Conoscere il Kenya: una mostra fotografica sul lago Turkana

Intervista a Giulia Falchi, curatrice dell'esposizione fotografica di Luigi Trentani a palazzo Parisani-Bezzi

A Tolentino, presso palazzo Parisani-Bezzi e fino a domenica 8 maggio, si può visitare la mostra “Lago Turkana: specchio e umanità” curata da Giulia Falchi, in cui sono esposte le opere realizzate dal fotografo Luigi Trentani, oltre a oggetti di vita quotidiana come lance, armi da taglio, collane, bracciali, cuscini, unghie e denti di leoni. Alla Falchi abbiamo chiesto di spiegarci la genesi della mostra.

Da cosa nasce l’esposizione?
L’idea di allestire la mostra ha preso origine durante il volo di ritorno Nairobi-Milano. È difficile spiegare cosa si prova dover lasciare una terra come il nord del Kenya: hai la consapevolezza di esserti arricchito, di aver ricevuto di più di ciò che hai dato e di voler condividere l’energia che la comunità di Loiyangalani ti ha trasmesso. Volevo sensibilizzare Tolentino alla tematica della cooperazione, portando una testimonianza reale con foto e oggetti di vita quotidiana e soprattutto fargli conoscere una nuova realtà. Spesso, quando si pensa al Kenya si immaginano le belle spiagge di Malindi e i “Safari Tour”: tutto questo riguarda soltanto il Sud del Kenya, la situazione nel Nord è ben altra.

Perché proprio il lago Turkana?
Grazie alla onlus “Amici della Fildis” mi sono recata nel distretto Loiyangalani per monitorare lo svolgimento dei progetti di cooperazione decentrata. Dal 2005, la ong pavese opera a Loiyangalani, un oasi collocata all’estremo sud del Lago Turkana, diventata distretti nel 2010. È una regione semi-arida con un tasso di povertà superiore al 90% e un analfabetismo pari all’85%, considerata la più povera del Kenya. La malnutrizione è un fenomeno comune tra bambini e adulti e la pastorizia (attività economica principale) sta diminuendo a causa dell’impoverimento del terreno. Le aree limitrofe sono molto importanti dal punto di vista paesaggistico e archeologico, per questo si sta cercando di sviluppare piccoli commerci dediti anche al turismo e potenziare il tradizionale Turkana Cultural Festival.

In cosa consiste il progetto?
Le prime iniziative hanno riguardato le donne ed il miglioramento della loro situazione. Il primo gruppo con cui ha collaborato è stata l’associazione “El Mosaretu”, costituito negli anni ‘90 con l’obiettivo di unire pacificamente donne provenienti dalle comunità di El Molo, Samburu, Rendile e Turkana. In seguito, la collaborazione si è estesa ad altri gruppi: Kifaru e Merissa. Tutte le organizzazioni, tramite il supporto della ong, hanno iniziato incontri di alfabetizzazione e attività di micro credito permettendo alle donne di continuare la gestione di “camping turistici”. Nel 2014 è emerso il bisogno di un programma educativo che potesse dotare l’intera comunità di competenze professionali con una buona formazione pratica. Nel 2015 si è costituito il “Steering Committee of Loiyangalani Community”, che è un organo autonomo che, in rappresentanza della comunità locale, fa da tramite tra la ong e la Contea di Marsabit). Il Committee, in partnership con la Contea, si occuperà del management dello Yp, che sarà realizzato con l’aiuto di donatori internazionali tra cui “Amici della Fildis” ed altri.

Quali difficoltà hai incontrato?
Confrontarsi con una comunità con tradizioni e stile di vita completamente diversi dai tuoi non è mai semplice e richiede un enorme adattamento. Oltre all’assenza di elettricità (il ritmo della giornata è scandito dal sole), la difficoltà principale è stata dover collaborare con gente per lo più analfabeta. È stato uno shock dover dir loro di porre una croce vicino al nome anziché una firma. Quest’esperienza, mi ha convinto ancora di più dell’importanza dell’istruzione e della costruzione dello Yp. La seconda difficoltà è stata l’acqua: causa principale della povertà di Loiyangalani è la mancanza di fontane/pozzi da cui prendere acqua potabile. Il dover dipendere da 2 o 3 bottiglie di plastica al giorno a 40 gradi non è semplice, la loro acqua è piena di batteri, quindi imbevibile.

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