Dovremmo festeggiare l’amore, in queste giornate, e celebrarne l’infinita potenza. Invece, facciamo i conti con il dolore, che tocca i cuori delle nostre comunità, piccole “oasi” di benessere e pacifica serenità domestica: sicurezze di felicità che talvolta, però, si fermano sull’uscio.

Sì, perchè ci sembra irreale che il male, la morte possano bussare alle porte di casa nostra, e squarciare la verità più difficile da ammettere. Ci sembra impossibile che una giovane mamma dallo sguardo dolce possa aver avuto il coraggio di impugnare un fucile, puntarlo al volto del suo piccolo, portandolo con sé nell’ultimo viaggio e stravolgendo ogni legge naturale, e poi decidere di toglierla anche a se stessa, quella vita donata e accolta.

Fa effetto ascoltare il termine «Recanati» nell’edizione nazionale del telegiornale, abituati a sentir nominare il nostro paese solo in virtù del poeta, convinti che “qui” non possano succedere fatti così efferati. Notizie del genere, che impietriscono sguardi e animi dei quartieri dove ci si conosce tutti, dove si dà forse per scontato che la familiarità e l’amicizia siano un sollievo per non cedere allo scoramento, rimbalzano nelle pagine di giornale, nei social network: fanno triste cronaca e, nel giorno della festa degli innamorati, il dissidio insanabile tra due genitori per la custodia di un bambino, culminato in disgrazia, stride con quei cuori colorati che campeggiano nelle vetrine, facendoci riflettere sulla voce del verbo «amare» quando la solitudine e la disperazione prendono il sopravvento.

Le istituzioni si danno da fare per sostenere famiglie o genitori in difficoltà, di fronte ad una crisi che toglie sempre più la voglia di vivere. I parroci, fedeli custodi di storie in cui l’equilibrio dei sentimenti diventa vortice di drammi, non smettono di sostenere e di accompagnare gli animi feriti. Eppure, non basta, per impedire che certe tragedie accadano.

Oltre le parole, i flash, la nuda cronaca, non resta allora che il silenzio. Il silenzio del rispetto e della preghiera per Laura e il suo Giosuè, nei nostri angoli di mondo dove abita un buio troppo spesso inimmaginabile.

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments