«Vicinanza a quanti sono stati colpiti da questo crimine vile e insensato». L’ha espressa ieri mattina, Lunedì dell’Angelo, papa Francesco dopo la recita della preghiera mariana del «Regina Coeli», ricordando che domenica «nel Pakistan centrale, la Santa Pasqua è stata insanguinata da un esecrabile attentato, che ha fatto strage di tante persone innocenti, per la maggior parte famiglie della minoranza cristiana – specialmente donne e bambini – raccolte in un parco pubblico per trascorrere nella gioia la festività pasquale».

 

Al momento, nell’attacco suicida a Lahore, si parla di oltre 60 morti e 300 feriti. Tra le vittime almeno 40 cristiani. «Invito a pregare il Signore per le numerose vittime e per i loro cari», ha detto il Papa, lanciando un «appello alle Autorità civili e a tutte le componenti sociali di quella Nazione, perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza e serenità alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili. Ripeto ancora una volta che la violenza e l’odio omicida conducono solamente al dolore e alla distruzione; il rispetto e la fraternità sono l’unica via per giungere alla pace. La Pasqua del Signore susciti in noi, in modo ancora più forte, la preghiera a Dio affinché si fermino le mani dei violenti, che seminano terrore e morte, e nel mondo possano regnare l’amore, la giustizia e la riconciliazione».

«La violenza e l’odio omicida conducono solamente al dolore e alla distruzione: il rispetto e la fraternità sono l’unica via per giungere alla pace»

«La strage orribile di decine di innocenti nel parco di Lahore getta un’ombra di tristezza e di angoscia sulla festa di Pasqua». È quanto ha sottolineato, inoltre, a caldo, padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, in una nota a commento del terribile attentato. «Ancora una volta l’odio omicida – constata Lombardi – infierisce vilmente sulle persone più indifese. Insieme al Papa, che è stato informato – assicura Lombardi – preghiamo per le vittime, siamo vicini ai feriti, alle famiglie colpite, al loro immenso dolore, ai membri delle minoranze cristiane ancora una volta colpite dalla violenza fanatica, all’intero popolo pakistano ferito. Come il Papa – prosegue la nota della Sala Stampa – ha affermato ieri mattina, nonostante il permanere di queste manifestazioni orribili di odio, il Signore crocifisso per noi e risorto continua a darci il coraggio e la speranza necessari per costruire strade di compassione, di solidarietà con i sofferenti, di dialogo, di giustizia, di riconciliazione e di pace».

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Ad esprimere vicinanza alle vittime dell’attentato, avvenuto domenica nel capoluogo della provincia pachistana del Punjab, è stato anche monsignor Sebastian Francis Shah, arcivescovo di Lahore, che ad Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) ha dichiarato: «Ho visitato ogni letto, e ogni vittima di qualsiasi fede. È stato davvero difficile, perché ho visto tanti bambini di appena 4 o 5 anni, cristiani e musulmani, feriti o uccisi da questo terribile attacco».

«Dopo l’attentato dello scorso anno alle due Chiese cristiane nel quartiere di Youhanabad – spiega ancora Shah – temevamo che potesse verificarsi un attacco e per questo il governo ci aveva fornito tutte le misure di sicurezza necessarie per proteggere le Chiese, ma nessuno aveva pensato al parco». Nel pomeriggio di Sabato santo – si legge nel comunicato della fondazione pontificia – le autorità locali avevano anche indetto un briefing per concordare le necessarie misure di sicurezza. «Ai miei fedeli – conclude l’arcivescovo di Lahore – ho detto di non perdere la speranza, perché anche se affrontiamo un periodo di grave difficoltà, dobbiamo imparare a rialzarci così come Cristo ha saputo rialzarsi pur portando la croce. E così noi, pur portando la nostra croce dobbiamo riuscire ad andare avanti. Perché Dio è e sarà sempre con noi».

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