Come parlare della sofferenza?

Un convegno dei giornalisti cattolici marchigiani all'Ospedale di Torrette

“Informazione e sofferenza”, un titolo non certo allettante, eppure all’uscita dall’incontro che si è svolto domenica 24 gennaio all’Ospedale Torrette di Ancona, nessuna espressione corrucciata ma tanti sorrisi. Eppure le storie ascoltate avevano a che fare con le “bestie” più temibili che la vita può far incontrare, come tumore e Sla.

Tutto questo è avvenuto per iniziativa dell’Ucsi regionale, l’associazione che riunisce i giornalisti cattolici delle Marche, il cui presidente Maurizio Socci ha voluto celebrare la festa di San Vincenzo di Sales, patrono dei giornalisti, con un’iniziativa fuori dagli schemi. Di sicuro fuori dagli schemi della ritualità, perché la spinta è venuta dall’aver incontrato faccia a faccia la malattia nel volto di un amico e collega, Franco Grasso, dirigente di èTv Marche. intoccabile: può essere solo curataLo ha colpito un sarcoma – che lui familiarmente chiama “Ugo” – e ha voluto parlarne apertamente dal piccolo schermo. Una brutta bestia contro la quale combatte da molti mesi, che lo costringe a muoversi quasi sempre in carrozzella, ma che non gli impedisce di guardarti negli occhi con un sorriso schietto, di guardare avanti con fierezza.

Ecco che è sembrato giusto interrogarsi sul rapporto tra informazione e sofferenza, non in un consesso paludato ma guardando in volto chi è malato e chi accudisce, da familiare o volontario malati gravi.

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Il cardinale Edoardo Menichelli

La mattinata è iniziata con la Celebrazione eucaristica, celebrata dall’arcivescovo di Ancona, il cardinale Menichelli, che nell’omelia ha invocato la grazia del Signore su chi deve comunicare attraverso dei mezzi che raggiungono molte persone. La riflessione sulle letture del giorno la ha indotto a sottolineare come Gesù non fosse succube dell’audience: «Gesù non parla per essere alla moda, comunica la Verità». E questa obbliga oggi ad affermare che «il desiderio non è un diritto. Affittare il grembo è immorale. Non si può giocare con la vita. È intoccabile: va solo curata. Quando dico queste cose difendo l’uomo».

Torrette5Dopo la Messa ci si è trasferiti nell’aula Totti, gentilmente messa a disposizione dalla Direzione e dalla Fondazione degli Ospedali Riuniti. La Dr.ssa Laura Polenta della Direzione Medica ha portato un saluto non rituale, sottolineando come la comunicazione medico-paziente coinvolge il rapporto di fiducia e comporta condivisione della sofferenza, con reciproca fiducia e rispetto, immedesimandosi nella persona che si ha davanti.

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Marino Cesaroni e Franco Grasso

A fare gli onori di casa Marino Cesaroni, direttore di “Presenza” il quindicinale dell’Arcidiocesi Ancona-Osimo che ha ricordato l’episodio del pellegrinaggio regionale dell’Unitalsi a Lourdes, rientrato con un giorno di ritardo per l’alluvione scatenatasi nel Sud della Francia. Ai cronisti che alla stazione di Ancona cercavano affannosamente proteste e anatemi, malati e accompagnatori opponevano tranquillità e sorrisi serafici coronati dall’esclamazione: «È un pellegrinaggio, non una gita di piacere»

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Maurizio Socci e Sandro Mangiacristiani

È stata poi la volta di Sandro Mangiacristiani, infermiere in servizio sulle eliambulanze, talmente appassionato del proprio lavoro e dell’aiuto che attraverso di esso può recare, da aver pubblicato due libri (Uno sguardo dal cielo. I racconti dell’emergenzaUno sguardo dal cielo. I colori dell’emergenza) per finanziare con le offerte 2 ecografi portatili di cui le eliambulanze erano prive, e puntando adesso a reperire i fondi per uno speciale monitor/defibrillatore di appena 5 kg così da sostituire quello da 25 kg, gravoso da trasportare a spalla.

È stato quindi proiettato un video del dottor Franco Di Giacinto, medico di base di Sirolo, da 12 anni immobilizzato dalla Sla, che comunica attraverso un sintetizzatore vocale guidato dall’occhio. La voce artificiale non è riuscita a sottrarre intensità alle parole del malato inquadrato immobile nel suo letto: «La malattia ha cambiato il mio modo di vivere, ma non la gioia di vivere».

Quindi dal palco è stata la volta di Franco Grasso e del suo sarcoma Ugo, con realismo e ironia: «Prima la digestione della realtà, una fifa terribile, il tentativo di allontanare l’attenzione. Si ammala la famiglia, mentre tu vuoi ricreare la normalità. Nessuno ti insegna nessuno a fare il malato». E poi la decisione di uscire allo scoperto, di parlare apertamente della propria malattia, con la considerazione conclusiva: «Cerco di fare il cristiano fino in fondo; pensa a quelli che non ci credono»…

Torrette1Ha preso la parola quindi Massimo Graciotti dell’Unitalsi, che ha constatato come «oggi non abbiamo più rapporto con la malattia, ma con la persona, perché quando ci rapportiamo con la malattia ci dimentichiamo della persona. Le relazioni coi malati sono belle, sane e sananti: ogni volta che torniamo dai pellegrinaggi stiamo bene».

Poi ha parlato Massimo, che a 16 anni per un incidente stradale ha perso le gambe. Oggi ne ha 31; il suo rapporto con la disabilità è cambiato nel 2005 quando a luglio è andato a Lourdes: «Mi sono vergognato perché tanti stavano molto peggio; mi ha colpito l’amore dei volontari… Gente che amava la vita. Io quando avevo l’uso delle gambe avevo tutto, ma non avevo nulla, perché non avevo la fede. Tanti ragazzi hanno tutto, ma la vita la distruggono. Ho avuto il coraggio di andare a cercare quella luce, quella fonte. Ci dobbiamo affidare…».

È stata quindi la volta di Pia, la moglie di Franco Di Giacinto, medico anche lei. L’impatto con la malattia? «Smarrimento, doccia gelata. L’accettazione della malattia è stata influenzata da Franco. Il nostro rapporto si è rafforzato molto. Ogni giorno è fatica e valore. Le cose che contavano prima non contano più nulla». Parole rafforzate dalla figlia Marta, 31enne: «Sono cresciuta con questa realtà; è la mia “normalità”. Per me non è normale sentire i miei coetanei lamentarsi di cavolate».

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