Il viaggio di Carlo Nardi verso “L’altra metà del mondo”

Il giovane autore, all'esordio, racconta i legami tra la Venezia del '600 e l'Oriente

L’invito al viaggio al tempo della Venezia del Seicento. Sintesi riduttiva per un libro, L’altra metà del mondo (Italic Pequod, Ancona), capace di far rivivere le atmosfere e le ricchezze della Serenissima, oltre che lo sguardo sognante dell’epoca verso l’Oriente. Gli occhi sono di Jacopo Bon, umile veneziano divenuto burocrate, e la penna, al suo esordio, è del giovane architetto Carlo Nardi, per nulla fuori luogo nei panni dello scrittore.

Carlo Nardi, nato a Treia nel 1982, è architetto. Vive e lavora a Macerata dopo essersi laureato allo IUAV di Venezia,
Carlo Nardi, nato a Treia nel 1982, è architetto. Vive e lavora a Macerata dopo essersi laureato allo IUAV di Venezia,

Il “Che ci faccio qui?” di Chatwin, infatti, è una domanda che ben si addice al destino del protagonista, mentre per Nardi, per quel che riguarda il campo letterario, sembra ormai un interrogativo in via di risoluzione se non, ma questo presto lo dirà la critica, già pienamente risolto. Tuttavia, molti sono i quesiti che si pone Jacopo prima di essere travolto dal richiamo dell’Oriente. Tra questi risuona, soprattutto, la domanda posta da Dio ad Adamo nella Genesi, “Dove sei?”, che, come conferma l’autore, segna l’inizio di una partenza, di un cammino fatto di sudore e fatica.

Venezia sembra l’asse su cui ruota l’esistenza di Jacopo. Che legame esiste tra lei e la città lagunare?
Venezia è la città dove ho studiato architettura e mi sono laureato. Fin da subito sono rimasto affascinato dalla sua storia, alla quale ho aggiunto la passione per lo stile orientale. Questi due poli d’interesse, la corrispondenza con uno scrittore veneziano, l’amore che nutro da sempre per la scrittura e la lettura hanno così fatto nascere in me la volontà di parlarne, esprimendo la mia sensibilità. Per farlo, potevo iniziare a scrivere degli articoli, legati anche alla professione, oppure inventare qualcosa che si muovesse tra le suggestioni provate. La scelta è caduta su questa seconda ipotesi e, dopo una lunga maturazione, sono riuscito a terminare il libro che, il 4 e il 6 febbraio, sarà presentato anche presso due librerie romane (rispettivamente “La libreria del viaggiatore” e “Griot”).

La copertina del volume
La copertina del volume

Senza svelare troppo, il viaggio del protagonista prosegue tra macro e micro storia. È la sua maturazione il ponte simbolico del lettore verso ogni nuova tappa del libro?
Venezia rappresenta il simbolo dell’Occidente, mentre il mondo persiano, dal quale Jacopo si lascia calamitare, offre un’immagine dell’arte orientale, tra pittura, decorazione e la stessa architettura. La laguna sta progressivamente perdendo il suo peso politico e l’Atlantico sta spodestando il Mediterraneo come centro dei traffici commerciali. Jacopo è l’esempio del nuovo veneziano di origine contadina che si reca in città non per fare il grande artista o il bambino prodigio, ma per essere un burocrate. Tuttavia, la sua curiosità lo porterà a guardare oltre, a riscoprire quella prospettiva abbandonata dalla Serenissima, a diventare un viaggiatore e raggiungere un’altra capitale, Isfahan. Diventa interprete di quel sentimento che “è entusiasmo, è scoramento, è noia, è ripensamento, è desiderio di altrove, è illuminazione e rivelazione”.

Quale spiritualità si racchiude nel suo cammino?
La domanda della Genesi “Dove sei?” ricorre in modo frequente all’interno del libro, anche se in forme diverse. Jacopo non vuole vivere la sua vita in modo piatto o disinteressato e questo interrogativo lo scuote, lo smuove e costituisce la sua crescita lungo il viaggio. Attraverso gli eventi, riesce anche a dare un significato a termini o espressioni che per lui, in precedenza, non avevano alcun senso. Non posso affermare che il suo sia un vero e proprio pellegrinaggio, di certo questo cammino lo porta a trasformarsi e a rimettere insieme i pezzi della sua esistenza.

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