“Bianco o nero”, il ritorno di Saverio Marconi a Tolentino

L'attore in scena nella suggestiva cornice dell’Auditorium San Giacomo dal 29 al 31 gennaio

Saverio Marconi nella foto di Giacomo Attili

Dal 29 al 31 gennaio, nella suggestiva cornice dell’Auditorium San Giacomo di Tolentino, dopo il successo delle “Variazioni Enigmatiche”, Saverio Marconi e Rufin Doh Zèyènouin portano in scena, diretti da Gabriela Eleonori, lo spettacolo teatrale “Bianco o Nero: The Sunset Limited”, romanzo in forma drammatica di Cormac McCarthy.

Lo spettacolo ha debuttato al 49° Festival di Borgio Verezzi in prima nazionale lo scorso luglio e tratta le storie di uomini contemporanei, che si muovono in una realtà iper-realisticamente, con tutta la crudezza e la solitudine del vivere quotidiano. I personaggi di  “Biano o nero” sono un professore ateo e un ex carcerato per omicidio e credente, i quali aprono una riflessione su domande eterne, a cui non sempre è possibile dare risposte. 

Un uomo che in galera ha trovato la fede, il nero. Un intellettuale che l’ha persa, il bianco, che vede solo illusione a mascherare il nulla, che ha tentato il suicidio ed è stato salvato dall’altro. Si scontrano ai due lati di un tavolo con sopra una bibbia, nella stamberga del nero.

The Sunset Limited, l’espresso del tramonto, è l’unico testo teatrale di Cormac McCarthy, che strappa le maschere di ogni possibile speranza, senza nessun consolatorio lieto fine. Uno sguardo impietoso sui nostri tempi, come ha chiarito Gabriela Eleonori nelle note di regia: «Sarebbe molto facile semplificare. “Bianco o Nero” è un testo che affronta lo scontro tra due diversi modi di vivere. Con la speranza di una fede ritrovata o, al contrario, con la certezza del tramonto di ogni illusione. L’incontro dei due protagonisti nasconde e, lentamente, svela la inevitabile e impossibile soluzione sul modo più efficace di vivere ‘il transito terreno».

Con la crudezza di uno scontro all’ultima frase, l’autore rivela le contraddizioni di due esistenze, di un tempo presente devastato da un eccesso di cinismo razionalista dalla parte del Bianco e dalle violenze di una condizione da quella del Nero. Si è a poco a poco inglobati in un meccanismo dialettico che non risparmia lo spettatore. Lo pone, anzi, in alcuni momenti a schierarsi, a sorridere delle certezze sbandierate alternativamente, oppure a perdersi in una serie di interrogativi che, individualmente, forse, ciascuno di noi non ha preso in considerazione con la necessaria consapevolezza.

Tutto ciò, prosegue Eleonori, “in un luogo estremo e in una crudele unità di tempo, si ha la sensazione che si stia disquisendo della nostra stessa salvezza. Di quella di una umanità sbandata e alla ricerca di un progetto per sé stessa. Ferma, adesso, su un marciapiede della metro in attesa di un treno che continui o sospenda una agonia evidente”.

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