Apolidia, una legge per non essere più invisibili

Si stima che in Italia siano ben 15mila le persone private della possibilità di studiare, sposarsi, lavorare, avere documenti e diritti, a fronte delle 606 riconosciute

“Migranti e rifugiati non sono pedine nello scacchiere dell’umanità”. Le parole di papa Francesco risuonano come un continuo richiamo e grido di allarme verso la “solidarietà e l’accoglienza” alle quali “spesso si contrappongono il rifiuti, la discriminazione, i traffici dello sfruttamento, del dolore e della morte”. Di questo scacchiere fanno parte anche i cosiddetti “apolidi”, le persone senza nazionalità che, secondo quanto sancito dalla Convenzione di New York, sono indicate come quegli individui che “nessuno Stato considera come un suo cittadino per applicazione della sua legislazione”.

Sono apolidi quelle persone che nessuno Stato considera come un suo cittadino per applicazione della sua legislazione

In mancanza di un riconoscimento formale (che garantisce, così. l’accesso a documenti e diritti) si è condannati a vivere in una sorta di limbo, tramandando questa condizione anche ai propri figli.

In Italia si stima che siano ben 15mila le persone private della possibilità di studiare, sposarsi, lavorare, avere documenti e diritti (mentre in Europa si arriva alla cifra di 600mila), a fronte delle 606 riconosciute. Molti figli nati nel nostro Paese da famiglie sfollate dalla ex Jugoslavia, ad esempio, hanno ereditato la condizione di apolidia dai loro genitori o si sono ritrovati con una nazionalità incerta. Un rischio che potrebbero correre anche i rifugiati che stanno arrivano nel Continente e che, secondo gli intenti del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), “pone di fronte alla sfida di individuare e prevenire il verificarsi di queste situazioni”. Attualmente, esistono due procedure per il riconoscimento dello status di apolidia (per via amministrativa e per via giudiziale), ma non garantisce elementi fondamentali quali lo standard della prova, le garanzie procedurali, la durata del procedimento e il meccanismo di ricordo.

In Italia si stima che siano 15mila le persone non riconosciute

Il 25 novembre del 2015, la Commissione diritti umani del Senato, in collaborazione con il Cir e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha presentato un Disegno di Legge sul riconoscimento dello status di apolide. L’adozione di una legge organica, infatti, garantirebbe una procedura semplice e accessibile, facilitando, quindi, l’identificazione delle persone apolidi presenti in Italia e assicurando loro il godimento dei diritti fondamentali e a una vita dignitosa.

Lo scorso 25 novembre la Commissione diritti umani presentato un Disegno di Legge in Senato

Il progetto Listening to the sun realizzato dal Cir ha l’obiettivo di realizzare una campagna di sensibilizzazione sulle difficoltà di chi versa nello status di apolidia. A questa si affianca la campagna #nonesisto, realizzata con il sostegno della Open Society Foundations in Italia, attraverso le foto e i video di Denis Bosnicquale parte dalle storie di chi vive la condizione di apolide sulla propria pelle e su quella dei propri figli.

La campagna #nonesisto racconta le storie di chi vive nella condizione di apolide

“Sono apolide, anzi neanche apolide – afferma, tra questi, il signor Halilovic -, sono invisibile, perché ancora non ho il riconoscimento dello stato di apolidia… valgo zero”.

Si ringrazia per la gentile collaborazione l’Ufficio stampa del Cir e, per le immagini, Creative Commons.

 

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