Referendum trivelle: una scelta che modella il futuro

Il voto dovrebbe svolgersi tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Foto AgenSir

In primavera i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi sulla durata delle autorizzazioni già rilasciate per l’esplorazione e la trivellazione nelle acque oltre le 12 miglia, cioè a 22,2 chilometri dalla costa. Il 19 gennaio la Corte costituzionale ha infatti ritenuto ammissibile uno dei sei quesiti referendari in materia di estrazione di idrocarburi, il cosiddetto “referendum sulle trivelle”, presentato lo scorso 30 settembre da nove Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania, Molise, inizialmente 10, compreso l’Abruzzo che poi si è ritirato), e già dichiarato ammissibile dalla Cassazione.

Il quesito chiede l’abrogazione della norma che prevede che i titoli abilitativi già accordati oltre le 12 miglia – limite minimo ribadito dalle norme in materia della Legge di stabilità – possano durare fino all’esaurimento del giacimento, prorogando di fatto i termini già previsti dalle concessioni stesse. Per Legambiente, che ha elaborato i dati del ministero dello Sviluppo economico, la questione riguarda 127mila chilometri quadrati di fondali marini di Adriatico, Jonio e Canale di Sicilia. Dopo il deposito della sentenza – entro il 10 febbraio – il presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri, indirà con un decreto il referendum che dovrebbe svolgersi in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Il tema è da tempo seguito con attenzione dalle Chiese locali perché, spiega monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei, “la nostra azione pastorale comporta il bene della persona, e quindi anche la difesa della vita e del territorio”. Soprattutto dopo la “Laudato si”, questo impegno “non può essere un optional”. Le piattaforme petrolifere al largo delle coste pugliesi e molisane sono “un’ulteriore aggressione a una realtà già fragile” e vanno a “intaccare la vocazione legata al mare, al turismo, alla pesca, all’agricoltura e all’artigianato di un territorio già ferito”.

Andrea Masullo, direttore scientifico di Greenaccord, dichiara: Di fronte a scelte che impegnano pesantemente il futuro dei cittadini è doveroso interpellarli; la politica ha infatti orizzonti temporali ben più brevi di quelli di una popolazione che ha le sue radici sul territorio, e che quindi è assai più interessata a lasciare una prospettiva di vita sana ed equilibrata ai propri figli, piuttosto che preoccuparsi degli effetti, per giunta anche modesti, che gli idrocarburi estratti possano avere per venti o trent’anni sul bilancio energetico nazionale”. Chiarissime, sottolinea, “le parole di papa Francesco al punto 183 dell’Enciclica Laudato sii”.

Giovanna Pasqualin Traversa

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