La Parola di oggi
Le autorità d’Israele erano chiamate a prendersi cura della vigna del Signore, cioè del Suo popolo. Dovevano divenire i promotori del mondo nuovo. Ma essi hanno fatto della loro missione un privilegio nel quale si sono gelosamente rinchiusi, escludendo dalla salvezza tutti quelli che vi aspiravano, eliminando chi li richiamava alle loro responsabilità.

Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43.45)
«Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare». Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.

Una storia per pensare.
Ad una vendita all’asta, il banditore propose un violino. Era impolverato, graffiato e scheggiato. Le corde pendevano allentate e il banditore pensava non valesse la pena di perdere tanto tempo con il vecchio violino, ma lo sollevò con un sorriso. «Che offerta mi fate, signori?» gridò. «Partiamo da… 50 euro!». «Cinquantacinque!» disse una voce. Poi sessanta. «Sessantacinque!» disse un altro. Poi settanta. «Settanta euro, uno; settanta euro, due; settanta euro…». Dal fondo della stanza un uomo dai capelli grigi avanzò e prese l’archetto. Con il fazzoletto spolverò il vecchio violino, tese le corde allentate, lo impugnò con energia e suonò una melodia pura e dolce come il canto degli angeli. Quando la musica cessò, il banditore, con una voce calma e bassa disse: «Quanto mi offrite per il vecchio violino?». E lo sollevò insieme con l’archetto. «Cinquecento, e chi dice mille euro? Mille! E chi dice millecinquecento? Millecinquecento, uno; millecinquecento, due; millecinquecento e tre, aggiudicato!» disse il banditore. La gente applaudì, ma alcuni chiesero: «Che cosa ha cambiato il valore del violino?». Pronta giunse la risposta: «Il tocco del Maestro!».
Se in qualche circostanza della vita ci si ritrova come vecchi violini, inutili, impolverati, graffiati e scheggiati; niente paura. Abbiamo una certezza: siamo in grado di fare cose meravigliose. Basta “il tocco del Maestro”….

Consolare gli afflitti
Chi si propone di consolare gli afflitti non resterà mai disoccupato in questo mondo.
La questione della gioia è una questione seria, come ha ripetutamente ricordato Papa Francesco nella sua Evangelii gaudium, una lettera tutta dedicata a quella gioia speciale che illumina il cuore di quanti accolgono il Vangelo. Il Vangelo è un annuncio di gioia donato agli uomini come dice Gesù: «perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11). Questa parola densa di significato trasmessa dall’evangelista Giovanni ci rivela che la pienezza della gioia non è così facile da trovare come a volte ci illudiamo che sia. Il modo moderno di vivere, pieno di agi e insaziabile nell’escogitare forme inedite di gratificazione e di piacere, sembra addirittura aver accresciuto, contro ogni intenzione, i motivi di tristezza e di desolazione. I dati in espansione dei suicidi ne sono una prova evidente: «La tristezza del mondo produce la morte» (2 Cor 7,10), osservava già san Paolo. Chi oggi vuol davvero consolare gli afflitti, deve perciò con coraggio indicare che la via per raggiungere la pienezza della gioia è condividere la gioia di Gesù. E la gioia di Gesù e la gioia del bene, la gioia di chi ha fatto della sua vita un dono totale e senza riserve, perché «c’è più gioia nel donare che nel ricevere» (At 20,35).

+ Nazzareno, vescovo

(Testo tratto da: Nazzaerno Marconi, Verso la Pasqua 2016)

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