Da Claudio Ranieri a Bruno Battista: lo sport sul piano morale

Come far comprendere ai giovani il giusto peso della vittoria e della sconfitta?

Don Gennaro Matino, ha conosciuto l’uomo del momento in un momento di sconforto, agli inizi degli anni Novanta. Un secolo fa, sportivamente parlando. Tifosissimo del Napoli, il sacerdote sembra comunque l’unico capace di tracciare il profilo umano di mister Claudio Ranieri. L’allenatore vincitore del campionato più ricco del mondo, economicamente parlando, la Premier League, alla guida di una “provinciale” inglese, il Leicester City. Ranieri è riuscito a «spostare la discussione su un altro piano, quello etico e morale, e di farlo all’età di sessantacinque anni», dice don Gennaro, elogiandone il carattere, l’organizzazione e il lavoro.

La vittoria di Ranieri è la capacità di spostare la discussione sul pianto etico e morale

Poche ore prima, tuttavia, nel mondo virtuale dei social network si era diffuso, in modo virale, un video che nulla c’entra con l’avventura degli uomini di Ranieri. Pugni e calci (ma non a un pallone) sono stati, infatti, gli sciagurati protagonisti, a Roma, di una partita del campionato Allievi tra Albalonga e Tor Sapienza. Ragazzi con età compresa tra i 14 e i 16 anni che, al fischio finale, hanno segnato il loro destino sportivo picchiandosi, tanto da far intervenire le Forze dell’Ordine. Rispetto a ciò l’aplomb di Ranieri appare davvero di un altro universo. Eppure anche per quei giovani c’è ancora la speranza di cancellare, se non dal web almeno dal proprio animo, quei malaugurati minuti finali, sostenuti da figure di riferimento che possano aiutarli a recuperare un’educazione sportiva.

I fatti di Roma ribadiscono l’importanza di un’educazione sportiva per i giovani

Bruno Battista
Bruno Battista

«Claudio è un uomo buono che raccoglie il giusto premio», sottolinea ancora don Gennario. Lo dice con fierezza, rimarcando la necessità di tali esempi proprio in quella provincia simbolica tornata protagonista. Anche il nostro territorio ha collezionato “vittore” simili, dall’alto spessore umano: si pensi, tra i tanti, al compianto tecnico del settore giovanile Bruno Battista, ricordato dalla società Robur in un “memorial” a lui dedicato e promosso, il 25 aprile scorso, presso la struttura salesiana di Macerata. «Perdere – quando gli avversari sono più bravi di noi – è una lezione di vita e di cultura sportiva che serve a crescere i ragazzi con il concetto di rispetto per tutti gli avversari, quelli più bravi ma anche quelli che lo sono di meno», affermava alcuni anni fa. Compito dell’allenatore è, infatti, quello di riuscire a far capire ai propria atleti «il giusto valore da attribuire alla “vittoria ed alla sconfitta», momenti che «si ripresenteranno anche nella vita di tutti i giorni, anche quando i ragazzi diventeranno grandi».

Bisogna tornare ad attribuire il giusto valore alla vittoria e alla sconfitta

C’è, dunque, un filo sottile che lega tutti gli educatori degli oratori o dei campi di periferia al successo ottenuto da Claudio Ranieri, alla vicenda degli Allievi di Roma e al pragmatico buon senso di Bruno Battista: come spiegare ai tanti giovani che oggi torneranno in un campo di calcio cosa è accaduto, quali sono le differenze tra gli esempi possibili e come superare i problemi che, inevitabilmente, dovranno affrontare nella loro crescita? Probabilmente, citando ancora don Gennaro, la strada da compiere è proprio quella di farlo su un altro “piano”, troppo spesso sottovalutato, quello dell’educazione, dell’etica e della morale. Nello sport come nella vita. Da bambini come da adulti.

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