La Parola di oggi
Gesù demistifica l’atteggiamento religioso con cui l’uomo ricerca se stesso, facendo di Dio lo specchio della propria perfezione. Esalta invece l’atteggiamento di colui che, rinunciando a ogni pretesa orgogliosa, può aprirsi al Dio di misericordia.

Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14)
Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

Una storia per pensare
Uno scultore stava lavorando con martello e scalpello su un grande blocco di marmo. Un ragazzino, che passeggiava, si fermò curioso davanti alla porta spalancata del laboratorio. Il piccolo fissò affascinato la pioggia di polvere bianca, di schegge di pietra piccole e grandi che ricadevano a destra e a sinistra. Non aveva idea di ciò che stava accadendo: quell’uomo che picchiava come un forsennato la grande pietra gli sembrava un po’ strano, ma continuò a guardare affascinato e a lungo senza capire.
Qualche settimana dopo, il ragazzino ripassò davanti allo studio e con sua grande sorpresa vide un grande e possente leone nel posto dove prima c’era il blocco di marmo. Tutto entusiasta, corse dallo scultore e gli disse: «Signore, dimmi, come hai fatto a sapere che c’era un leone nella pietra?».
La tua vita è come un blocco di pietra di marmo bianco. Tocca a te scolpirla e farla diventare un capolavoro. E anche se a qualcuno puoi sembrare solo un inutile blocco di pietra, non lasciarti condizionare. Dentro di te c’è un leone. Devi solo farlo uscire…

Pregare Dio per i vivi e per i morti
La forma più alta della preghiera di intercessione che la Chiesa nel suo insieme vive sia per i viventi che per i defunti è la celebrazione eucaristica, la santa Messa. Il sacrificio della Messa, la preghiera rivolta da tutta la Chiesa al Padre ripresentando a Lui offerta d’amore del Figlio fatta per tutti sull’altare della croce, è la più grande preghiera di intercessione che l’umanità possa rivolgere a Dio da questa terra. Questa intercessione è davvero universale; la Messa non è un fatto privato, una preghiera intima, di pochi che si interessano solo di se stessi e presentano a Dio i loro piccoli guai. In ogni Messa l’universalità della Chiesa, rappresentata dall’assemblea stretta attorno all’altare, prega Dio per tutto il mondo. Anzi, come insegna saggiamente il concilio di Trento, non prega soltanto per i bisogni e le necessità «dei fedeli viventi, ma anche per coloro che sono morti in Cristo e non sono ancora pienamente purificati». Nella celebrazione della Messa attorno all’altare si raduna misticamente non solo tutta la terra, ma anche il cielo. L’intercessione per tutta l’umanità è l’ultima opera di misericordia spirituale che, secondo l’elenco tradizionale, la Chiesa fa piovere su tutte le genti. E anzi qui sta, propriamente parlando, la funzione del sacerdozio battesimale, compito primario di santificare il mondo che Dio affida a ognuno fin dal giorno del Battesimo. Il popolo di Dio radunato da ogni regione, da ogni stirpe, da ogni cultura, eleva unitamente a Cristo suo capo e suo principio di vita, una supplica ininterrotta e offre la Vittima unica e pienamente efficace, resa presente sull’altare, a favore dell’intera creazione, implorando così su tutti gli uomini la grazia del Padre di tutti che tutti vuole salvare.

+ Nazzareno, vescovo

(Testo tratto da: Nazzareno Marconi, Verso la Pasqua 2016)

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