Pippo Franco in scena a Tolentino il 23 gennaio

Anteprima nazionale a Tolentino per «Che fine ha fatto l'uomo?»

Pippo Franco in visita alla Basilica di San Nicola di Tolentino

Ospitato nel convento della Basilica di San Nicola, a Tolentino, il noto attore Pippo Franco sta ultimando l’allestimento del suo nuovo spettacolo, “Che fine ha fatto l’uomo?”, in programma sabato 23 gennaio, alle ore 21.15, presso il Teatro Don Bosco. Un appuntamento in anteprima nazionale che è già sold out e al quale parteciperà anche il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi.

La produzione esecutiva dell’evento è curata dalla società “L’Armonia delle Arti”, diretta dal tolentinate Vincenzo Fazio, così come è locale la produzione, visto l’impegno di Andrea Passacantando, presidente della Copagri di Macerata. Nel foyer del teatro si potranno così degustare delle prelibatezze a base di canapa sativa cucinate dallo chef Marco Cartechini, grazie anche alla collaborazione e al
patrocinio della Pro Loco e del Comune di Tolentino.

Intervistato per Emmausonline, Pippo Franco ha parlato della sua ultima fatica artistica e ripercorso i primi anni della sua carriera.

“Che fine ha fatto l’uomo?” si propone come uno testo capace di unire la riflessione all’umorismo e all’attualità. Quali sono i temi principali che ha voluto trattare in quest’opera?
Lo spettacolo cavalca l’ironia motivata dai problemi di oggi, alcuni dei quali molto seri, e si propongono delle soluzioni. Occorre prendere coscienza della trappola in cui è caduto l’uomo, fatta di meccanismi locali, nazionali e internazionali che lo hanno ridotto a essere considerato un semplice e arido numero: la pedina di un profitto è diventata il suo codice fiscale e la sua anima è stata in qualche modo sotterrata. Un’arma che abbiamo ancora a disposizione è proprio l’umorismo, con il quale si esorcizza il dramma e si ha la capacità di leggere la storia sotto una luce diversa.

Ripercorrendo la sua vita artistica, quanto sono stati fondamentali gli anni passati al “Bagaglino”?
Ventitré anni non sono pochi. Si è trattato di un periodo straordinario per la mia carriera, anche se, in precedenza, avevo avuto la possibilità di esibirmi anche al “Derby” di Milano, un altro luogo storico per la comicità italiana. Tuttavia, proprio il “Bagaglino” è stato il contesto nel quale sono riuscito a esprimermi meglio. A quel tempo era una “cantina” molto frequentata e avevamo una spiccata originalità. Inoltre, siamo stati i primi a portare il cabaret in televisione».

L’attore con il sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi e i promotori dello spettacolo

Nel suo privato, invece, un ruolo importante lo ha avuto anche la “mistica” Natuzza Evolo. Ci può raccontare cosa ha provato quando l’ha incontrata?
Dei nostri incontri ho ancora un ricordo molto vita. Quando l’ho conosciuta mia moglie rischiava di perdere il figlio che aspettava; eravamo in una compagnia teatrale, ma in un momento molto difficile: l’impresario era scappato con la cassa e non sapevamo come fare. Eravamo in Calabria, nelle vicinanze di San Francesco di Paola e Natuzza abitava a 80 km da noi, a Mileto. Abbiamo bussato alla sua porte e, stranamente, ci ha aperto e, il giorno dopo, ricevuto. Abbiamo pregato con lei e le abbiamo anche chiesto delle rassicurazioni per cercare di capire come superare il nostro momento di difficoltà. Perché tutte le sofferenze, a parte quelle fisiche, si manifestano proprio quando non sai cosa fare. Ci ha congedati con una rassicurazione che, all’inizio, ci sembrò poca cosa, ma, tornati a Roma, le cose iniziarono a migliorare e mia moglie ha partorito il nostro primo figlio che oggi ha 28 anni.

Quale posto occupa la preghiera nella sua vita?
Quando sono andato per la prima volta da Natuzza ero angosciato. Per l’inquietudine che avevo dentro, non sapevo come affrontare il pubblico durante le esibizioni in teatro. Natuzza mi disse di affidarmi al Signore ripetendo «Gesù vai avanti tu». Da quella sera l’ho fatto ed è come se avvertissi sempre la sua presenza accanto a me. Non so più vivere senza rivolgermi a Lui, allo Spirito Santo, alla Madonna e ai nostri Santi. Rispetto alla fede, ritengo che ciascuno di noi abbia una missione da compiere. Personalmente, con le mie opere voglio rivolgermi agli indecisi, quelle persone che non sono in grado di poter testimoniare la presenza del divino, e a chi non ci crede.

 

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