Da secoli, i riti della Settimana Santa rappresentano non solo dal punto di vista ecclesiale, ma anche culturale e sociale, una ricchezza e un’eccellenza
di tanti territori del nostro Paese.

Come testimoniato anche dalle parrocchie e dalle comunità della nostra Diocesi, sono proprio i fedeli, coinvolti negli appuntamenti di uno dei momenti più “forti” dell’Anno Liturgico, ad essere i primi protagonisti dei momenti salienti che precedono la festa di Pasqua. Mostrando la sua anima più profonda e più vera, si potrebbe dire che è la pietà popolare ad esprimersi nella sua più alta manifestazione. Così è in gran parte dei territori italiani, specialmente nelle regioni del Sud, e così nei nostri borghi, per le vie dei paesi che abitiamo.

adoraz-eucarLe Sante Quarant’ore in particolare, vissute come tempo di grazia, ben rappresentano questa convinta e partecipata devozione. L’esposizione del Santissimo Sacramento, detta, appunto, Esposizione delle Quarant’ore, ebbe questo nome in memoria del periodo trascorso da Gesù nel Santo Sepolcro. Si narra che, una volta, questa pia pratica era in grado di rivoluzionare le nostre città e contrade, con l’intenzione di condurre i peccatori alla conversione. Come si legge nel Messale Romano (1983), infatti, «a partire da questa esigenza invalse l’uso di deporre l’ostia consacrata nascosta in un apposito altare sotto forma di sepolcro». L’origine di questa devozione che porta il titolo di Oratio quadraginta horarum, è incerta: la prima testimonianza di tale pratica va ritrovata tra i Battuti di Zara, presso la chiesa di S. Silvestro, già prima del 1214, dove sorse pure la confraternita In Coena Domini delle Quarant’ore.

 

Recanati la tradizione delle Quarant’ore nella concattedrale di San Flaviano può davvero definirsi “intramontabile”, tramandandosi di generazione in generazione e di famiglia in famiglia, il gesto di recarsi presso il Duomo cittadino e sostare in preghiera di fronte “al Santissimo“, come lo definiscono, per usanza religiosa, i recanatesi.

A riprova di ciò, basti pensare ai quasi quindici anni in cui, essendo inagibile la cattedrale per i gravi danni subiti dal sisma del 1997, sebbene fosse forte il dispiacere per non poter condividere il rituale in un luogo così caro alla città, la tradizione non smise di proseguire nelle altre chiese del centro storico recanatese.

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L’interno della concattedrale dedicata a San Flaviano, riaperta nel 2011 dopo i massicci lavori di ristrutturazione

Sentitissima, dunque, è l’Adorazione continua che prende avvio, come di consueto, nel pomeriggio della Domenica delle Palme – che cade quest’anno il 20 marzo – per poi protrarsi fino al pomeriggio del Martedì Santo, 22 marzo.

In alcuni momenti è prevista la presenza di gruppi o Associazioni religiose che guideranno l’animazione spirituale, mentre in altre fasce orarie ci sarà spazio per la preghiera spontanea e silenziosa.

Monsignor Giuseppe Orlandoni
Monsignor Giuseppe Orlandoni

Sarà il vescovo emerito di Senigallia, monsignor Giuseppe Orlandoni, ad aprire le Celebrazioni solenni la Domenica delle Palme con la Messa delle ore 18, con cui inizierà il rito delle Quarant’ore. Il 21 marzo, Lunedì Santo, l’ora di Adorazione a partire dalle 21 sarà presieduta dal vescovo diocesano Nazzareno Marconi. Sarà infine di nuovo monsignor Orlandoni a chiudere le Quarant’ore, il Martedì Santo, con la Benedizione alle 18.15 e la Celebrazione eucaristica alle 19.

Nel corso delle tre giornate, saranno disponibili i sacerdoti per le confessioni e, nella Cappella dell’Eucaristia, verranno celebrate le Messe alle ore: 6, 8, 9.30, 11 e 19.

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La Cappella del Santissimo Sacramento nel Duomo recanatese

Le cronache riportano che l’uso di esporre il Santissimo Sacramento all’adorazione dei fedeli per quaranta ore continue al fine di propiziarsi l’intervento del Signore, specie in tempi di calamità e guerre, avvenne per la prima volta nel 1527, presso la chiesa del S. Sepolcro a Milano: fu per iniziativa dell’agostiniano Antonio Bellotti di Ravenna, che istituì anche la scuola del Santo Sepolcro legata a tale scopo, avviando l’uso di ripetere le Quarant’ore anche fuori la Settimana Santa.

Papa Paolo III approvò questa pratica con breve apostolico del 28 agosto 1537. Ferventi propagatori dell’uso delle Quarant’Ore furono i Cappuccini e altrettanto zelo fu espresso anche dai Gesuiti, che diffusero quest’uso in tutta Europa e in Italia.

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