Saranno circa centomila, secondo l’agenzia Sir, i giovani italiani attesi dal 25 al 31 luglio a Cracovia, dove si svolgerà la prossima Giornata mondiale della Gioventù. Una vera e propria “cordata” azzurra guidata – per ora – da cento Vescovi si prepara ad invadere la città polacca, suggestiva sede universitaria dalle molteplici opportunità.

GMG-Madrid-2011Sono inoltre un centinaio le Diocesi italiane che, fino, ad oggi hanno avviato i gemellaggi con quelle polacche e, nelle intenzioni del Servizio nazionale per la pastorale giovanile (Snpg) la Gmg vuole essere un evento che si inserisce a pieno titolo in un cammino spirituale condiviso, perchè «la Gmg non è una giostra su cui salire all’ultimo momento», sottolinea il responsabile Snpg, don Michele Falabretti.

Intanto, anche la nostra Diocesi si sta organizzando per prendere parte all’appuntamento mondiale (leggi Qui il servizio) e, ieri pomeriggio, come da programma ha accolto a Macerata i due simboli principali che accompagnano il cammino dei giovani all’incontro con il Santo Padre in Polonia: il Crocifisso di San Damiano e la statua della Madonna di Loreto che, provenienti dalla diocesi di Fermo e passando poi per Tolentino, verranno consegnati domani alla diocesi di San Benedetto.

La prima, significativa tappa al Centro di Ascolto e di Prima Accoglienza della Caritas, dove ai ragazzi e alle ragazze – tra cui numerosi scout -, accompagnati dai referenti della Pastorale giovanile diocesana, il responsabile Franco Moneta ha spiegato le attività e le finalità della struttura che, quotidianamente, offre pasti caldi e conforto a chi è in difficoltà.

I segni della Gmg al Centro di Prima Accoglienza della Caritas diocesana
I segni della Gmg al Centro di Prima Accoglienza della Caritas diocesana

Tra gli ospiti del Centro, a portare una testimonianza, i giovani Mustafa Kassepape, che ha raccontato la propria esperienza di migrante approdato, ancora minorenne, dal Senegal alle Marche, «trovando in questa città une generosa accoglienza», e Tariq Subhani, proveniente dal Pakistan, da dove è fuggito per problemi legati alla politica: «Oggi la Caritas è la mia famiglia», ha affermato con gli occhi lucidi.

I due simboli che accompagnano il cammino dei giovani all’incontro con il Santo padre in Polonia verranno consegnati domani alla diocesi di San Benedetto

Quindi, l’appuntamento nell’Auditorium San Paolo, che si è andato pian piano affollandosi di ragazzi desiderosi di ascoltare le risposte che il Vescovo, monsignor Nazzareno Marconi, ha “paternamente” rivolto loro dopo aver letto tutte le 500 domande rivoltegli attraverso l’iniziativa «Io e Dio», ossia l’«Azione di coraggio» proposta dal Gruppo Scout Macerata 2 (leggi Qui). Ad introdurre il momento è stato don Flaviano D’Ercoli, direttore della Casa Salesiana di Macerata, a cui si sono aggiunte le voci degli scout Marta e Marco che hanno spiegato come è nata l’idea di avviare questo curioso ed interessantissimo progetto, con l’intento di allargarlo a più giovani possibile.

Il Vescovo si confronta con le domande dei giovani della Diocesi
Il Vescovo si confronta con le domande dei giovani della Diocesi

Di seguito, la parola al nostro Pastore che non si è sottratto ai numerosi (e decisamente impegnativi) quesiti formulati dai ragazzi, desiderosi di ascoltare una parola convincente ed efficace, per proseguire con ancora più slancio il proprio cammino di fede.

E don Nazzareno ha ben volentieri accettato la sfida, scherzando attraverso diverse battute con la platea, senza però perdere l’autorevolezza nel comunicare ai giovani chi è realmente Dio e cosa significhi possedere la grazia della fede in Cristo.

«Se vi portate dentro una domanda – ha esordito il Vescovo – è un buon segno di vita. Non ho paura di chi davanti alla fede nutre dei dubbi: piuttosto, mi inquieta chi di fronte a certe immense domande rimane indifferente». Quindi, una delle tante esortazioni rivolte ai giovanissimi: «Provate a credere che Dio esiste, ed è vicino e concreto nel farsi conoscere all’umano. In questo modo, riuscirete ad avvicinarvi ad una piccola ma solida fede, che è molto più di un’idea».

«Se vi portate dentro una domanda è un buon segno di vita. Provate a credere che Dio esiste, ed è vicino e concreto nel farsi conoscere: così, riuscirete ad avvicinarvi ad una piccola ma solida fede», ha detto il vescovo Marconi

Poi, l’invito a scoprire la vera Parola che salva – «tra i tanti libri che arricchiscono la mia biblioteca, il Vangelo è l’unico che mi ha convertito» – ed aprire i nostri cuori ad un amore sconfinato: «Accettiamo di vivere uno stile di vita secondo gli insegnamenti di Gesù, e se vogliamo parlare di Dio, impariamo a recuperare il senso della misura, ridimensionando il nostro ego», ha aggiunto Marconi. Di fronte ad un pubblico attratto ed attento, don Nazzareno ha fatto più di una volta riferimento al suo cammino di fede personale, ricordando: «Lo studio e la vita mi hanno insegnato che gli uomini delle certezze sono dei credenti spaventati e non dimenticate mai, ragazzi, che il cristianesimo è la religione del punto interrogativo e non del punto esclamativo».

«Dio c’è? Cosa c’entra con la mia vita? La Chiesa e noi: perchè ce ne allontaniamo?». Tanti i quesiti proiettati nelle slide dell’inchiesta condotta dai ragazzi, accolti dal vescovo Marconi con paterna consapevolezza. Quindi, un dialogo sempre più “vicino” agli animi degli adolescenti, degli universitari e dei giovani lavoratori presenti in Ateneo. «Se inizi a pensare che c’è qualcuno che ci ama anche quando nessuno lo, ecco allora che qualcosa si “aggancia” al mistero di Dio. Un Dio che è un amore pieno di straordinaria fantasia e la cui grandezza risiede nel trovare sempre qualcosa di amabile in questo mondo». Anche quando la realtà delle cose si fa scomoda.

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La preghiera nella chiesa di San Filippo, guidata da don Giacomo Pompei

A concludere l’intero pomeriggio è stata infine la preghiera, raccolta e sentita, nella chiesa di San Filippo, dove i ragazzi si sono recati in pellegrinaggio portando la Croce e l’icona mariana. Segni che sono già entrati o entreranno nelle carceri (vedi Fossombrone, Pesaro e Camerino), negli ospedali, nelle scuole, nei monasteri di clausura, visitando soprattutto le “case” di chi non è accolto.

Sono questi i mesi in cui la preparazione a Cracovia entra nel vivo e in cui, ha dichiarato don Falabretti, sottolineando che «occorre fare uno sforzo supplementare per convocare i giovani, andarli a prendere: per chiamarli non basta più il volantino, serve costruire relazioni».

Ponti umani, di volti che si incontrano e si sostengono a vicenda, passo dopo passo, a Macerata come a Cracovia.

Foto Stefano Salvucci e Francesca Cipolloni

I Segni Della Gmg A Macerata

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