili obbiettivi politici votati all’assolutizzazione del proprio orticello. Per esempio, la densità della popolazione e il tipo di territorialità sono categorie fondamentali per qualsivoglia riattivazione di servizi non solamente a carattere sanitario: a tal proposito, non possiamo ignorare che la nostra Area Vasta conta meno di 300mila abitanti (come un quartiere metropolitano) in un area geografica estensivamente limitata e dove gli spostamenti sono mediamente brevi.

Dunque, la delocalizzazione di un reparto o di un’attività ospedaliera di per se non sottende ad alcuna riduzione o soppressione degli stessi servizi, semmai può incrementare la sinergia assistenziale qualora siano presenti altri reparti come la rianimazione.

Meraviglia e non poco, piuttosto, come mai non si chiedano lumi in merito alla capacità di assorbimento degli accessi ai punti nascita da parte di quei nosocomi che devono subentrare nella presa in cura delle pazienti finora assistite da quelli in via di chiusura: sembra interessare poco tale aspetto, quasi a rimarcare l’enfatizzazione del luogo e non della persona.

Tuttavia, le vere criticità del servizio sanitario, quali la congestione dei Pronto soccorso, le infinite liste di attesa come la riduzione silenziosa ma ineluttabilmente fattiva del personale sanitario, sembrano ormai lettera morta e non degne di assurgere ad argomentazione politica nel senso più alto del termine: è inoppugnabile, nondimeno, che in un territorio così sfibrato, parcellizzato quasi polverizzato come il nostro, in cui molti, forse troppi, si sentono protagonisti e indispensabili alla causa, è assai complicato erogare servizi sanitari con efficienza ed equità sociale.

È estremamente piacevole girovagare per le amene e verdi colline maceratesi, ciascuna delle quali serba sapori e colori unici, e almeno un Marchese del Grillo sempre pronto, con la sua baldanza, a sfoggiare la propria magnificenza: non ce ne vogliano ma noi preferiamo l’originale.

*Presidente dell’Associazione Medici Cattolici italiani (AMCI) di Macerata

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