Libri, giornali e film d’ogni epoca narrano le storie vissute dagli uomini sulle montagne. Riportare i loro nomi sarebbe facile ma, allo stesso tempo, sarebbe un torto per quanti “vivono” la montagna ogni giorno, per loro stessi e non per la fama, o la volontà di raggiungere chissà quale cima e superare quali imprese. Da 70 anni, il Club Alpino Italiano di Macerata rappresenta la memoria storica, appunto, di una passione senza confini ma solo altezze.

Intervistato da Roberta Foresi per Radio Nuova Macerata, Bruno Olivieri, presidente del Cai di Macerata, traccia il resoconto delle attività di questa importante realtà “globale”, in vista dell’Assemblea annuale dei soci di domani, giovedì 31 marzo. A partire dalle ore 21, infatti, nella sede di via Bartolini, i soci sono chiamati al voto per il bilancio consuntivo 2015 e preventivo 2016, al rinnovo delle cariche del Consiglio direttivo e all’ampliamento dello stesso da 5 a 7 membri.

«Il termine “storico” si addice bene al Cai di Macerata – ha affermato Olivieri -, visto che proprio quest’anno cade il 70° anniversario dalla sua fondazione (1946-2016), per una realtà presente nel territorio nazionale dal 1863. Essere socio Cai non vuol dire soltanto condividere un’attività ludico-sportiva – ha aggiunto -, ma essere appassionati della montagna a 360° gradi, nel rispetto dell’ambiente montano e godendo del piacere della cultura stessa della montagna».

Bruno Olivieri in tenuta escursionistica
Il presidente del Cai Macerata Bruno Olivieri in tenuta da montagna

Anche alla luce dei recenti fatti di cronaca che hanno visto perdere la vita il giovane maceratese Matteo Mari, sui Monti Sibillini, oltre che dei numeri delle tragedie che coinvolgono le ogni anno montagne italiane, tra i temi trattati da Olivieri anche quello importantissimo della sicurezza: «Questa tematica è composta da parametri oggettivi, con rischi legati al contesto ambientale, e soggettivi, le caratteristiche psicofisiche della persona. Attraverso i nostri corsi, di natura culturale e tecnica, cerchiamo di formare gli iscritti anche su questi aspetti dai quali non possiamo prescindere. Ci ripetiamo spesso: “Attenzione la montagna non sa che siamo esperti”. Questa frase – ha detto ancora Olivieri – racchiude lo spirito con cui il Cai affronta e prepara ogni sua attività».

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