Quando le chiedo se vuole che la sua identità non venga rivelata, visto che non è ancora maggiorenne, il suo tono deciso nell’affermare che «non c’è alcun problema» mi fa subito intuire di avere di fronte una piccola, grande donna consapevole, più che una “ragazza madre”. Se dunque chiameremo con il nome di fantasia Elisa la giovane protagonista della storia che Emmausonline racconta in occasione della Giornata per la Vita, è solo per un’opportuna tutela dettata dall’etica giornalistica ma, prima di tutto, dal cuore. Dal cuore, sì, perchè ascoltare la voce di questa giovanissima mamma che, con tutte le sue forze, nonostante tutto e tutti, ha deciso di dare alla luce il suo Riccardo nell’aprile 2015, tocca l’animo prima che la penna, e schiude lo sguardo ad una speranza sempre in grado di rinascere.

«I due giorni più importanti nella tua vita sono il giorno in cui nasci e il giorno in cui scopri il perché sei nato», diceva Mark Twain, e c’è da scommettere che questo bimbo dagli occhi vivacissimi, un domani, scoprirà nel suo «perchè» il senso autentico della vita e la generosità di chi lo ha messo al mondo senza riserve. Adesso, mentre lui ha iniziato a gattonare, Elisa confida che «tenerlo in braccio è un’emozione troppo grande, qualcosa impossibile da descrivere, anche per le gioie che ogni volta questo figlio regala: è come stringere l’amore, la vita».

foto-83All’inizio però, nell’autunno del 2014, la scoperta della gravidanza non ha portato con sé sentimenti di pura contentezza: Elisa era spaventata. «Non me l’aspettavo, e la prima sensazione è stata quella dello stupore. Quando mi sono accorta di aspettare un bambino – racconta la giovane, originaria dell’Emilia Romagna – ero in ospedale e l’ho subito comunicato al suo papà: lui però mi ha subito fatto capire che non l’avrebbe accettato, dicendomi persino che non era suo. Sono scoppiata a piangere: ero sola e non sapevo come dirlo ai miei genitori».

Elisa, al momento della visita ginecologica, scopre di essere incinta di otto settimane. Chiede a sua madre, che è favorevole affinchè lei tenga il piccolo, di non odiarla, «perchè non dovevo vergognarmi di quello che era successo». Il problema è suo padre, che la reputa «un’incosciente» e non ne vuol sapere di questo «sbaglio così precoce». Un trauma, che le procura subito una grave minaccia d’aborto. I suoi genitori sono separati: per lei, vissuta sempre circondata dall’affetto dei nonni, dello zio e del fratello minore seguiranno mesi difficili. Una “croce” resa ancora più faticosa dal periodo di tempo che è costretta a trascorrere a letto, perchè rischia seriamente di perdere suo figlio.

«Tutti mi davano addosso e nemmeno i genitori del mio ex ragazzo hanno accettato di sostenermi: loro non volevano che ci frequentassimo. Anche dalle amicizie in cui credevo ho ricevuto insulti pesanti: ho sofferto, ma anche questo è servito a farmi comprendere di chi potermi fidare». Nel frattempo, la gestazione prosegue, ma subentrano delle complicazioni, anche legate alla situazione familiare. Alle indicazioni dei Servizi sociali però, che avevano già seguito la sua famiglia, Elisa, giovanissima dai capelli scuri e il viso di bambina, non crede e non si arrende. Non intende andare in una Casa famiglia e teme che le possano portar via il piccolo. Quel figlio lei lo vuole con tutta se stessa.

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Poi, il 1° ottobre, la mano tesa e determinata di quella donna, amica di suo padre, che lei chiama affettuosamente “zia” e che senza esitazione acconsente a prenderla in casa con sé, nelle Marche. Il distacco, però, preoccupa Elisa, che però lotta e lo fa per Riccardo. «Mi mancava la mia famiglia d’origine, mio nonno è anziano (la nonna era già mancata, ndr) ma pian piano mi sono ripresa e, mentre la gravidanza proseguiva, ho conosciuto tantissime persone che mi hanno sostenuta».

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Attraverso il Centro di Aiuto alla Vita della sua città di provenienza, Elisa entra quindi in contatto con il Cav di Macerata: qui, incontra il dottor Campolungo, presidente dell’associazione attiva in Diocesi (Qui il servizio sui “numeri” e l’impegno svolto dalla realtà di volontariato), e lo staff che lei definisce «straordinario, per la cura e la disponibilità che hanno dimostrato: ogni volta che ne ho bisogno loro ci sono». Riccardo nasce con un cesareo d’urgenza a causa di una gestosi e, in quegli attimi, la certezza per lei è unica: «Solo una madre sa cosa si prova nel dare la vita e nel comprenderne, in quell’istante, il valore». E questa mamma-coraggio non si pente nemmeno un attimo dei mesi che ha dovuto trascorrere immobile per suo figlio, «perchè ne valeva davvero la pena», così come si sente pronta ad assumersi le proprie responsabilità, «anche quando la notte non mi fa dormire e la mattina a scuola ho sonno».

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Elisa ora studia al Liceo delle Scienze umane, cerca di cavarsela più che può e ricorda che, quando arrivò in classe, l’aver rivelato di essere già madre destò non poca meraviglia: oggi è felice di sentirsi «benvoluta», nel paese del Maceratese dove ora risiede, in cui «sono in tanti, con premura e attenzione, ad incoraggiarmi, a darmi consigli preziosi per crescere mio figlio e andare avanti, senza paura».

Sogna un futuro, una famiglia da costruire Elisa: «So che non sarà semplice dopo la relazione che ho avuto, ma ho fiducia nell’amore e chissà che non incontri qualcuno con cui poter condividere la vita, avere altri bambini. Una persona che, prima di me, sappia accettare e voler bene al mio Riccardo». Ad una mamma in difficoltà, indecisa se tenere o meno il proprio bambino Elisa direbbe «di non arrendersi mai, nonostante tutto», e di non cedere alla pratica dell’aborto: «un figlio nella vita di una donna è il dono più importante, in grado di riempirti di felicità e farti crescere».

Sei credente?, le chiedo, con un briciolo di curiosità, prima di salutarla. «Sì. Credo molto e mi sono affidata al Signore nei momenti più difficili: la sera in cui ho rischiato di perdere Riccardo ho pregato, e sono stata esaudita. Continuo a farlo anche ora, ricevendo, quotidianamente, una forza dentro che non mi abbandona mai», mi risponde Elisa.
Se allora è vero, come scriveva il poeta Carl Sandburg, che «un neonato rappresenta il convincimento di Dio che il mondo debba continuare», non c’è dubbio che anche Riccardo, grazie alla sua straordinaria mamma, assieme a tanti altri bambini «nati per amore» è l’esempio tangibile di una Provvidenza capace di agire nella storia più tenace, più bella e più vera di ogni calcolo umano.

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