Durante questi tre giorni del triduo pasquale continuiamo a meditare il racconto della Passione di Gesù secondo Luca, è l’evangelista che ci accompagna in questo anno liturgico.

Il Calvario
L’articolazione che Luca offre dell’episodio del Calvario è chiaramente personale; in modo particolare la sua attenzione è centrata sul Discepolo ideale. Egli non presenta infatti personaggi che svolgano il ruolo di testimoni della Passione, ma offre dei modelli, degli esempi di come seguire il Cristo lungo la via dolorosa della Croce.
Si tratta di seguire Gesù che porta la croce, portando la nostra croce dietro di lui, per questo nell’episodio del cireneo non risalta tanto la costrizione che subisce, come negli altri evangelisti, ma Luca sceglie un termine più generale: «gli imposero di portare la croce dietro a Gesù» (Lc 23,26) che corrisponde significativamente all’immagine dell’impegno del discepolo usata da Gesù nel corso del Vangelo (Cfr Lc 9,23; 14,27).
Le donne che assistono sono indicate senza nomi propri, quasi a simboleggiare tutte le donne della comunità cristiana primitiva a cui Luca si rivolgeva. Di esse si dice in Luca che assistevano da lontano osservando in una formulazione che assomiglia molto al comportamento di chi sta meditando su un fatto importante.
C’è inoltre solo in Luca la menzione di una grande folla che seguiva Gesù; questi alla fine se ne andranno, ma battendosi il petto (Lc 23,48), con un chiaro invito alla conversione che la Passione deve generare nei nostri cuori. Un invito che trova forza e incoraggiamento nelle parole di perdono che Gesù pronuncia dalla croce.
La sezione delle offese è stata organizzata da Luca in ordine crescente: prima Gesù è offeso dai capi, poi dai soldati, poi preso pesantemente in giro dai crocifissori, da ultimo anche il cattivo ladrone lo offende. Il male dell’offesa a Gesù, iniziato in alto, dà scandalo e giunge a coinvolgere tutti. Ma proprio a questo punto il buon ladrone, figura emblematica di uno dei ”Piccoli del vangelo”, a cui Gesù fa spesso riferimento, mostra l’efficacia della salvezza portata da Gesù e della sua grazia operante fino dalla croce. Le sue parole diventano in questo contesto un modello per il discepolo, che è invitato a ripeterle per ottenere al pari suo il perdono e la salvezza. In Lui Gesù realizza, in un piano del tutto diverso, ciò che il primo ladrone lo sfidava a fare: «Salva te stesso ed anche noi» (Lc 23,39).
Nelle conseguenze della morte di Gesù, mancando in Luca la rilevanza del tema del nuovo tempio, propria di Marco, le tenebre ed il velo lacerato diventano soprattutto segni di lutto.
A differenza di Matteo e Marco, Luca non ripete sul Calvario che Gesù è figlio di Dio, ma lo mostra con forza attraverso il suo atteggiamento di abbandono, veramente filiale, che trova il suo culmine nella citazione del salmo 31 (Lc 23,46); Gesù ci è ancora di esempio morendo sulla croce con la parola “Padre” sulle labbra.
In Luca dopo la morte di Gesù l’attenzione è tutta centrata sulle conseguenze interiori che porta nel cuore dei presenti e che di conseguenza deve portare nel cuore dei discepoli; ecco perché egli conclude suggerendo un atteggiamento di contemplazione e insistendo sull’efficacia della croce per la conversione dei cuori (cfr Lc 23,48s).
In Luca tutto il racconto della sepoltura, dopo il crescendo della Passione, è una sospensione di ritmo in preparazione all’annuncio pasquale. È un invito a fare silenzio in noi per prepararci ad accogliere l’inno della gioia pasquale.

+Nazzareno, vescovo

(Testo tratto da: Nazzareno Marconi, Verso la Pasqua 2016)

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments