Su invito del Circolo culturale «Tullio Colsalvatico» e dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Macerata, in collaborazione con la comunità agostiniana, Tolentino ha ospitato un incontro dal titolo: «Gaudí, l’architetto di Dio» (leggi l’articolo), per parlare dell’architetto il cui processo di beatificazione è ufficialmente aperto. Anima dell’incontro è stato l’architetto Josè Manuel Almuzara, presidente dell’associazione pro beatificazione di Antoni Gaudì, che davanti ad un folto pubblico, composto anche da ragazzi delle scuole ha affermato: «Gaudí, con la sua opera, ci mostra che Dio è la vera misura dell’uomo, che il segreto della vera originalità consiste, come egli diceva, nel tornare all’origine che è Dio. Lui stesso, aprendo in questo modo il suo spirito a Dio, è stato capace di creare in questa città uno spazio di bellezza, di fede e di speranza, che conduce l’uomo all’incontro con colui che è la verità e la bellezza stessa».

Jose Manuel Almuzara
L’architetto Jose Manuel Almuzara

Riguardo la costruzione della sua opera più rappresentativa, la Sagrada Familia è opportuno ricordare che anche se il progetto iniziale era in carico ad un altro architetto, l’idea generale dell’opera fu chiara a Gaudì fin dal principio. Infatti, al consiglio dell’Associazione nel 1891, egli affermava così: «il tempio è la casa di Dio, luogo di preghiera. Quando ci raduniamo qui, abbiamo lo stesso spirito di quelli che, radunandosi nei primi tempi del cristianesimo nelle catacombe di Roma, pregavano, come noi, in una cripta». Prima di iniziare i lavori aveva già dichiarato che per un architetto «la cosa più bella del mondo è poter costruire una chiesa, perché è per Dio». Così, quando a 31 anni gli fu affidato il progetto di direzione e costruzione della Sagrada Familia in sostituzione di Villar, la prima cosa che fece fu portare avanti il progetto dello stesso.
All’esperto e appassionato di Antoni Gaudì abbiamo rivolto qualche domanda per conoscere meglio l’artista:

Perché Gaudì è “l’architetto di Dio”?
Ho avuto la fortuna di frequentare due allievi di Guadì, che mi hanno introdotto alla conoscenza dell’artista. Nel giorno del suo funerale, partecipato da migliaia di persone, il sacerdote nell’omelia gli ha dato il titolo di “architetto di Dio”. Questo titolo è adeguato alla sua persona in quanto lui non ha mai scisso l’essere uomo ed architetto dalla sua fede. La sua coscienza di cristiano e quella di uomo non sono state mai separate: sono state una sola cosa.

Quale è stato il motivo per cui ha edificato la Sagrada Familia, la sua opera più famosa?
Antoni Gaudì ha continuato l’opera di un architetto che si era dimesso subito dopo l’inizio dei lavori. Quest’opera è iniziata grazie alla volontà dell’associazione dei devoti di san Giuseppe, che aveva pensato di costruire un tempio espiatorio. Nel tempo ha continuato il lavoro, identificandosi in esso per terminare quello per cui il suo cliente lo aveva incaricato.

Quale rapporto aveva con la misericordia?
Gaudì per più di 40 anni ha lavorato all’opera della Sagrada Familia e negli ultimi 12 anni della sua vita ha vissuto all’interno del cantiere. Questo si collega con quello che ci ha detto papa Francesco sulla misericordia: scoprire l’essenziale; contemplare la natura, la bellezza, l’arte e mettere quest’ultima a servizio degli uomini con il cuore e con la tenerezza.
Lui viveva in prima persona le opere di misericordia, soprattutto quelle del visitare gli infermi ed insegnare agli ignoranti. Il collegamento tra l’artista e la misericordia è stato proposto da una scuola di Milano, «Regina Mundi», che ha il proposito di trasmettere i suoi insegnamenti a tutti gli interessati per diffondere tra agli architetti l’idea di mettere l’arte e la propria professionalità al servizio non solo degli uomini ma anche di Dio.
Gaudì ripeteva spesso: «il lavoro è il frutto dell’amore», ed aggiungeva che l’architetto deve approfittare delle qualità che ciascuno possiede. L’importante è scoprire quali sono le qualità di ognuno, perché nessuno è inutile, ma tutti sono necessari. Sosteneva anche che la cosa importante è sommare, cioè integrare tutte le professionalità, dall’architetto al falegname, dal carpentiere allo scultore.

A quale punto è arrivata la sua causa di beatificazione?
Deve raggiungere ancora la qualifica di «venerabile»; è attualmente in corso la raccolta di informazione per la “positio” e se, dopo gli esami delle testimonianze e delle sue virtù che faranno i cardinali designati, ne sarà meritevole, crediamo che entro l’anno papa Francesco possa firmare il decreto delle sue virtù e dichiararlo venerabile.

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