“Social six”: un bel sorriso facilita davvero le relazioni?

I “six” in questione altro non sono che i sei denti dell’arcata anteriore della bocca (4 incisivi e 2 canini)

Sorridere è importante. E anche se non sempre sarà possibile esibirne uno “a trentadue denti”, un bel sorriso, sincero e cordiale, in genere, facilita le relazioni col prossimo. Beh, vuoi vedere che se ne sono accorti anche i dentisti? Già, perché da qualche tempo – soprattutto sulla rete e nei convegni specializzati – impazza la pubblicità di specifici trattamenti odontoiatrici che ricadono nella categoria dei cosiddetti “social six”. Di primo acchito, la denominazione potrebbe far pensare ad un sestetto di musicisti cubani. Ma non è così.

I “six” in questione altro non sono che i sei denti dell’arcata anteriore della bocca (4 incisivi e 2 canini). E l’intervento correttivo che porta al loro riallineamento è detto appunto “social six”, proprio perché si tratta di agire su quella parte di noi – in questo caso, del nostro viso – che più di altre costituisce una sorta di “interfaccia sociale” che ci collega col resto dell’umanità. Come dire: cura di avere un sorriso “very cool” e… il successo della tua socialità è a portata di mano. D’altra parte, i tecnici del settore odontoiatrico stanno propagandando con entusiasmo questo tipo d’intervento, sia perché il prodotto “vende bene”, dati i costi contenuti (per la ridotta estensione dell’area trattata), sia perché – a detta loro – esso non rappresenta un trattamento puramente estetico, bensì un vero “toccasana” per la salute dentale.

Un corretto allineamento dei denti anteriori, infatti, oltre a facilitare l’igiene orale, riveste un ruolo importante nel determinare una corretta anatomia dei tessuti di supporto (tessuti molli e osso alveolare). Sarà pure vero. Ma quest’approccio odontoiatrico lascia comunque uno strano “retrogusto”. La sensazione prevalente, infatti, è che l’accento sia troppo spostato sul versante dell’immagine, dell’apparire. E che – cosa ancor più inquietante – esso corrisponda tout court alla nostra capacità di socializzare.

Sia ben chiaro, non vogliamo certo negare l’innegabile beneficio di un trattamento correttivo – laddove ve ne sia la necessità – dei famigerati “six”, che sono pur sempre denti, con lo stesso diritto degli altri dieci compagni d’arcata di essere curati e tirati a lucido. Quello che lascia un po’ perplessi, piuttosto, è l’idea di dare preminenza – in assenza di risorse economiche sufficienti – al trattamento di una porzione dentaria ridotta – e forse non quella con maggiore importanza funzionale -, con la sottile suggestione che essa sarebbe determinante nel farci apparire socialmente “appetibili”. In pratica, è un po’ come dire: se non possiedi abbastanza risorse per curare il tuo completo benessere (dentale e non), accontentati almeno di ciò che ti fa apparire sano e felice agli occhi degli altri. In una logica di mercato, è senz’altro un’ottima soluzione. Ma non sarà una visione troppo riduttiva?

Perché ad essere “social”, nel senso pieno del termine, non sono né i nostri denti, né il nostro sorriso, bensì la persona nella sua interezza, nella profondità del suo essere, nella ricchezza delle sue espressioni. È vero, si dirà, ma in concreto le cure costano! Giusto. Ma allora, non sarebbe meglio provare a sviluppare nuovi meccanismi di sovvenzione pubblica e privata, maggiormente accessibili alla maggior parte della popolazione, per permettere a ciascuno di poter accedere alle cure di cui ha veramente bisogno? Una buona socialità ha come condizione previa la consapevole esperienza di vivere in armonia con se stessi, nella globalità della propria persona, a cominciare dalla cura equilibrata della propria salute. E non soltanto dei simpatici e scintillanti “six”. O no?

Maurizio Calipari

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