Le vie della misericordia in famiglia: uscire, abitare e trasfigurare

Avenale 4-5-6 marzo 2016

Salire ad Avenale per l’esperienza degli esercizi spirituali, ha sempre portato con sé l’idea di “staccare” la spina. In realtà, ciò che è stato chiesto agli sposi e ai fidanzati, riuniti presso Casa Sant’Elena, è stato di vivere la continuità di un tempo comunque e sempre donato, che non è fuga da qualcosa, ma occasione per tornare a sperare. Questo tempo ci è donato, questa storia è la nostra storia, questi giorni ci sono offerti da vivere: giorni di Giubileo, di Quaresima, di grazia.

Sono i giorni che il Signore ci presenta per tornare a Lui. In questa ferialità l’invito è quello di saper cogliere le tante opportunità che ci sono dentro la nostra vita, in ogni incontro, nei tanti volti che ci circondano. La prima occasione da sfruttare è quella di aprire la porta al Signore che sta bussando, per entrare e incontrarci. Salire ad Avenale porta con sé anche l’idea dei propositi: fermarsi un po’ per riflettere e prendere decisioni di cambiamento. Ma anche questo dato è stato smontato.

DSC_3278È inutile prendere decisioni forti, per poi non riuscire a mantenerle. Meglio uscire da se stessi, con piccoli passi, decisi, affidati, e vivere il quotidiano con cuore grato. Uscire non è solo fare, né tantomeno scappare. Occorre uscire da se stessi, per cercare il vero bene, camminando insieme, in un continuo esodo. Ma c’è anche bisogno di imparare ad entrare: se non esco non so entrare.

La prima via di misericordia, allora, è uscire: uscire dallo scontato, dalla nostra rigidità, anche dalle nostre sicurezze. Imparare ad uscire per imparare ad abitare la ferialità e fare della nostra casa il luogo in cui i gesti, le parole e i silenzi divengono liturgia, nella pienezza dell’amore che li genera. Ecco la seconda via! Un tempo ricco di relazioni, quello vissuto ad Avenale dalle coppie, provenienti un po’ da tutto il territorio diocesano. La Bellezza è scesa ad abitare tra i fidanzati, i genitori, i figli, le persone che gratuitamente si sono messe a servizio dei fratelli. La Bellezza ha potuto trasfigurare (terza via!) la realtà facendone un dono prezioso da custodire. Sono state trasfigurate le vite e i sogni dei fidanzati. Il loro progetto si è incontrato con il progetto di Dio.

La mensa è stata trasfigurata: dalla condivisione del cibo, della vita e delle esperienze. I bambini sono stati trasfigurati: dalla presenza di genitori in cammino, che cercano e si interrogano sulle cose importanti della vita.

Sul monte si è goduta una luce nuova, che ha ridato speranza agli uomini e alle donne che hanno creduto in una proposta, nuova e antica allo stesso tempo. Il grazie va a don Francesco e don Egidio, che hanno centellinato la Parola, facendola vibrare e penetrare nel cuore di tutti. Ma va anche a quanti si sono messi in gioco, narrando la loro vita, condividendo le proprie esperienze, amando e abbracciando questo tempo “opportuno” che ci è stato donato dal Signore.

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