Un film capace di regalare sorrisi, e che nasce da un sogno: raccontare, attraverso il cinema, una storia che sappia legare tra loro temi molto importanti come l’amore, la fratellanza, il perdono, l’accoglienza, evidenziando il rispetto nei confronti della persona umana, senza alcuna discriminazione. Tra le pagine di una trama non scontata, il desiderio di portare sullo schermo di un cinema troppo spesso votato al “politically correct” la famiglia per quello che davvero rappresenta, senza maschere, nè filtri, valorizzando, tra l’altro, attraverso una giovanissima attrice del tutto speciale (per la prima volta di fronte una macchina da presa), la disabilità come opportunità e non come limite.

Tutto questo e molto altro ancora, da scoprire tra qualche manciata di giorni, è «Come saltano i pesci», la pellicola girata in gran parte nelle Marche e prodotta da Multivideo in associazione con Linfa per la regia di Alessandro Valori, che uscirà nelle sale il prossimo 31 marzo.

Il maceratese Alessandro Valori
Il maceratese Alessandro Valori

“Nostrano” anche lui, essendo nato a Macerata nel 1965, il regista ha frequentato la scuola di sceneggiatura di Tonino Guerra e lo stage di Nikita Michailkov. Inizia la sua attività in campo cinematografico nel 1984 e, nel 2003, esordisce con il suo primo lungometraggio drammatico, «Radio West»: nel 2008, il suo secondo film, la commedia «Chi nasce tondo…», con Valerio Mastandrea. In «Come saltano i pesci», Valori fa sintesi di stili che si mescolano, dove momenti di ilarità si alternano a quelli riflessivi, secondo il flusso naturale della vita.

In un cast decisamente degno di attenzione, con nomi di spicco del panorama italiano (Biagio Izzo, Maria Amelia Monti e Giorgio Colangeli, solo per citarne alcuni), il ruolo di protagonista appartiene a lui, che ha il viso d’angelo e una carriera in ascesa, con lo sguardo rivolto in alto e i piedi ben puntati a terra: Simone Riccioni. Entusiasta, prestante, preparato e determinato a raggiungere i propri obiettivi: segni particolari, bellissimo. E non solo esteticamente.

Abituati a cogliere il suo irresistibile sorriso sulle alte vette in un famoso spot di una marca di cioccolato, si potrebbero adoperare molti aggettivi per descrivere il talento del giovane attore originario di Corridonia, che ha prestato il volto a diverse pubblicità, è reduce da altri successi televisivi e cinematografici – «Universitari» di Federico Moccia e «E fu sera e fu mattina» di Emanuele Caruso – e crede con tutto se stesso in questo progetto che coinvolge attivamente, tra l’altro, anche la realtà dell’Anffas.

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Nato in Africa dove i genitori erano volontari e cresciuto nella Famiglia Salesiana, ambientatosi in fretta nello showbiz romano senza mai perdere di vista, però, l’umiltà e l’autenticità dell'”imprinting” della nostra terra, ex giocatore di basket con un ascendente particolare sulle giovani fan, Simone ha già rilasciato qualche anticipazione su «Come saltano i pesci» nella tramissione Effetto Notte, condotta dall’esperto di cinema Fabio Falzone e in onda su Tv2000.

Mancano poche settimane ora al debutto e l’emozione è palpabile, così come la netta volontà di trasmettere un messaggio forte e chiaro anche attraverso le scuole del territorio, dove, con una fitta agenda di appuntamenti, in concomitanza con la proiezione della pellicola – distribuita anche tramite i circuiti Acec e fortemente valorizzata nei contesti pastorali della Conferenza episcopale marchigiana – Riccioni incontrerà gli studenti per spiegare il senso di questo lavoro che non ha come unica, ansiogena finalità quella di sbancare al botteghino.

10557289_606351599516080_1824472323406988290_nPrima della serata in cui verrà presentato a Macerata «Come saltano i pesci», in programma giovedì 31 marzo al Multiplex di Piediripa, che prevede già il sold out, c’è un’altra data da memorizzare. Il 24 marzo, infatti, esce l’omonimo libro, edito da Leone e scritto da Riccioni con l’autore maceratese Jonathan Arpetti.

