La metà del reddito mondiale in mano a 62 “super-ricchi”

I dati Oxfam mettono in evidenza l'enorme disuguaglianza sociale

Sono solo 62 persone, nell’intero pianeta – tra cui due italiani: Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, e Maria Franca Fissolo vedova di Michele Ferrero – a detenere la stessa ricchezza della metà della popolazione mondiale. Ciò è quanto emerge dai dati Oxfam (una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo, specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo, composta da 17 organizzazioni di Paesi diversi) che mettono in evidenza l’enorme disuguaglianza del reddito globale. 

Dal 2010 – scrive Oxfam – 3,6 miliardi di persone, cioè la metà della popolazione mondiale, hanno visto la propria quota di ricchezza ridursi di circa 1.000 miliardi di dollari. Una contrazione del 41%, che contrasta con l’incremento demografico di 400 milioni di nuovi nati nello stesso periodo. «I 62 super-ricchi», continua la Confederazione, hanno invece registrato «un incremento di oltre 500 miliardi di dollari, arrivando così ad un totale di 1.760 miliardi di dollari, in un contesto che continua a lasciare le donne in condizione di grave svantaggio. Anche tra i 62 super-ricchi, infatti, solo 9 sono donne.

Dal 2010, la metà della popolazione mondiale ha visto ridursi la propria ricchezza di 1.000 miliardi di dollari

Un divario ancora più inquietante se notiamo – come rilevato da Oxfam – che questo «è drammaticamente cresciuto negli ultimi 12 mesi», rendendo vere con un anno di anticipo le previsioni secondo cui l’1% della popolazione mondiale avrebbe posseduto più del restante 99% entro il 2016.

Ma quale mezzo si può adottare per combattere questo squilibrio? Secondo Oxfam, la sola strada è quella di porre fine ai paradisi fiscali, quei luoghi nei quali «multinazionali ed élite economiche si rifugiano evitando di contribuire, con la giusta quota di tasse, al finanziamento di servizi pubblici gratuiti e di qualità a tutti i cittadini. Oggi 188 delle 201 più grandi multinazionali sono presenti in almeno un paradiso fiscale, alimentando una disuguaglianza economica estrema che ostacola la lotta alla povertà».

il rimedio è porre finalmente fine ai paradisi fiscali

Riguardo ai singoli Stati, anche in Italia il gap tra ricchi e poveri è sempre più profondo e grave. Nel nostro Paese, infatti, l’1% più ricco è in possesso del 23,4% della ricchezza nazionale netta, una quota che – ancora secondo Oxfam – in valori assoluti «è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali».

Anche in Italia il gap tra ricchi e poveri è sempre più grave

Anche questi dati rappresentano un’ulteriore conferma degli effetti prodotti, a livello mondiale, da un sistema economico senza regole fortemente «gravato da distorsioni e drammatici problemi, messi ancora più in risalto dall’attuale situazione di crisi» (Caritas in veritate, n. 21), causati dalla finanziarizzazione spinta dell’economia ingenerata dal cosiddetto “finanzcapitalismo”.

Il tutto basato su quel fondamentalismo neoliberista, che – come sosteneva già alcuni anni fa Joseph E. Stiglitz, Nobel per l’economia 2001 – ha perso la lotta per la redistribuzione, considerato che in tutto il mondo, nei Paesi che si sono affidati al concetto che il mercato si autocorregge quasi “magicamente”, i ceti più ricchi hanno ottenuto enormi vantaggi a scapito della stragrande maggioranza dei non abbienti. E la forbice tra ricchi e poveri si è allargata ancor più a dismisura.

Ben a ragione papa Francesco “grida” con forza che «questa economia uccide!».

 

 

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