Secondo quaresimale di mons. Marconi: il dolore dei peccati

Lunedì 15 febbraio la concattedrale di San Catervo a Tolentino ha ospitato il secondo quaresimale del vescovo Nazzareno Marconi. Continuando la riflessione sul sacramento della Riconciliazione ha concentrato l’attenzione sul dolore per i propri peccati, uno degli elementi del sacramento che competono al penitente (gli altri sono l’esame, affrontato il lunedì precedente, il proponimento di non compirne più, l’accusa al confessore, e la penitenza; questa è preceduta dall’assoluzione, che ha per protagonista Dio attraverso la mediazione del sacerdote).

Il vescovo, citando il “Padre nostro” ha spiegato che «perdona a noi i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori non significa che Dio ci perdona per ripagarci del perdono che noi diamo agli altri, perché il perdono di Dio è sempre gratuito. E lo stesso vale per il dolore dei peccati, non è la paga con cui paghiamo il perdono: nessuno merita il perdono dei peccati. Dio dimostra il suo amore per noi perché “mentre eravamo ancora peccatori Cristo è morto per noi”. Non è la nostra volontà di perdonare gli altri che muove il perdono di Dio, però questo ci mette nella condizione di riceverlo. Dio ci vuole sempre perdonare, come il padre misericordioso della parabola aspetta sempre suo figlio, ma se il figlio non torna, lui non può accoglierlo. Se ci chiudiamo agli altri ci chiudiamo anche al suo perdono, quindi è importante imparare ad aprirsi all’amore di Dio, imparare a perdonare per accogliere il perdono».

A guidare la riflessione il Vangelo di Matteo con il passo che vede contrapposto l’atteggiamento degli apostoli Pietro e Giuda di fronte al proprio peccato: il primo dopo aver rinnegato Gesù, “pianse amaramente” accogliendo il perdono, mentre il secondo “preso dal rimorso” non solo non accoglie il perdono, ma non vive nemmeno la speranza e si uccide. «Pietro – ha notato mons. Marconi – si è aperto all’altro percependo la sofferenza che ha causato in Gesù. Giuda invece non perdona neppure se stesso. Rimorso e pianto sono due modi diversi di vivere il dolore per il proprio peccato. Nel rimorso abbassi gli occhi, mentre nel pianto guardi Dio. Quando nel nostro cuore c’è lo Spirito che ci dice che Dio ci ama nonostante il nostro peccato, il dolore ci cambia».

Infine il Vescovo si è soffermato sull’importanza della confessione, nonostante la nostra propensione, talvolta, a ripetere gli stessi peccati: «È vero che tutto torna come prima dopo ogni confessione? Se accogliamo l’esperienza di un dolore che ci apre alla speranza, anche se compiamo di nuovo lo stesso peccato, sappiamo che il Signore ci potrà perdonare ancora. Se tu, sentendo la bellezza di essere perdonato come Pietro, piangi di gioia, non sei più l’uomo di prima e non lo ritornerai mai perché quel ricordo ti resterà. Il dolore dei peccati ci cambia. Quando il dolore nasce dall’umiltà, dalla fede e dalla speranza ci salva. Questo è il dolore da portare a ogni confessione, vincendo il rimorso che nasce dalla superbia e dalla rabbia. Questo ci aiuterà a crescere e a ricevere con cuore aperto il dono del Signore».

Il prossimo appuntamento è per lunedì 22 gennaio, sempre alle ore 21, nella concattedrale di Recanati dedicata a San Flaviano. Come per gli incontri svolti finora, chi non può partecipare ha la possibilità di seguirli in televisione su èTV Macerata (canale 605), via radio sulle frequenze di RadioNuova inBlu (FM 90.0 e 96.9) o in streaming accedendo al sito della diocesi www.diocesimacerata.it

II-quaresimale-2016

Leggi l’articolo sul I quaresimale: l’esame di coscienza

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