«La comunicazione ha il potere di creare ponti, di favorire l’incontro e l’inclusione, arricchendo così la società. Le parole possono gettare ponti tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, i popoli. E questo sia nell’ambiente fisico sia in quello digitale». Può già sintetizzarsi in questo invito, semplice quanto impegnativo, il “cuore” del messaggio di papa Francesco per la 50ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, sul tema: «Comunicazione e Misericordia, un incontro fecondo».

Il testo, diffuso in Vaticano a mezzogiorno in punto come da programma (consulta Qui il testo completo), è stato presentato stamattina nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede. Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti: padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione, Paolo Ruffini, direttore di Tv2000, e Marinella Perroni, docente del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo.

Monsignor Dario Viganò
Monsignor Dario Viganò

«La Chiesa è portatrice della memoria di Gesù e quindi non può declinare le parole del suo annuncio, se non in rapporto alla misericordia. Sono parole attese da chi pensa di essere lontano dal Dio della misericordia di cui spesso abbiamo un’immagine deformata. Ma sono parole urgenti per la Chiesa stessa, che viene rigenerata da queste parole; d’altronde la Chiesa non dimentica che è posta sotto il segno della misericordia senza la quale neppure esisterebbe», ha affermato Viganò.

Sempre in mattinata, mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali, ha presieduto la celebrazione della Santa Messa presso la chiesa di S. Maria in Traspontina, in via della Conciliazione, in occasione della pubblicazione del messaggio del Pontefice e in prossimità della memoria di San Francesco di Sales: difatti, il messaggio del Santo Padre viene tradizionalmente pubblicato in occasione della ricorrenza del Santo patrono dei giornalisti e degli operatori della comunicazione, il 24 gennaio.

L'arcivescovo Claudio Maria Celli
L’arcivescovo Claudio Maria Celli

Va ricordato che la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è l’unica Giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II – con il decreto «Inter Mirifica», del 1963 – e viene celebrata in molti Paesi, su raccomandazione dei vescovi del mondo, la domenica che precede la Pentecoste (che quest’anno cade l’8 maggio).

La scelta del tema «Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo», come ha osservato proprio il Pontificio Consiglio, è ovviamente collegata al Giubileo straordinario che il Papa ha convocato e intitolato alla misericordia. «Il tema – osserva la nota – evidenzia che una buona comunicazione può aprire uno spazio per il dialogo, per la comprensione reciproca e la riconciliazione, permettendo che in tal modo fioriscano incontri umani fecondi. In un momento in cui la nostra attenzione è spesso rivolta alla natura polarizzata e giudicante di molti commenti sui social network, il tema vuole concentrarsi sul potere delle parole e dei gesti per superare le incomprensioni, per guarire le memorie, per costruire la pace e l’armonia».

Nel messaggio, inoltre, il Pontefice esprime un chiaro auspicio: «Come vorrei che il nostro modo di comunicare, e anche il nostro servizio di pastori nella Chiesa, non esprimessero mai l’orgoglio superbo del trionfo su un nemico, né umiliassero coloro che la mentalità del mondo considera perdenti e da scartare!». Nel testo, poi, il Papa ricorda che «la misericordia può aiutare a mitigare le avversità della vita e offrire calore a quanti hanno conosciuto solo la freddezza del giudizio». Per questo, sottolinea, «lo stile della nostra comunicazione sia tale da superare la logica che separa nettamente i peccatori dai giusti. Noi possiamo e dobbiamo giudicare situazioni di peccato – violenza, corruzione, sfruttamento, ecc. – ma non possiamo giudicare le persone, perché solo Dio può leggere in profondità nel loro cuore».

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Per Francesco, infatti, «solo parole pronunciate con amore e accompagnate da mitezza e misericordia toccano i cuori di noi peccatori. Parole e gesti duri o moralistici corrono il rischio di alienare ulteriormente coloro che vorremmo condurre alla conversione e alla libertà, rafforzando il loro senso di diniego e di difesa». Da qui, l’incoraggiamento a «tutti» a «pensare alla società umana non come ad uno spazio in cui degli estranei competono e cercano di prevalere, ma piuttosto come una casa o una famiglia dove la porta è sempre aperta e si cerca di accogliersi a vicenda».

Quindi, il rimando al titolo scelto. «L’incontro tra la comunicazione e la misericordia è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa. In un mondo diviso, frammentato, polarizzato, comunicare con misericordia significa contribuire alla buona, libera e solidale prossimità tra i figli di Dio e fratelli in umanità», spiega il Santo Padre, valorizzando nei passaggi, tra l’altro, l’importanza dell’ascolto nella comunicazione: «Ascoltare non è mai facile. A volte è più comodo fingersi sordi. Ascoltare significa prestare attenzione, avere desiderio di comprendere, di dare valore, rispettare, custodire la parola altrui. Saper ascoltare è una grazia immensa, è un dono che bisogna invocare per poi esercitarsi a praticarlo».

Infine, l’accento sulle nuove “frontiere” digitali. «Non è la tecnologia – afferma Francesco – che determina se la comunicazione è autentica o meno, ma il cuore dell’uomo e la sua capacità di usare bene i mezzi a sua disposizione». L’ambiente digitale è una piazza, un luogo di incontro, dove si può accarezzare o ferire, avere una discussione proficua o un linciaggio morale. Anche in rete si costruisce una vera cittadinanza». La rete stessa, ribadisce dunque Bergoglio nel messaggio, «può essere ben utilizzata per far crescere una società sana e aperta alla condivisione». E conclude: «La comunicazione, i suoi luoghi e i suoi strumenti hanno comportato un ampliamento di orizzonti per tante persone. Questo è un dono di Dio, ed è anche una grande responsabilità».

 

 

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