Giuseppe Spoglia, un musicista nella Roma del XVII secolo

Paolo Paoloni presenta il 2 aprile, alle ore 17, alla Biblioteca Filelfica, l'opera dedicata al tolentinate

La Biblioteca Filelfica di Tolentino

Nella Roma del Seicento, un musicista tolentinate iniziava a farsi conoscere nel suo campo, pur rappresentando anch’esso un esempio di quella “diaspora” che stava affliggendo il territorio marchigiano verso la futura Capitale e in Europa. Giuseppe Spoglia, tuttavia, sarebbe caduto forse definitivamente nel dimenticatoio se Paolo Paoloni non avesse insistito in una ricerca che, ad oggi, 3 libri dedicati alla musica. Il volume in oggetto, “Giuseppe Spoglia, un musicista tolentinate nella Roma del XVII secolo”, sarà presentato sabato 2 aprile, alle ore 17, presso l’Auditorium della Biblioteca Filelfica di Tolentino. Intervistato per Emmausonline, Paoloni anticipa alcuni contenuti del libro.

Giuseppe Spoglia (2)Professor Paoloni, da dove ha origine la sua passione per la ricerca e, in particolare, la sua predilizione verso i musicisti marchigiani?
Ormai vent’anni fa, realizzai la mia tesi di Laurea sull’antichità cristiana di Tolentino, oggi si direbbe sul “Tardo Antico”. Un lavoro che fu poi pubblicato a cura del Vaticano e ebbe una certa rilevanza, tanto da meritare l’attenzione del Premio Salimbeni. Dopo aver lasciato l’archeologia, tra il 2005 e il 2009 mi sono invece dedicato alla tradizione musicale svolta all’interno della Basilica di San Nicola. Ne sono derivati due volumi, tanto era cospicuo il materiale archiviato, e nel giro di pochi anni sono riuscito a pubblicare documenti riguardanti sei-sette secoli. Da questi, oltre che dalle indagini compiute tra Tolentino, Roma e Venezia, è emerso il nome di Giuseppe Spoglia, ignoto ai repertori musicali ma non del tutto agli studiosi.

Tuttavia, lei non è propriamente un musicista…
Posso considerarmi un musicista mancato. Appena diplomato, ero già un cantore di una cappella di Tolentino, mentre in seguito sono stato corista per 12 anni allo Sferisterio di Macerata. In procinto di iniziare il conservatorio, mi erano state riconosciute da un professore di Ferrara delle discrete doti di baritono, ho dovuto abbandonare questa volontà, non riuscendo a proseguire, contemporaneamente, la carriera universitaria in Lettere Classiche e gli studi musicali.

Di quante e quali parti è composto il volume?
Si tratta di un’opera realizzata a sei mani che posso dividere, per facilità, in tre parti. Quella introduttiva è stata curata dal titolare della cattedra di Storia della Musica al Conservatorio “Pergolesi” di Fermo, il professor Paolo Peretti, il quale ha compiuto una panoramica a livello regionale sulla “diaspora” che ha coinvolto i musicisti marchigiani tra il Seicento e il Settecento. La parte centrale è dedicata alla biografia di Giuseppe Spoglia, mentre quella finale tratta gli aspetti prettamente musicali. Se ne è occupato il M° Nicola Procaccini, ventenne già diplomato in clavicembalo e organo (ora ad Amburgo per un master di perfezionamento). Infine, nel libro è possibile trovare anche tutta la trascrizione moderna delle opere conosciuta di Giuseppe Spoglia.

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