La notizia è che è stata prolungata sino a Pasqua la mostra allestita a Recanati su «I luoghi della Vergine Lauretana a Recanati. L’Arte dei Sacelli» (sfoglia qui il Reportage realizzato da Emmaus settimanale per l’occasione). Dai positivi commenti dei numerosi visitatori registrati dal giorno dell’inaugurazione – avvenuta lo scorso 9 dicembre, con una tavola rotonda arricchita dagli interventi di qualificati esperti – è scaturita infatti la decisione, da parte degli organizzatori, di posticipare la chiusura dell’esposizione (prevista inizialmente per il 6 marzo).

Nell’Anno giubilare, dunque, oltre ai capolavori di Lorenzo Lotto e il Museo dell’Emigrazione marchigiana nel mondo, i turisti che solitamente scelgono la Città della Poesia come mèta avranno l’opportunità di visitare, presso le sale di Villa Colloredo Mels, l’allestimento dedicato ai tipici Sacelli lauretani, provenienti da chiese e musei di tutte le Marche.

L'interno della Santa Casa di Loreto
L’interno della Santa Casa di Loreto

Come si sa, la tradizione narra che, nel maggio del 1291, la casa della Vergine lasciò miracolosamente la Palestina: venne trasvolata poi, il 10 dicembre 1294, sulla sponda opposta dell’Adriatico, dopo non poche vicissitudini, sul finire del 1295 trovò la collocazione nel luogo santo di Loreto. Da allora, la devozione verso la Vergine, venerata nel sacello della Santa Casa, si estese dai confini della piccola diocesi di Recanati all’intera Marca di Ancona fino a raggiungere, nella prima metà del Seicento, il suo periodo più glorioso in quasi tutti i Paesi d’Europa.

carosel_1_fotoPertanto, la straordinaria fortuna della pietà popolare verso la Beata Vergine di Loreto determinò, dapprima, l’esigenza di tradurne l’immagine in forme plastiche. Le immagini rappresentano l’immagine della Madonna rivestita della rituale e sontuosa dalmatica: alcune presentano una corona a forma di triregno sul capo, esemplata su quella donata dalla comunità di Recanati nel 1498 e sostituita nel 1643 con un’altra offerta da Luigi XIII, re di Francia.

Il progetto espositivo, ideato dall’Amministrazione comunale (leggi Qui l’intervista all’Assessore alle Culture), è nato, lo ricordiamo, con l’idea di sviluppare e potenziare gli aspetti meno noti di Recanati, al di fuori dei percorsi culturali già conosciuti come quelli dedicati a Giacomo Leopardi e Beniamino Gigli. Quello spirituale rappresenta, infatti, un nuovo percorso tutto da scoprire e da raccontare, ricco di elementi di grande rilievo artistico e storico che vanta legami eccellenti come ad esempio con padre Nicolàs Bodabilla, il gesuita spagnolo la cui tomba si trova nell’antica chiesa recanatese di San Vito, o con la città di Loreto.

Il sacello di Cupramontana
Il sacello di Cupramontana

Nelle sale espositive del Museo Civico, al nucleo centrale della mostra dei plastici dei Sacelli lauretani si affianca inoltre l’esposizione di pubblicazioni di argomento lauretano che vanno dal XV al XVII secolo, conservati presso la Biblioteca Benedettucci di Recanati e nelle sezioni dell’Archivio diocesano. Sono esposte pubblicazioni con xilografia o stampa dell’immagine della Santa Casa, soprattutto quella più ricorrente della Madonna con il Bambino, seduta sopra la casa-chiesa trasportata dagli angeli, divulgata a partire dalla seconda metà del XVI secolo, popolarmente detta «Madonna del tettarello» o «Madonna dei cuppitti».

Gabriele Brucca
Gabriele Brucca

Oltre ad avvalersi del contributo scritto della professoressa Rosa Maria Borraccini, di padre Floriano Grimaldi e della dottoressa Denise Tanoni, l’esposizione, sotto il profilo artistico, è stata curata dal dottor Gabriele Barucca, responsabile della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici delle Marche, attento conoscitore della realtà culturale regionale e, da anni, prezioso collaboratore della Diocesi maceratese nell’attuazione di mostre ed eventi di prestigio.

