Domenica 14 febbraio è la prima domenica di Quaresima e, come da consuetudine di molti anni, l’Azione Cattolica diocesana offre un momento di riflessione per vivere bene questo tempo “forte” offerto dalla Chiesa. L’invito, dunque, è alle ore 15 per partecipare all’aula verde dell’Abbadia di Fiastra alla Lectio Divina tenuta da padre Giovanni Frigerio sul libro di Giona, che è un breve testo biblico innervato dalla misericordia di Dio.

Lectio 2016-02-14 Volantino 2

Anticipando il tema dell’incontro, si può sottolineare che, fin dalle prime battute, si evince che l’autore del Libro confessa che YHWH è un Dio d’amore, la cui misericordia si estende al di là dei confini di Israele, anche ai pagani, abbraccia tutte le creature, senza distinzione di razza. Per cui, qui viene rimproverata una mentalità integralista, l’elezione non è un privilegio ma una scelta gratuita di Dio. Il messaggio che trapela, pertanto, è che Dio vuole la salvezza di tutti. Tutti sono salvi per opera di Dio: i marinai, i Niniviti, Giona stesso, il profeta, l’ebreo, il figlio prediletto messo alla pari con i pagani. E tutti sono salvi grazie anche alla loro collaborazione all’opera di Dio: la preghiera dei marinai, il pentimento di Giona, la penitenza dei Niniviti. Il problema di Giona è il problema che abbiamo davanti a quel comando dell’amore verso il proprio nemico: che facciamo noi se Dio ci chiede non solo di perdonare chi ci ha fatto del male, chi ha sparlato di noi, chi ha diffuso calunnie, chi ci ha offeso grandemente, ma di essere addirittura noi il tramite del perdono di Dio? E allora ci chiede di andare da loro, non solo a perdonarli ma ad aiutarli ad accettare il perdono di Dio per giungere ad una riconciliazione piena. Giona è stato mandato a fare questo e ha percepito come inaccettabile questa misericordia di Dio, che sembra contraddire tra l’altro anche ogni minima forma di giustizia.

La splendida cornice naturalistica dell'Abbadia di Fiastra, dove, come di consueto, si tiene la Lectio divina di inizio Quaresima promossa da Ac
La splendida cornice naturalistica dell’Abbadia di Fiastra, dove, come di consueto, si tiene la Lectio divina di inizio Quaresima promossa da Ac

Gli appuntamenti diocesani promossi da Ac, tuttavia, non finiscono qui. Mercoledì 17 febbraio, presso la parrocchia Immacolata di Macerata, promosso in collaborazione con il Mlac, è previsto un incontro con il prof. Luigi Alici, docente di filosofia morale all’Università di Macerata e già presidente nazionale di Ac. L’appuntamento verterà sull’enciclica«Laudato si’» di papa Francesco e sarà coordinato dal prof. Stefano della Ceca: porterà un saluto anche il Vescovo mons. Nazzareno Marconi.

Volantino Laudato Si'

Fin dalle prime righe, il Santo Padre indica che la crisi ecologica è «una conseguenza drammatica dell’attività incontrollata dell’essere umano» e che «attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione», indicando anche «l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità». Per questi motivi, il Pontefice richiama l’uomo ad una «conversione ecologica globale», per «eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente».

Commentando l’enciclica, il prof. Alici ha definito tale enciclica come «ecologia integrale», affermando: «Rispetto al dibattito attuale sui temi ecologici, da anni bloccato tra una difesa a oltranza dell’antropocentrismo (e quindi della tecnologia) e un estremismo biocentrico (quasi sempre anti-tecnologico), papa Francesco afferma con forza che “non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia”…». Inoltre, prosegue il docente, «in un testo come questo, che affronta questioni complesse, in larga misura dipendenti da informazioni empiriche, il Santo Padre scrive un’enciclica in un certo senso anomala: per un verso, pienamente inserita nella tradizione cristiana (come documentano le citazioni, da san Tommaso a san Bonaventura, oltre a san Francesco) e molto attenta al magistero dei pontefici che lo hanno preceduto, oltre che a vari documenti – molto belli – di episcopati nazionali; per altro verso, il papa si mette umilmente in ascolto della scienza senza esserne schiavo, nomina filosofi contemporanei, si mostra consapevole della posta in gioco, accettando di affidarci un testo composito, ampio e impegnativo, dal quale non era possibile attenderci l’afflato unitario e intimamente “bergogliano” di Evangelium vitae. Grazie a questo metodo, viene messo in pratica concretamente un dialogo esemplare tra fede e ragione, arrivando persino a proporre due splendide preghiere finali, con due destinazioni diverse. Ne risulta – conclude Alici – un approccio profetico e di grande realismo; dominato dalla speranza, preoccupato continuamente di censire e valorizzare esperienze esemplari e alternative – soprattutto nel micro – che meritano di essere incoraggiate, ma consapevole che abbiamo bisogno di un nuovo sguardo e di nuova sintesi, che interpella tutti noi, nessuno escluso, a fare un passo in avanti».

La Presidenza diocesana di Azione cattolica

 

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