Mons. Romolo Molaroni campione di carità e padre degli operai

Per la sua improvvisa scomparsa, nel 1919, "L’Operaia", periodico d’ispirazione cristiano-sociale pubblicò l’editoriale: "Il Vescovo e la classe Operaia"

Facendo riferimento all’interessante articolo di Ivano Palmucci su Mons. Romolo Molaroni e il suo breve magistero episcopale”, recentemente pubblicato su Emmausonline (leggi qui), aggiungiamo che il vescovo Molaroni – che resse la diocesi di Macerata-Tolentino negli anni 1917-1919 – fu riconosciuto come campione di carità e anche padre degli operai. Per la sua improvvisa scomparsa, nel 1919, “L’Operaia”, periodico d’ispirazione cristiano-sociale (che nel periodo 1918 ’21 si stampava a Tolentino), a quel tempo molto scomodo e fortemente avversato da settori clericali e curiali, pubblicò l’editoriale: Il Vescovo e la classe Operaia” che riteniamo sia importante rendere noto, perché, oltre il commosso e sentito ricordo, rappresenta una viva testimonianza evangelica calata nel sociale, allora controcorrente e oggi forse poco o per niente conosciuta.

Di seguito riportiamo alcuni passaggi del citato editoriale:

L'editoriale su mons. Molaroni
L’editoriale su mons. Molaroni

«Fra le opere che erano a cuore al nostro amato Vescovo [Molaroni] non erano certo le ultime quelle riguardanti la classe operaia. Per la nostra Tolentino, centro eminentemente industriale ed operaio avrebbe voluto sorgessero tutte quelle benefiche istituzioni che mirano all’elevamento religioso morale ed economico dei nostri lavoratori e delle nostre lavoratrici.  Egli era davvero il Vescovo degli operai. Li amava come un padre i suoi figli e tutti li avvicinava con l’affettuosità del cuore. E gli operai lo amavano – aggiungeva con riconoscenza il giornale tolentinate – e sentivano il bisogno della sua parola fatta di bene. Vicino a lui non si sentiva la superiorità del grado, perché la sua dolcezza lo spingeva a tratti di cordialità e diremmo anche di vera amicizia. Ricordiamo come fosse oggi la bella giornata di Aprile di quest’anno [1919] quando [a Tolentino] s’inaugurò la Sala Operaia “Toniolo”. Si rivolse a parlare ai numerosi operai che la gremivano e con l’accento del Divino Maestro, mentre con dolcezza li incoraggiava al lavoro e all’amore non all’odio di classe, riaffermava solennemente i loro diritti reclamando presso i ricchi più giustizia e più provvidenza sociale […].

Egli aiutò. Incoraggiò, benedisse. Per ogni opera d’indole sociale – continuava l’editoriale – fu sempre largo di consiglio, di appoggio e anche di denaro non ostante le ristrettezze della sua mensa vescovile. Verso il nostro giornale “L’Operaia” fu benevolissimo e ne approvò sempre l’indirizzo e la propaganda delle idee perché, è bene ricordarlo, il Molaroni, quantunque grave di età, era giovane di mente e cuore santamente moderno che sentiva tutte le nobili e sane ispirazioni dei tempi nuovi» (1).

La redazione de “L’Operaia” con questo editoriale portava anche a conoscenza dell’opinione pubblica che il vescovo Molaroni, alcuni mesi prima di morire, nell’accorgersi che pure tra le fila dei cattolici non pochi avversavano il foglio tolentinate se ne addolorò molto, ed espresse la sua solidarietà alla redazione stessa. Inviò, pertanto, al direttore del suddetto giornale un breve ed esplicito scritto, di «conforto ed incoraggiamento», con queste testuali parole: «Se ci chiamano socialisti non importa: noi attendiamo a professare il socialismo del Vangelo. Non abbia paura, ma prosegua nel suo lavoro con la benedizione di Dio. Se occorresse qualche mia approvazione non avrei difficoltà di metterla in pubblico. Saluti di cuore. Romolo Molaroni, vescovo» (2).

Dopo la scomparsa dell’indimenticabile presule – avvenuta per improvviso malore la sera del 14 agosto 1919, a 62 anni, «nell’esercizio di sacre funzioni» – a cui successe il vescovo Domenico Pasi, le cose cambiarono e “L’Operaia” s’apprestava ad avere vita breve.

(1) Il Vescovo e la classe operaia, in “L’Operaia”, A. II, n. 8, 31 agosto 1919.
(2) Ibid., p. 2.

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