L’Istat rileva i danni di una politica che ignora la famiglia

Il rilancio del Paese riparta dalla persona

Sono trascorsi ormai quasi 25 anni, ma ricordo ancora il giro tra tutti i possibili uffici comunali, delle tasse e della motorizzazione, per una mia richiesta che mi fu negata, senza possibilità di discussione o deroga. Eppure sapevo che prima di me il precedente proprietario era stato esonerato dal pagare il superbollo (che ne volete sapere voi giovani della fantasia che si è scatenata negli anni sul tema delle tasse!) per quel vecchio pulmino Caravelle ad uso promiscuo (che vuol dire per trasporto di  persone e cose).

Lui ci trasportava pomodori, io i  miei quattro (allora) figli. Provai a chiedere di equiparare ognuno dei pargoli ad una cassa di pomodori. Me ne sarei assunta la responsabilità. Ma la legge non lo prevedeva, e quindi dovetti pagare quel surplus di tassa. Oggi l’Istat (leggi qui l’articolo sui dati dell’invecchiamento dell’Italia) con l’allarme per il crollo della natalità fotografa una situazione che ha origini proprio nell’accanimento perseguito con costanza e coerenza da tutti i tipi di Governo, nell’ignorare e umiliare la famiglia. Fino ad oggi. Umiliare, sì perché ancora mi risuonano le parole che io ero un costo sociale con i miei cinque figli, dette da persone che ricoprivano anche qualche ruolo politico in parti teoricamente verso il popolo.

Ogni tipo di Governo si è accanito con costanza nell’umiliare la famiglia

Umiliare perché è questo il concedere contributi come gli assegni familiari ed altre quisquilie, come elemosina in base a fasce di reddito, e non come ricoscimento del valore e condizione della famiglia. Riconoscimento sarebbe pagare le tasse sulla ricchezza: guadagni mille, siete in tre, avanzano trecento, su queste si pagano le tasse; siete in cinque, avanzano cento, le tasse sono su queste… Troppo semplice. Ma è un rovesciamento di mentalità,  senza il quale le preoccupazioni per futuro sono pura retorica.

I contributi sono concepiti come un’elemosina e non come un riconoscimento al valore della famiglia

L’Istat dice pure della diminuzione dell’aspettativa di vita (comunque sempre molto alta): tanto di guadagnato per l’Inps. Forse si potrà riparlare delle pensioni. Mi dispiacerà sinceramente andarci, ma sarà il caso di pensare seriamente a inserire i giovani, prima che diventino vecchi senza poter iniziare a lavorare? Se ci sono nonni a spasso forse c’è più possibilità e voglia di fare figli… Senza però dimenticare che la molla principale per rimettere in moto la persona, qualunque situazione viva, è la voglia di comunicare la speranza per cui vive. Solo se si muove la persona si può rilanciare l’intero Paese.

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