«Il pubblico, marchigiano e non solo, sembra aver gradito questa proposta culturale in cui abbiamo voluto presentare dei manufatti che testimoniano una devozione particolarmente significativa, che connota il territorio delle nostre attuali Marche – spiega l’esperto – e che aiutano a riscoprire una tradizione espressa non solo dalle tipiche suppellettili ecclesiastiche che vediamo solitamente esposte nei musei diocesani». Secondo Barucca, infatti, i Sacelli rispondono ad una precisa «funzione», storica e religiosa: «Recuperare questi oggetti significa riportare alla luce una storia popolare per secoli trascurata e restituire, tramite le opere esposte, una viva memoria in cui le comunità locali possano rispecchiarsi».

IMG_20140822_084741Inoltre, nel contesto più ampio della Via Lauretana, che incarna un percorso, un cammino di popolo, per il professore «il Sacello racchiude un significato più limitato, ma non per questo meno importante: queste piccole “casette” sono il simbolo delle comunità che, non potendo spostarsi e compiere il gesto del pellegrinaggio, affidavano a queste preziose realizzazioni artistiche una valenza speciale». E, tra gli oggetti in mostra provenienti da tutta la regione marchigiana, si possono ben distinguere i materiali utilizzati – tela, cartapesta e legno – e la mano “artigianale” degli artisti dell’epoca, assolutamente da tutelare. «Queste antiche opere vanno conosciute, in quanto costituiscono il tessuto connettivo di una società da salvaguardare – sottolinea Barucca – e credo sia un segnale interessante, specialmente per i visitatori più giovani, poter entrare nel Museo di Villa Colloredo, posare lo sguardo sul grande Lotto e poi scoprire l’eredità racchiusa in queste piccoli ma indiscussi attestati di fede autentica e mai tramontata»

Il progetto, inizialmente studiato per valorizzare il forte legame popolare che i recanatesi e non solo nutrono da secoli verso la Vergine Lauretana, si allaccia a quello regionale dei Cluster Meditazione e Spiritualità con i Cammini Lauretani e alle iniziative previste per il Giubileo con la Peregrinatio Mariae all’interno del programma «La Via Lauretana da Roma a Loreto: Tesori d’arte e di fede».

«Queste opere vanno conosciute, in quanto costituiscono il tessuto connettivo di una società da salvaguardare», afferma Gabriele Barucca

«Sono state moltissime le scolaresche che in questi mesi hanno fatto visita all’allestimento – afferma inoltre Antonio Perticarini, direttore del Museo Civico di Villa Colloredo Mells – e per molti studenti è stata una sorpresa il conoscere un elemento fino ad oggi sconosciuto come il Sacello, che è servito a diffondere la storia della Traslazione della Santa Casa da Nazareth a Loreto».  E se per i visitatori più giovani si è trattato, sicuramente, di una una scoperta, per i meno giovani si è trattato di «un riscoprire una tradizione che, purtroppo, nel corso degli ultimi anni si è affievolita, ma che ancora oggi è ben marcata nella memoria di queste persone»: una memoria “illuminata” dal «ricordo dei falò che si accendevano la notte della venuta, tra il 9 e il 10 dicembre, per illuminare la strada alla Madonna». Per gli amanti dell’arte, infine, come dichiara il responsabile è stato decisamente arricchente osservare «questi elementi di straordinaria bellezza, dove oltre ad artigiani, si sono cimentati molti artisti di grande importanza». E per ammirare meglio le particolari opere, i visitatori, hanno fatto il bis, come sottolinea Perticarini: «Molti sono ritornati a Museo accompagnando amici e parenti, colpiti dalla singolarità dell’esposizione e degli elementi esposti».

FERMO
Il sacello di Fermo
CINGOLI
Il sacello di Cingoli
SAN SEVERINO
Il sacello di San Severino

La mostra, come è noto, gode del patrocinio di Regione Marche, Provincia di Macerata, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, VCM, Anci Marche, Cammini Lauretani, Misericordes Sicut Pater, Conferenza Episcopale Marchigiana e del contributo di iGuzzini e Tecnostampa.

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