E di Emergenza

Il gemellaggio con la Diocesi dell'Aquila

La suddivisione della Diocesi dell'Aquila nei gemellaggi

L’Emergenza nasce là dove fatti drammatici, quali ad esempio una catastrofe naturale o una guerra, richiedono un intervento tempestivo, concreto, per soddisfare bisogni primari di sopravvivenza. L’ondata emotiva che accompagna questi fatti – amplificata dai mass media – induce slanci di generosità. Nasce tuttavia il problema di dare continuità agli interventi anche quando si è esaurita l’ondata emotiva, e di riconoscere le “piccole emergenze” che non hanno risalto e che non trovano ascolto.

Due giorni di gemellaggio a Morrovalle per gli abitanti di Pizzoli e Arischia, ospiti presso le famiglie di Morrovalle
Due giorni di gemellaggio a Morrovalle per gli abitanti di Pizzoli e Arischia, ospiti presso le famiglie di Morrovalle

Lo Statuto definisce la Caritas Italiana come «Organismo pastorale costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana» che ha tra i compiti quello di «indire, organizzare e coordinare interventi di emergenza in caso di pubbliche calamità, che si verifichino sia in Italia che all’estero» e di promuovere «l’animazione del senso della carità verso le persone e le comunità in situazioni di difficoltà, e del dovere di tradurlo in interventi concreti con carattere promozionale e, ove possibile, preventivo» (cfr. Statuto della Caritas Italiana, art. 1;3a).

augurio e piccolo dono per gli abitanti dei Map a Pizzoli
augurio e piccolo dono per gli abitanti dei Map a Pizzoli

Questo per la Caritas significa che la solidarietà nell’emergenza, deve essere considerata e valorizzata soprattutto come momento educativo. Il suo compito è fare in modo che si passi dall’atto occasionale di solidarietà e di condivisione al costume permanente. Per esprimere concretamente vicinanza e solidarietà la Caritas sceglie di intervenire sostenendo i poveri attraverso la Chiesa locale senza sostituirsi mai ad essa.

Nel terremoto de L’Aquila, nel 2006, Caritas Italiana ha chiesto alle Delegazioni regionali Caritas di esprimere la propria vicinanza attivando dei gemellaggi con le comunità colpite. Noemi e altri operatori Caritas hanno abitato per un anno in quei luoghi “in semplicità, senza azioni eclatanti, nella condivisione dei momenti di servizio, di incontri, di preghiera e di convivialità, ripartendo dalle piccole cose e cercando di dare, dove possibile, una spinta in più, un’occasione in più per approfondire la fede.”

Noemi ci racconta la sua esperienza e il suo gemellaggio nelle buone abitudini di questa settimana.

Le buone abitudini: Il nostro gemellaggio ‘casalingo’ 

 

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