Anche in questi giorni di angoscia e dolore, per quanto accaduto a Bruxelles e ancor prima ad Ankara, Parigi, nei cieli del Sinai…, con atti terroristici che sconvolgono la vita di tante persone, e ancora perfino il giorno di Pasqua a Lahore in Pakistan, sono convinto che non bisogna mai disperare neppure di fronte alle più assurde atrocità. Bisogna aver chiaro, soprattutto, che alla radice di ogni evento c’è sempre una libera scelta di uomini, mossa da una stratificazione di esperienze umane, sociali e culturali, «educative e di costume» – come scrive Aldo Moro nel breve testo che riporto di seguito (datato, ma particolarmente attuale), già pubblicato nel 1945 su «Studium» (n.10, p. 290), la rivista dei Laureati cattolici, voluta da Giovanni Battista Montini – che nel respingere fermamente ogni azione di violenza aiutano a capire i fenomeni. Capire senza avallare né tanto meno condividere, ma capire nell’accezione di sapere, cogliere il senso, le origini e le implicazioni degli eventi che abbiamo dinanzi, e i possibili esiti futuri.

«Mentre la lotta armata tra i popoli è appena terminata e la pace degli spiriti è ben lontana dall’essere costruita, noi ripercorriamo attoniti e dolenti il cammino di sciagure, di odio, di miserie, di ipocrisie fatto in questi anni. Ci accorgiamo che la vita nelle sue più grandi risorse fu sperperata con una paurosa sconsideratezza. Ci accorgiamo che al furore della lotta il fragile e stanco amore degli uomini non ha resistito. Nell’oscuramento dei valori, nella provvisorietà pericolosa dei rapporti sempre minacciati dall’incomprensione e dall’odio, noi subiamo la tentazione di non saper trovare nella vita una luce di razionalità che ancora la spieghi, la indirizzi, le attribuisca valore. Siamo tentati, in una parola, dalla disperazione.

Ma noi uomini di cultura [e non solo] non possiamo disperare, perché possiamo capire. Sembrerà ben piccolo conforto questo, inefficace promessa di cose migliori, ed è invece una stupenda risorsa che non dobbiamo disperdere. Capire non è tutto, ma è tanto. Significa non farsi ingannare dalle apparenze, non attribuire ad una fatalità misteriosa quello che è colpa invece degli uomini, ritrovare la prova certa della libertà e responsabilità dello Spirito, individuare di più, con precisione, gli aspetti lacunosi ed ingiusti della nostra esperienza sociale, le deficienze, straordinariamente determinanti, dell’educazione e del costume.

Una rinascita comincia da qui, da questa comprensione attenta e spregiudicata, da questo doloroso sapere che è pur pieno di consolazione. Perché capire, vuol dire certo scoprire determinanti così remote, profonde e insidiose da far quasi disperare dinanzi all’immane lavoro da compiere. Ma vuol dire pure ridurre il problema al problema della libertà umana, riportandosi sul terreno della elevazione morale, nel quale, se siamo stati molte volte vinti e possiamo esserlo ancora, siamo stati pure qualche volta e possiamo essere ancora vincitori».

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