Inoltre, venerdì 18 marzo, alle 18 nell’Aula Magna dell’Università di Macerata, è in programma una sorta di cineforum “propedeutico”, moderato dalla giornalista Paola Olmi. Nata da una proposta dell’Inner Wheel di Macerata – nelle persone del presidente Isabella Mori e della segretaria Marina Cudini – l’idea è quella di incontrare, in una location diversa dal solito, Valori e Riccioni a pochi giorni dall’uscita di questo film “made in Marche”, visto che regista, protagonista, produzione, parte degli attori, comparse e troupe provengono da questa provincia.

Simone, facendo visita in redazione, raccontandoci di sè e condivendo le attese per il film, ha accettato volentieri di farsi intervistare da Emmausonline alla vigilia dell’uscita della sua “creatura” che lo vede in prima linea non soltanto per l’interpretazione. Mentre su Facebook è già attiva una fan page dedicata alle novità della pellicola (clicca Qui) e in attesa di sapere quali saranno le iniziative culturali previste nel Maceratese, è quindi l’attore protagonista a raccontarci la storia di Matteo e della sua famiglia che riteneva “perfetta”, fino alla scoperta di un segreto che ne scardina gli equilibri.

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Iniziamo dal principio: chi è Simone Riccioni?

Simone è un ragazzo che sogna, nato in Africa il 5 settembre 1988 da un papà medico e una mamma professoressa, “pazzi” furiosi nel senso positivo. Partiti per l’Africa come volontari negli anni della guerra civile, mi hanno fatto nascere lì e sono tornato in Italia all’età di sette anni. Da queste origini nasce la mia voglia di sorridere alla vita. Tantissime persone possono pensare che la felicità non esista, che ci siano alti e bassi, ma io ho conosciuto gente realmente felice e mi aggrappo al loro esempio. Simone, inoltre, non ha voglia di darla vinta a nessuno, anche questo secondo una valenza positiva: in America, quando ti proponi e ricevi un «no», bisognerebbe aggiungere la «w» e per trasformare quel rifiuto in «now», in un «adesso» in cui rispecchiare la propria voglia di vivere e sopravvivere, sempre e comunque.

«Quando ricevi un “no”, bisognerebbe aggiungere la “w” e per trasformare quel rifiuto in “now”, in un “adesso” in cui rispecchiare la propria gioia di vivere»

Dall’Africa ai primi passi come attore: qual è stata la via?

L’inizio è stato, diciamo, “provvidenziale”. Stavo giocando a ping pong ai Salesiani di Macerata quando un professore mi ha sentito cantare, proponendomi di cimentarmi in un musical (i Salesiani hanno sempre avuto una grande tradizione dei musical amatoriali, ndr). Risposi di no, perchè la ritenevo una cosa da femmine. Poi mi sono convinto, salendo su un palcoscenico da cui non sono più sceso. Per me la vita stessa è un palcoscenico: devi solo scegliere se essere protagonista, il co-protagonista o il figurante. Siamo noi a decidere, e ognuno può essere protagonista della propria vita, assaporandone i brividi e le tutte le emozioni. In teoria, avrei dovuto seguire le orme dei miei genitori, giocavo anche a basket a Montegranaro e volevo fare lo sportivo, mi sono laureato in Scienze motorie ed ero proiettato verso un’altra professione. Tuttavia, la vita ti porta talvolta a percorrere altre strade: oggi sono consapevole che se fare l’attore non mi appagasse totalmente potrei cambiare di nuovo direzione, perchè il mio vero scopo, come penso quello di qualsiasi uomo, è essere felice.

Simone Riccioni in una scena del film «Universitari"
Simone Riccioni in una scena del film «Universitari»

Poi l’approdo nel magico mondo del cinema: quali sono i tuoi lavori di esordio?

Ho iniziato con un primo film assieme a Jerry Calà «Pipì room», poi uno con Nicholas Mendez, una produzione della Canada Production dal titolo «Beyond Mountains, more mountains», quindi due thriller, «Hello bingo» e «La festa». Dopodichè è arrivato «Come è bello far l’amore», con Fabio De Luigi e Claudia Gerini per la regia di Fausto Brizzi. In seguito a quella partecina venni scritturato per «E fu sera e fu mattina», un film indipendente, che ha riscorsso ottimi consensi a Macerata e con cui abbiamo vinto il prestigioso premio Fice (Federazione Italiana Cinema d’Essai). Ma è indubbiamente con «Universitari – Molto più che amici», uscito nel settembre 2013 per la Medusa Film, che ho raggiunto la popolarità come protagonista.

«Come saltano i pesci», Simone?

Come nella vita reale gli animali per scappare da un predatore vanno in gruppo oppure saltano fuori dall’acqua, così le persone, per compiere qualcosa di interessante, devono far gruppo gruppo oppure avere il guizzo vincente. Dunque, l’idea che il film vuole comunicare è quella di essere liberi di fare qualche cosa di bello e di non preoccuparci del giudizio altrui: come i pesciolini, bisogna essere uniti per uscire fuori dalle regole, sfondare un muro oltre il quale trovare sempre qualcosa di incoraggiante.

Maria Amelia Monti nella pellicola interpreta Mariella
Maria Amelia Monti nella pellicola interpreta Mariella

La sinossi e il pressbook ci anticipano che si tratta di un film sulla famiglia: puoi spiegarci in che termini?

«Come saltano i pesci» non parla di una famiglia canonica, non è quella del Mulino Bianco. Quella che vedrete sullo schermo è una famiglia reale in cui, come in tutte le case, ci sono problemi, difficoltà e, allo stesso tempo, amore e comprensione. Spesso però le unioni possono incrinarsi, rompersi e dividersi: in questo caso i familiari di Matteo, il protagonista che impersono, riusciranno a ritrovarsi grazie alla semplicità di una bambina particolare, scritturata al primo provino, che è il vero punto di forza di questo lavoro…

Il cast di «Come saltano i pesci»: secondo da sinistra, il regista Alessandro Valori
Il cast di «Come saltano i pesci» con il regista

Nel circuito promozionale del film sarai impegnato anche in un “tour de force” negli Istituti scolastici del territorio: quanto conta per te il dialogo con i ragazzi?

Credo sia molto importante instaurare una “connessione” con i giovani d’oggi e spiegare loro il significato del successo, che è fatto anche di sacrifici. Riprendendo la chiave di lettura del film, inoltre, per me sarà fondamentale trasmettere loro questo messaggio: se si ha voglia di sognare, di saltare fuori dalle reti e fare gruppo per creare qualcosa di buono bisogna crederci, lottare e raggiungere i propri obiettivi. Non c’è crisi che tenga, nè essa deve diventare un alibi. Attore, carpentiere, casalinga, fa lo stesso: qualsiasi cosa siamo chiamati a fare nella vita, quale sia la nostra “vocazione”, l’importante è realizzarla con amore e passione.

«Nel film non si parla di una famiglia canonica, ma reale. E ai ragazzi di oggi vorrei dire che bisogna credere nei propri obiettivi: la crisi non deve essere un alibi»

Sappiamo che, oltre all’attore c’è anche un Riccioni scrittore…

Sì, infatti. A giorni uscirà «Come saltano i pesci», scritto a quattro mani da me e da Jonathan Arpetti. Dopo «Eccomi», dove parlavo della mia vita e dell’Africa, impostato a mo’ di sceneggiatura, in questa seconda prova letteraria, un romanzo, mi sono fatto affiancare da un esperto. Spero che, assieme alle immagini, il pubblico apprezzi anche la scrittura legata a questo titolo.

E per il futuro, cosa bolle in pentola?

Come avevo preannunciato un anno e mezzo fa dopo il film di Moccia, sono riuscito a girare un film nella nostra regione e sto già pensando al prossimo. Si dovrebbe realizzare sempre qui, nelle Marche, e per chi fosse interessato a recitare come comparsa può rivolgersi alla neo casa di produzione Linfa (linfasrl.segreteria@gmail.com). Parliamo di un’associazione sorta da poco nel territorio, che si propone di valorizzare le sue bellezze, sia da un punto di vista umano che tecnico. Perchè non sperimentarlo insieme?

Già, perchè non provare a “saltare” proprio come fanno i pesci, sfidando i limiti e i pregiudizi del nostro tempo. Così, come il mondo di Matteo, costruito attorno ad una terribile bugia, verrà illuminato da una realtà capace di mostrargli una realtà diversa e carica di significati inaspettati, l’augurio ora per chiunque vorrà andare al cinema a vedere questo film è che sappia cogliere in esso, fotogramma dopo fotogramma, una storia positiva che sa di buono. Quel buono di cui, tutti, al giorno d’oggi abbiamo bisogno di nutrirci, in un “mare” di valori da riscoprire e custodire. Senza paura.

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