La Parola di oggi
Gesù è messo in causa in nome di una pratica religiosa, non solo dei farisei, ma anche dei discepoli del Battista. Neppure loro sfuggono completamente alla tentazione di una religione fatta di ansiosa paura di un Dio giudice. Manca loro la scoperta del mondo nuovo che fa irruzione con Gesù. Il digiuno non è che il risvolto d’una vita fatta per l’incontro e per la gioia.

Dal vangelo secondo Matteo (9,14-15)
Allora gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.

Una storia per pensare
Una mattina all’improvviso tutte le luci dei semafori dell’incrocio davanti alla scuola si tinsero di blu, e la gente non sapeva più come regolarsi. “Attraversiamo o non attraversiamo?” Stiamo o non stiamo? In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano, i motociclisti facevano ruggire lo scappamento e i pedoni più prepotenti gridavano: “Lei non sa chi sono io!”. Gli spiritosi facevano battute sarcastiche: “Il verde l’avrà rubato il sindaco per la sua villa in campagna! Il rosso lo hanno consumato per la vergogna degli scandali! Il giallo l’abbiamo finito noi per il mal di fegato che ci è venuto…”. Finalmente arrivò un vigile e si mise in mezzo all’incrocio a districare il traffico. Un altro vigile cerco la cassetta dei comandi per riparare il guasto, e tolse la corrente. Prima di spegnersi il semaforo blu fece in tempo a pensare: “Poveretti! Io avevo dato il via “libera” per il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare…” Gli uomini sono abituati, come gli automobilisti, a vivere con la testa china sul volante, badando alla strada, ciascuno chiuso nella sua scatola di ferro, preoccupati del lavoro, del denaro, delle mille “grane” quotidiane. Il semaforo blu ti dice: “Fermati! Stai buttando via un tesoro! Non c’è solo la terra! Guarda su! C’è anche il cielo!” Ma è una voce esile e molti, spesso, la ignorano …

Alla Scuola della Misericordia
Se meditiamo tenendo davanti agli occhi tutte 14 le opere di misericordia corporale e spirituale, appare a chiunque con chiarezza che per vivere questo stile evangelico è necessario coltivare in noi due fondamentali virtù. Nessuno può vivere la misericordia se manca di umiltà. Solo la vera umiltà ci rende infatti capaci di accostarci alle sofferenze degli altri senza umiliarli, di condurli alla verità senza atteggiarci ad una perfezione che non possediamo, di istruirli sulle vie di Dio senza spaventarli per la loro difficoltà. L’umiltà è però una virtù difficile, che non si può raggiungere semplicemente con uno sforzo di volontà. Chi si ponesse in mente di essere umile, se magari ci riesce e si compiace di questo successo, si ritroverà ad esser diventato superbo senza avvedersene. L’umiltà è una virtù delicata, che ci sfugge ogni volta che pensiamo di possederla. Si diventa sempre più umili solo a condizione di esserlo già almeno un poco, e si comincia a diventare umili, almeno un pochino, quando si iniziano ad accettare con serenità le umiliazioni che la vita ci impone. I grandi maestri della vita spirituale insegnano infatti che la via privilegiata per ricevere il dono dell’umiltà è accogliere con gratitudine le umiliazioni della vita. Chi si ribella infatti ad una umiliazione e magari lo fa cercando molte buone motivazioni per sostenere che questa umiliazione è ingiusta, non fa altro che portare buoni motivi alla sua superbia. La casa dell’umiltà si costruisce con i mattoni dell’umiliazione cementati insieme dalla preghiera.

+ Nazzareno, vescovo

(Testo tratto da: Nazzareno Marconi, Verso la Pasqua 2016)

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