Ogni giorno di Quaresima rilanciamo su questo sito la riflessione quotidiana che il vescovo Marconi ha raccolto nel libretto Verso la Pasqua 2016 offrendolo alla diocesi per accompagnare questo «tempo speciale per la vita della Chiesa, i grandi esercizi spirituali della comunità cristiana».

La Parola di oggi
I nemici di Gesù, chiusi nel loro universo religioso, sono giunti a dichiarare che Gesù non aveva potuto cacciare un demonio se non con la forza delle stesso spirito del male. Aggrappati alla loro certezza, esigono dal Signore il segno che, affermano, farà sì che anche loro credano. Ma rifacendosi alla storia di Giona, Gesù proclama che il solo segno concesso da Dio è l’annuncio di un perdono che salva. Solo per dei cuori aperti a Dio e ai fratelli questo segno è efficace.

Dal Vangelo secondo Luca (11,29-32)
Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. La regina del Sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui. Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui».

Una storia per pensare
Un re saggio, sentendo arrivare la fine dei suoi giorni, si preoccupava del futuro del suo regno e soprattutto di quello dei suoi sudditi. Gli sarebbe infatti succeduto un giovane principe, troppo giovane e inesperto, che il sovrano aveva avuto solo in tarda età. Un giorno lo chiamò e gli disse: «Figlio ho tanta paura per l’impero che ho costruito e anche per te. Morirei tranquillo se sapessi che hai un rifugio sicuro che ti protegga in caso di pericolo. Per questo ti consiglio di andare per il regno e di costruire fortezze imprendibili e forti in tutti gli angoli possibili, per tutti i confini del Paese». Obbediente, il giovane si mise immediatamente in cammino e fece quanto il padre gli aveva consigliato. Dopo un certo tempo, il giovane ritornò nel palazzo del re suo padre. Stanco, dimagrito, ma soddisfatto d’aver portato a termine il compito, corse a presentarsi dal padre e gli disse: «In tutto il paese si innalzano fortezze imprendibili, castelli dalle mura merlate: nei deserti, sulle montagne, nel profondo delle foreste». Ma il vecchio re, scuoteva la testa come in preda a un forte dispiacere. «Non è questo, figlio mio, che avevo in mente. Le fortezze che tu hai costruito non ti proteggeranno assolutamente in caso di pericolo: tu sarai solo e non saranno quei muri e quelle pietre che ti faranno sfuggire alle imboscate e alle trappole dei tuoi nemici. Tu devi costruirti dei rifugi nel cuore delle persone oneste e buone. Devi cercare queste persone, e guadagnarti la loro amicizia: soltanto allora saprai dove rifugiarti nei momenti difficili. Là dove un uomo ha un amico sincero, là trova un tetto sotto cui ripararsi».

Alla Scuola della Misericordia
Mentre solitamente chi dona da mangiare non è affamato e viceversa chi patisce la fame non è in condizioni di dar da mangiare, per le opere di misericordia spirituali tutti possono sempre essere benefattori e beneficiari. Di queste “opere” tutti abbiamo un gran bisogno, perché ciascuno di noi è sia “istruttore” che “ignorante”, saggio consigliere e dubbioso, paladino della giustizia e peccatore, capace di consolare e desideroso di consolazione, chiamato a perdonare le offese e offensore, deciso ad aver pazienza e sempre capace di farla perdere agli altri, intercessore a favore di tutti presso Dio e bisognoso della preghiera fraterna di tutti. Inoltre siccome lo stomaco ha una dimensione definita, l’affamato se assistito si sazia, invece: l’ignoranza, la sofferenza, l’ingiustizia, il peccato… hanno dimensioni così impressionanti che per gli operatori della misericordia spirituale ci sarà sempre spazio di azione e richiesta di allungare “l’orario di lavoro”. Mettersi all’opera nel bene, e soprattutto nel bene spirituale è perciò un’impresa senza limiti che val la pena di iniziare subito. Chi ha tempo non aspetti tempo!

+ Nazzareno, vescovo

(testo tratto da: Nazzareno Marconi, Verso la Pasqua 2016)

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments